Bitis gabonica

Famiglia : Viperidae

 

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Testo © Dr. Gianni Olivo

 

 

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La Bitis gabonica può raggiungere i 2 m, con una circonferenza di 40 cm e 10 gk di peso a digiuno © Mazza

Il nome generico di Vipera del Gabon ( Bitis gabonica ) Duméril, Bibron & Duméril, 1854, si riferisce al più grande viperide africano, che conta due sottospecie: la Vipera del Gabon comune ( Bitis gabonica gabonica ) e la Vipera rinoceronte del Gabon ( Bitis gabonica rhinoceros ).

Le differenze tra queste non sono vistose, ma la presenza, nella Bitis gabonica rhinoceros di una sorta di “corna” all’apice del muso, è altamente caratteristica.

L’altra differenza fondamentale è la distribuzione geografica: la Vipera del Gabon comune ( Bitis gabonica gabonica ) ha areale di distribuzione molto più vasto, che comprende le zone di foresta della fascia costiera del golfo di Guinea, tutto il bacino del Congo, la Repubblica del Congo e il Congo Brazzaville, oltre al Gabon, ovviamente, spingendosi ad Est lungo la parte meridionale della Repubblica centroafricana fino al Sud del Sudan e più a sud nella zona dei grandi laghi e fino allo Zambia. Vi sono poi alcune enclavi isolate, tra cui una in Tanzania (parte meridionale), due in Mozambico (Monti Chimanimani e zona costiera del Sud), una piccola zona in Zimbabwe (Monti Chimanimani) ed infine Sudafrica, dove è presente solo in zone forestate e di piantagione dello Zululand. La Vipera rinoceronte del Gabon ( Bitis gabonica rhinoceros ) è limitata, invece, a poche zone dell’Africa occidentale (Guinea, Ghana, Togo).

In entrambi i casi si tratta di una vipera massiccia, con grande testa triangolare, distinta dal corpo, che raggiunge dimensioni incredibili. All’apice del muso vi sono due modesti rilievi arrotondati che nella sottospecie rhinoceros sono più rilevati ed evidenti, le narici sono aperte in alto ed in fuori e l’occhio ha pupilla verticale.

Il corpo, che negli esemplari dell’Africa equatoriale può arrivare a due metri e pesare 8 o 10 Kg a digiuno (le femmine sono più grandi dei maschi), raggiunge circonferenze considerevoli, fino a 40 cm ed oltre (un esemplare di 170 cm pesava, a stomaco vuoto, oltre 8 kg, con circonferenza di 37 cm) e conferisce all’insieme un aspetto pesante e tozzo. Gli esemplari di altre zone, ad esempio dello Zululand, sono più piccoli (media 120-130 cm), ma piccolo è comunque un termine non proprio esatto, perché si tratta pur sempre di viperidi imponenti.

Le squame, a metà lunghezza del corpo, sono disposte in 28-40 linee e sono carenate.

L’unico serpente con cui la vipera del Gabon potrebbe essere confuso è la Vipera nasicorne ( Bitis nasicornis ), che è però più piccola e con colorazione differente.

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La sua spettacolare e mimetica colorazione ricorda i tappeti persiani © Giuseppe Mazza

La colorazione è tra le più belle del regno animale e la fa assomigliare ad un tappeto persiano: una serie di disegni geometrici spiccano su di un fondo che può essere di una varietà di tinte dal crema al color castagna al beige al marrone e fino al rosso-mattone.

Lungo il dorso spicca una serie di disegni rettangolari, generalmente chiari, col- legati tra loro da disegni scuri a clessidra, mentre sui lati vi sono disegni triangolari ad apice superiore.

La testa è beige superiormente, con una linea scura che, come una scriminatura, la percorre longitudinalmente, mentre lateralmente spicca una macchia scura triangolare, il cui apice spesso coincide con l’occhio, che è color arancio oppure grigio metallico, con pupilla verticale.

L’habitat preferito è la foresta o le zone di vegetazione fitta, ed anche le piantagioni e la livrea, per quanto elegante ed apparentemente variopinta, mimetizza il rettile alla perfezione tra le foglie morte del sottobosco.

Si tratta di un serpente apparentemente torpido e pigro, ma in realtà la sua tecnica di caccia si basa proprio sull’immobilità e sul mimetismo che fanno si che la preda, ignara, passi a tiro.

Quando morde, il movimento della testa è rapidissimo, la bocca si spalanca quasi a 180 gradi, le zanne velenifere, le più lunghe del regno dei serpenti, lunghe, negli esemplari più grandi, fino a 55 mm, si protendono quasi orizzontalmente in avanti e si conficcano a fondo nel corpo della preda, inoculando il veleno.

Poi, generalmente, la vipera rilascia la preda, che percorre poca strada prima di soccombere.

Utilizzando la lingua bifida e gli organi di Jacobson, il serpente traccia la preda, la localizza ed inizia ad ingerirla dalla testa.

Il veleno, citotossico, non ha solo la funzione di uccidere la preda, ma inizia praticamente a digerirla prima ancora che venga inghiottita, perché i potenti enzimi iniziano a disgregarne i tessuti molto in fretta e ciò ne facilita la digestione, una volta ingerita, da parte dei potenti succhi gastrici. Gli esemplari più grandi possono cacciare e mangiare grossi animali, come scimmie, manguste, genette e persino piccole antilopi, come l’antilope reale.

La riproduzione è ovovivipara ed in certi casi possono essere partoriti fino a 60 piccoli in una volta, che misurano, alla nascita, 25-30 cm, e pesano da 25 a 45 grammi l’uno. La femmina partorisce ad intervalli di due o tre anni ma, evidentemente, la scarsa frequenza è compensata dal numero, anche se la mortalità infantile è elevata.

La locomozione normale di questo serpente, al pari di alcuni altri viperidi tozzi e pesanti (es. vipera soffiante) e del pitone, è quella detta “da bruco” o caterpillar-like.

Il serpente procede lentamente ed in linea retta, con contrazioni dei muscoli ventrali, lasciando una traccia rettilinea. Tuttavia, se spaventata o di fretta, procede con i classici movimenti serpeggianti, lasciando una traccia ondulata.

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La Bitis gabonica rhinoceros si riconosce subito dai due caratteristici cornini sul muso © Gianni Olivo

Il comportamento nei confronti dell’uomo è sorprendentemente placido e raramente morde, a meno che non le si posi un piede sopra o la si importuni seriamente.

I morsi sono quindi rari, ma un eventuale morso di tale viperide è un’emergenza drammatica.

Il veleno può venire inoculato in dosi fino a 600 mg ma addirittura è riportata una quantità di 2,5 grammi ricavati da una singola “mungitura”, e profondamente (zanne fino a 55 mm), per cui è più probabile l’inoculazione in un vaso sanguigno, eventualità che può portare al decesso in pochissimo tempo.

La dose letale per un uomo è circa 100 mg, come per la vipera soffiante, quindi si tratta di un veleno relativamente poco potente, se si fa un paragone con altri serpenti ( la dose letale del veleno del mamba nero è circa 12-14 mg), ma la quantità è più che sufficiente ad uccidere.

I veleni dei viperidi solitamente impiegano più tempo di quelli di certi elapidi a veleno neurotossico per uccidere un uomo adulto e di solito è raro che la morte avvenga in poche ore, tuttavia le alte dosi, un’eventuale iniezione in vena, un improvviso shock, una reazione anafilattica, possono causare il decesso, al limite, anche in pochi minuti.

Detto veleno è citotossico, per cui il morso è doloroso, con imponente edema, che può portare a precoce shock ipovolemico (per abbassamento brusco della pressione dovuto alla perdita di liquidi dal torrente circolatorio), seguito da necrosi e gangrene che, anche in caso di sopravvivenza, possono condurre ad amputazione di un arto.

E’ presente anche un’azione emotossica con conseguenti emorragie e, all’opposto, formazione di emboli e trombi disseminati. Altra causa di morte improvvisa e dopo poco tempo è, infatti, l’emorragia cerebrale, complicanza meno rara di quanto si creda a seguito del morso di molte specie di serpente, in particolare degli echidi, della vipera di Russel e di certi crotalidi.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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