Bougainvillea glabra

Famiglia : Nyctaginaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Bougainvillea glabra può essere coltivata in vari modi, ma ha bisogno del sole © Mazza

La specie è originaria del Brasile (Bahia, Minas Gerais, Parana, Rio de Janeiro, Santa Catarina e Sao Paulo), dove vive nelle foreste costiere allungando i suoi rami sugli alberi su cui si ancora con le spine ricurve.

Il genere è dedicato all’ammiraglio ed esploratore francese Louis Antoine de Bougainville (1729-1811), capo della spedizione che nel 1767 scoprì in Brasile questo nuovo genere.

Il nome specifico latino “glabra” = glabra, fa riferimento al fusto ed alle foglie.

Nomi comuni: paper flower (inglese); bougainvillée, bougainvillier (francese); buganvillea (italiano); buganvilea, cansarina, ceboleiro, flor-de-papel, juvú, pataguinha, primavera, riso do prado, roseiro, roseta, santa-rita, sempre-lustrosa, três-marias (portoghese Brasile); bogambilia, bogan- villa, bugambilia morada, bugambilia roja, buganvilla, buganvillea lisa, buganvilia, bugenvil, dania, enredadera de papel, flor de papel, flor de verano, santa rita, trinitaria, veranilla (spagnolo); drillingsblume (tedesco).

La Bougainvillea glabra Choisy (1849) è un arbusto sarmentoso sempreverde, deciduo in coltivazione nei climi più freddi o con una prolungata stagione secca, molto ramificato, con rami ricurvi o ascendenti, che possono superare i 10 m se trovano un supporto cui ancorarsi con le robuste spine ad uncino, lunghe fino a circa 1,5 cm.

Le foglie, su un picciolo lungo 1 cm, sono semplici, alterne, ovato-lanceolate con apice appuntito, lunghe 4-12 cm e larghe 3-5 cm, di colore verde intenso, glabre superiormente, leggermente pubescenti inferiormente.

Le infiorescenze sono pannocchie ascellari prodotte sui rami giovani, portanti gruppi di tre piccoli fiori verticillati (ossia inseriti sullo stesso nodo), tubolari, di colore bianco crema, circondati da tre vistose brattee petaloidi oblunghe o ellittiche, di colore porpora o magenta, lunghe 2,5-3,5 cm e larghe 2 cm.

Le brattee si mantengono inalterate per lungo tempo, per poi seccare assumendo una consistenza cartacea.

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I fiori sono modesti, ma le brattee spettacolari © Giuseppe Mazza

I frutti, raramente prodotti in coltivazione, sono acheni oblunghi a cinque lobi, lunghi circa 1 cm, contenenti un solo seme.

Si riproduce per margotta in estate, talea semilegnosa in primavera, in substrato sabbioso mantenuto umido e calore di fondo, e talea di punta in estate.

La Bougainvillea glabra, con le sue varietà ed ibridi, è una specie di grande valore ornamentale e paesaggistico per le zone a clima tropicale, subtropicale e temperato caldo, utilizzabile, per la sua versatilità, in una ampia varietà di modi, come esemplare isolato, anche ad alberello, con opportune potature, per siepi, recinzioni, barriere di confine difensive, come copri suolo, appoggiata ad un muro o fatta arrampicare su alberi, come in natura.

Richiede una esposizione in pieno sole, l’ombra inibisce la fioritura, e suoli ben drenanti, essendo piuttosto sensibile ai ristagni idrici, preferibilmente acidi o neutri, ma si adatta anche a quelli moderatamente calcarei. Sopporta elevate temperature e, ben radicata, periodi di secco; resiste al vento, alla salsedine, e può essere quindi impiegata in prossimità del mare, e ad elevati livelli di inquinamento, quali si possono avere nelle aree industriali ed urbane.

Riguardo la resistenza alle basse temperature, le foglie si danneggiano appena sotto 0 °C, i fusti resistono fino a circa -5 °C, mentre a livello radicale può sopportare temperature inferiori, specie se ben pacciamata.

Utili le potature, anche drastiche, dopo la fioritura, facendo particolare attenzione alle pericolose spine, sia per limitare l’esuberanza della pianta e mantenerla nella forma voluta, ma anche per stimolare la fioritura che, come detto, ha luogo nei rami giovani; in particolare conviene potare fino ai primi nodi i vigorosi rami, che spesso emette, per favorirne l’emissione di laterali.

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Bougainvillea glabra ’Syngapore Pink’. Esistono vari ibridi e colori © G. Mazza

La Bougainvillea glabra fiorisce copiosamente più volte l’anno, con intervallati periodi di riposo, un metodo per stimolare la fioritura è lasciarla pressoché a secco fino a quando non accenna a rifiorire; non bisogna in ogni caso eccedere con le innaffiature, ma lasciare asciugare parzialmente il terreno prima di ridare acqua.

Sono state selezionate numerose varietà, differenti per colore, numero delle brattee e portamento. Si adatta alla coltivazione in vaso, in particolare le varietà a portamento nano e compatto, per la decorazione di terrazze, patii, verande e giardini d’inverno, utilizzando come substrato torba, sabbia silicea e comune terra da giardino in parti uguali, la sabbia può essere sostituita da agriperlite; viene spesso utilizzata come bonsai.

La posizione deve essere quanto più luminosa possibile, le innaffiature regolari in estate, ma lasciando asciugare lo strato superiore del terriccio prima di ridare acqua, diradate in inverno; utili le concimazioni ogni 15 giorni durante il periodo vegetativo, utilizzando prodotti idrosolubili bilanciati con microelementi, per evitare fenomeni di clorosi, a metà dose di quella consigliata sulla confezione.

Particolare attenzione ai rinvasi, quando necessari, che devono essere effettuati senza disturbare le radici, trasferendo il pane di terra integro nel nuovo contenitore. Le foglie vengono utilizzate nella medicina tradizionale per diverse patologie, in particolare come antinfiammatorio e antidiarroico; studi preliminari su animali da laboratorio hanno evidenziato promettenti proprietà antidiarroiche, antiulcera e antimicrobiche.

Sinonimi: Bougainvillea spectabilis var. glabra (Choisy) Hook (1854); Bougainvillea rubicunda Schott ex Rohrb. (1872); Bougainvillea brachycarpa Heimerl (1889); Bougainvillea glabra var. sanderiana Bosschere (1895).

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Ben ambientata nei climi mediterranei, riporta danni alle foglie a 0 °C, il fusto resiste fino a circa -5 °C e le radici, ben pacciamate, anche a temperature inferiori © Mazza

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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