Begonia × tuberhybrida

Famiglia : Begoniaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Begonia × tuberhybrida nasce dall’incrocio di specie a radici tuberose native della Bolivia, Argentina e Perù © Giuseppe Mazza

Le Begonia × tuberhybrida Voss (1894) sono ibridi di origine orticola ( B. boliviensis × B. pearcei × B. veitchii ) di specie a radici tuberose originarie di zone montane della Bolivia, Argentina nordoccidentale e Perù caratterizzate da temperature diurne moderate e notturne fresche senza brusche variazioni.

Il genere è dedicato al naturalista e collezionista francese Michel Begon (1638-1710), che fu governatore del Canada e delle colonie francesi nei Caraibi; il nome dell’ibrido è la combinazione dei termini latini “tuber” = protuberanza, gobba, e “hibrida” = ibrido, con riferimento alle radici tuberose.

Nomi comuni: “hybrid tuberous begonia”, “tuberous begonia” (inglese); “bégonia tubéreux” (francese); “begonia tuberosa” (italiano); “begônia de flor grande”, “begônia tuberosa” (portoghese); “begonia tuberosa” (spagnolo); “knollenbegonie” (tedesco).

Piante erbacee tuberose perenni, alte 20-60cm, con portamento eretto o ricadente, presentano foglie semplici, alterne, cordate, dai margini lobati o dentati ed apice appuntito, lunghe 5-15 cm, di colore verde o verde con sfumature bronzee.

Le infiorescenze sono bisessuali costituite da un fiore maschile doppio, vistoso, del diametro fino a 15 cm, e due fiori femminili semplici più piccoli ai lati (che solitamente in coltivazione vengono eliminati, se non interessa la produzione di semi, a favore di quelli maschili) in una grande varietà di forme e colori, escluso il blu.

Questi ibridi sono longidiurni (fioriscono quando la luce del giorno supera le dodici ore) e vanno in dormienza nel periodo invernale.

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Pianta dall’enorme successo orticolo, coltivabile, con qualche attenzione, praticamente in qualsiasi clima © Giuseppe Mazza

Si riproducono per seme e per talea in primavera, che formerà un tubero l’anno successivo; i tuberi possono essere divisi in modo che ciascuna parte abbia almeno una gemma, il taglio va cosparso di fungicida per prevenire marciumi e si lascia asciugare per alcuni giorni prima di metterli a dimora.

Ibridi di cui esiste una grande varietà di forme e colori adatti sia per realizzare aiuole fiorite e bordure che ad essere coltivati in vaso o in canestri sospesi, per quelli a portamento ricadente.

Coltivabili praticamente in qualsiasi clima, andando a riposo nel periodo invernale, avendo cura di togliere i tuberi dal terreno, quando nel tardo autunno hanno perso la parte aerea, e conservarli, dopo aver tolto radici, residui di vegetazione e di terriccio, al buio in un materiale inerte ed asciutto a temperatura intorno a 10-15°C.

A fine inverno si collocano con la parte concava rivolta verso l’alto ad una profondità pari a circa lo spessore del tubero in un substrato poroso, ben drenato, tendenzialmente acido e ricco di sostanza organica.

Nei climi tropicali e subtropicali possono essere lasciati a dimora purché nel periodo di dormienza il terreno rimanga asciutto.

Durante il periodo vegetativo richiedono leggera ombreggiatura o sole filtrato in luogo fresco e moderatamente umido, non sopportando sia elevate temperature che umidità stagnante, come pure aria troppo secca.

Le innaffiature devono essere regolari per mantenere il substrato umido, ma senza pericolosi ristagni, come pure le concimazioni, tenendo però presente che un loro eccesso può causare la caduta dei boccioli. Può essere necessario predisporre opportuni sostegni per sostenere i pesanti fiori negli ibridi a portamento eretto.

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Sono ibridi longidiurni, che fioriscono solo quando la luce del giorno supera le dodici ore, e vanno in dormienza nel periodo invernale © Giuseppe Mazza

 

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