Bauhinia semibifida

Famiglia : Leguminosae

Testo © Pietro Puccio

La specie è originaria del Brunei, Filippine, India, Indonesia, Kalimantan, Malaysia Peninsulare, Sabah, Sarawak, Singapore, Sulawesi e Sumatra dove vive nelle foreste ai margini delle radure o arrampicata sugli alberi fino a coprirne la cima, dal livello del mare ad altitudini collinari.

Il genere è dedicato ai fratelli Jean (1541–1613) e Gaspard (1560–1624) Bauhin, botanici svizzeri, per le foglie bilobate; il nome specifico è la combinazione del prefisso latino “semi-” = metà e l’aggettivo “bifidus, a, um” = bifido, con riferimento alla forma della foglia.

Nomi comuni: akar tempela, andor si bola, andor sibola ringring, daun bedaub, daup-daup, kaba (Borneo).

La Bauhinia semibifida Roxb. (1832) è un arbusto sarmentoso perenne sempreverde, piuttosto variabile, che può superare 9 m di lunghezza, con fusti che alla base possono raggiungere 10-15 cm di diametro, provvisto di cirri semplici, legnosi e persistenti, con cui si ancora ai supporti; i rami giovani sono ricoperti da un tomento ferrugineo. Le foglie, su un picciolo lungo 2-5 cm, sono alterne, bilobate con lobi oblungo-lineari con apice ottuso, lunghe 5-10 cm e larghe 4-8 cm, di colore aranciato quando giovani, poi verde superiormente, grigio verde inferiormente con un fine tomento bruno-arancio alla base e lungo le nervature.

Le infiorescenze, su un peduncolo lungo circa 4 cm, sono racemi terminali eretti, lunghi fino a 20 cm, portanti numerosi fiori ermafroditi bianchi tendenti al giallo pallido, odorosi, che si aprono in successione a partire dal basso.

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La Bauhinia semibifida è una specie sarmentosa sempreverde dell’Asia tropicale con solidi cirri e fusti legnosi che possono raggiungere i 9 m di lunghezza e 10-15 cm di diametro alla base. I fiori hanno una apertura alla base dello stilo, ben visibile nell’ingrandimento a destra, che offre ospitalità a numerose formiche, felici di trovare al tempo stesso il nutrimento e un riparo. Le radici polverizzate sono utilizzate nella medicina tradizionale di alcune popolazioni per alleviare la fatica © Giuseppe Mazza

Calice tubolare dilatato alla base, lungo 0,6-1 cm, con 5 lobi oblungo-lineari, retroflessi, caduchi, di 2-2,5 cm di lunghezza e 0,4 cm di larghezza, corolla formata da 5 petali oblunghi unguicolati (petali con la base lungamente ristretta simile ad uno stelo), lunghi circa 2,5 cm e larghi 1-1,5 cm, 3 filamenti fertili, bianchi, lunghi 2,5-3 cm, con antere oblunghe di 1,2 cm di lunghezza, e due sterili piccoli e filiformi, stilo robusto con stigma peltato discoide di circa 0,6 cm di diametro; peduncolo, rachide, piccioli e superficie esterna del calice sono ricoperti da un tomento color ruggine.

I fiori hanno una apertura alla base dello stilo che da ospitalità a numerose formiche. I frutti, prodotti raramente, sono legumi oblunghi di colore bruno, di 10-20 cm di lunghezza e 3-4 cm di larghezza, deiscenti in maniera esplosiva, con 4-6 semi tondeggianti, piatti, di circa 1,2 cm di diametro. Si riproduce per seme, preventivamente tenuto in acqua tiepida per due giorni, in terriccio organico aerato e drenante mantenuto umido alla temperatura di 22–24°C, per talea e margotta. Specie molto diffusa nelle aree di origine, ma poco conosciuta altrove, nonostante le indubbie caratteristiche ornamentali del fogliame e delle infiorescenze di lunga durata. Utilizzabile nelle zone a clima tropicale e subtropicale con temperature e umidità elevate e costanti tutto l’anno, in pieno sole e su suoli ben drenati e fertili, per ricoprire recinzioni, tralicci e pergole, con regolari potature per mantenere un portamento compatto. Coltivabile anche in capienti contenitori, in terriccio organico con aggiunta di sabbia silicea o agriperlite per un 30%, per essere riparata nei climi meno favorevoli in serre o giardini d’inverno in posizione molto luminosa, con valori minimi di temperatura non inferiori a 15 °C. Le innaffiature devono essere regolari, ma senza ristagni, e le concimazioni, in primavera-estate, effettuate con prodotti bilanciati con microelementi.

Le radici polverizzate sono utilizzate nella medicina tradizionale di alcune popolazioni per alleviare la fatica.

Sinonimi: Bauhinia borneensis Merr. (1916); Phanera semibifida (Roxb.) Benth. (1852); Phanera sumatrana Miq.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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