Blighia sapida

Famiglia : Sapindaceae

Testo © Pietro Puccio

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I frutti maturi della Blighia sapida sono commestibili, ma quelli acerbi e i semi sono molto velenosi © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Africa tropicale (Benin, Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Mali, Nigeria, São Tomé e Príncipe, Senegal, Sierra Leone e Togo), dove cresce nelle foreste sia sempreverdi che semidecidue.

Il genere è dedicato al capitano inglese William Bligh (1754-1817); il nome specifico è l’aggettivo latino “sapidus, a, um” = saporito, con ovvio riferimento.

Nomi comuni: ackee, akee, akee apple (inglese); akée, arbre fricassé, fisanier, yeux de crabe (francese); castanheiro-da-África (portoghese); aki, arbol de seso, arbol del huevo, huevo vegetal, merey del diablo, palo de seso, pera roja, seso vegetal (spagnolo); akibaum (tedesco).

La Blighia sapida K.D.Koenig (1806) è un albero sempreverde, alto fino a circa 15 m, dalla corteccia liscia di colore grigiastro o bruno chiaro e folta chioma. Le foglie, su un picciolo lungo 0,5-2,5 cm, sono alterne, paripennate, lunghe fino a circa 30 cm, composte da 3-5 coppie di foglioline da oblunghe a ellittiche con margine intero o leggermente ondulato ed apice appuntito, lunghe 6-18 cm e larghe 4-8 cm, di colore verde lucido superiormente, pallido inferiormente.

Le infiorescenze sono racemi ascellari pendenti lunghi 5-18 cm con minuscoli fiori profumati, sia bisessuali che maschili sulla stessa pianta, con corolla bianca o crema a 5 petali ovato-lanceolati, lunghi 0,4 cm, villosi, e 8 stami lunghi 0,5 cm.

Il frutto è una capsula carnosa piriforme, deiscente, più o meno trilobata, lunga 7-10 cm e larga 4-5 cm, di colore giallo soffuso di rosso lucido, che a maturità si apre longitudinalmente in tre sezioni esponendo tre carnosi arilli (tessuti che avvolgono in tutto o in parte il seme) reniformi color crema, lunghi 3-4,5 cm e larghi circa 3 cm, e 1-3 semi globosi, neri e lucidi.

L’arillo, che è la parte edule, quando immaturo, è particolarmente velenoso, la sua ingestione provoca ipoglicemia acuta che può essere fatale, chiamata comunemente “vomito della Giamaica” per l’elevato numero di casi, anche letali, documentati in quest’isola, va quindi consumato quando completamente maturo; le altre parti del frutto ed in particolare i semi conservano la loro elevata tossicità anche a completa maturazione.

Si riproduce per seme, che ha una germinabilità di breve durata, con tempi di germinazione di 2-4 settimane e prima fioritura al terzo, quarto anno di età, e per talea, in terriccio sabbioso, con la prima fioritura dopo 1-2 anni. La specie è coltivata a scopo ornamentale e come albero da ombra nei paesi a clima tropicale e subtropicale, dove piante adulte possono sopportare rari, e per brevissimo periodo, abbassamenti di temperatura fino a circa -2 °C, con danneggiamento della chioma.

Richiede una esposizione in pieno sole e non è particolarmente esigente riguardo al suolo, purché ben drenato, con preferenza per quelli alcalini; può fiorire più volte nell’arco dell’anno, in genere dopo un lungo periodo di piogge. Per i suoi frutti viene coltivata quasi esclusivamente in Giamaica, dove è la pietanza nazionale e la specie si è da tempo naturalizzata, il frutto deve essere raccolto perfettamente maturo, quando naturalmente e completamente aperto e sta per staccarsi dall’albero, l’arillo privato del seme viene consumato crudo o più frequentemente cotto, fritto dopo bollitura in acqua salata o latte.

Le sostanze tossiche contenute nell’arillo immaturo sono ipoglicine (A e B) idrosolubili che vengono in gran parte neutralizzate a completa maturità e dall’esposizione alla luce; la cottura degli arilli immaturi non elimina le sostanze tossiche, mentre in quelli maturi contribuisce ad eliminarne i residui. Nei semi le sostanze tossiche sono contenute in misura maggiore che nell’arillo e permangono anche a completa maturazione, vanno quindi accuratamente eliminati per la loro elevata tossicità.

I frutti vengono utilizzati localmente in sostituzione del sapone contenendo tensioattivi (saponine).

Il legno è duro e resistente agli insetti xilofagi e viene impiegato nelle costruzioni, per mobili, casse, utensili e oggetti artigianali, localmente come legna da ardere e per la produzione di carbone. Parti della pianta sono utilizzati nella medicina tradizionale.

Sinonimi: Akeesia africana Tussac (1808); Akea solitaria Stokes (1812); Cupania akeesia Cambess. ex Spach (1834); Cupania sapida (K.D.Koenig) Oken (1841).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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