Bothus podas

Famiglia : Bothidae

 

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Testo © Giuseppe Mazza

 

 

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Una femmina di Rombo di rena ( Bothus podas ). Gli occhi sono vicini e la forma tondeggiante © Giuseppe Mazza

Il Rombo di rena ( Bothus podas - Delaroche, 1809 ), appartiene alla classe Actinopterygii, i pesci a pinne rag- giate, all’ordine Pleuronectiformes ed alla famiglia dei Bothidae.

Il nome del genere "bothus”, stando al contemporaneo Rafinesque ( 1810 ) che lo ha creato, è quello che a suo avviso Aristotele dava a questo gruppo di pesci. Ma "bothus" non sembra un nome greco, e non esiste un chiaro collegamento con Aristotele. Per contro, in più lingue europee, a partire dal 1200, si trovano le radici « bot, both, bott » per indicare dei pesci piatti, e quindi probabilmente, in buona fede, Rafinesque le ha attribuite ad Aristotele.

Il nome della specie viene dal greco “podas” = piede, con probabile riferimento alla forma dell’animale.

Zoogeografia

Il rombo di rena è presente in tutto il Mediterraneo, escluso il Mar Nero. Gli effettivi sono però scarsi sulle coste orientali dalla Libia alla Grecia. Passato lo Stretto di Gibilterra, lo troviamo solo verso sud. Costeggia l’Africa fino all’Angola, dopo aver colonizzato le Isole Azzorre, Madera, le Canarie e Capo Verde.

Ecologia-Habitat

E’ un pesce che vive in genere a pochi metri di profondità vicino alle coste, ma che specie d’inverno, quando fa freddo, può scendere a 400 m. Ama i fondali sabbiosi o ghiaiosi, su cui si posa, imitandoli alla perfezione. Un classico esempio di omocromia.

Morfofisiologia

Il rombo di rena può raggiungere i 45 cm di lunghezza, ma nel Mediterraneo supera raramente i 20 cm.

Il corpo è ovale, con entrambi gli occhi sul lato sinistro. Quelli delle femmine sono uno accanto all’altro, mentre nei maschi distano 2-2,5 volte il diametro massimo oculare, col quello sinistro in posizione avanzata, preceduto da una piccola spina. Visto dall’alto il profilo della femmina è più tondeggiante, anche per le enormi ovaie.

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Un giovane visto di lato. Si guarda intorno e poi ricostruisce colori e disegni circostanti © Giuseppe Mazza

La pinna pettorale, posta sul lato cieco, che tocca il suolo, è più piccola di quella sul lato superiore. E’ in ogni caso evidente che il movimento ondeggiante degli adulti è affidato soprattutto alla coda ed alle pinne dorsali e ventrali. I rombi di rena, nuotando, si stancano in fretta, ma passo dopo passo, con adeguate pause di riposo, riescono persino a compiere delle piccole migrazioni, per esempio verso i luoghi più idonei alla deposizione.

La bocca è piccola, con denti minuscoli, sottili ma appuntiti, disposti in 2-3 file sulle mascelle, ma non sul vomere.

Il colore del lato visibile, che non tocca il suolo, muta incredibilmente secondo la natura del fondale e gli sforzi dei cromatofori, che oltre a dilatare o contrarre i pigmenti, contengono dei cristalli di guanina, che scompongono la luce con effetti diversi secondo l’inclinazione. Gli occhi, sollevati come periscopi, guardano bene quello che c’è intorno, ed il cervello dà gli ordini necessari per ricostruire il paesaggio. Così, se l’insieme è generalmente grigio-seppia con macchie chiare e scure, queste possono cambiare di forma e colore, talora sono bluastre, talora verdastre e persino rossicce. Esistono anche individui più o meno albini, ed altri pigmentati sui due lati.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Il rombo di rena si nutre prevalentemente d’invertebrati, in genere piccoli molluschi e crostacei, ma anche di pesciolini che caccia d’agguato. Si riproduce fra maggio ed agosto. Le uova, deposte a migliaia nelle zone più propizie al nutrimento delle larve, sono planctoniche. Vanno alla deriva e schiudono entro un paio di settimane. Quando i piccoli raggiungono i 5 cm circa inizia la metamorfosi. La testa si torce mentre l’occhio destro migra sul lato sinistro ( in altre specie come le sogliole e le passere avviene l’inverso ) e scompare la vescica natatoria, presente nelle larve, ingombrante ed inutile per la vita sul fondo.

Anche se per le modeste dimensioni il rombo di rena viene pescato per caso, la specie è relativamente vulnerabile perché per raddoppiare una popolazione occorrono da 4,5 a 14 anni. Il suo indice di vulnerabilità segna attualmente 55 su una scala di 100.

Sinonimi

Bothus africanus - Nielsen, 1961; Bothus diaphanus - Rafinesque, 1814; Bothus podas africanus - Nielsen, 1961; Bothus podas maderiensis - Lowe, 1834; Bothus podas podas - Delaroche, 1809; Peloria heckelii - Cocco, 1844; Platophrys podas - Delaroche, 1809; Pleuronectes podas - Delaroche, 1809; Rhomboidichthys podas - Delaroche, 1809; Rhombus gesneri - Risso, 1827; Rhombus heterophthalmus - Bennett, 1831; Rhombus maderensis - Lowe, 1834; Rhombus serratus - Valenciennes, 1839; Solea rhomboide - Rafinesque, 1810.

 

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