Branta ruficollis

Famiglia : Anatidae

 

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Testo © Dr. Davide Guadagnini

 

 

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Un’oca piccola bianca, nera e rosso mattone: è senza dubbio la Branta ruficollis © Mazza

L’Oca collorosso ( Branta ruficollis - Pallas 1769 ) è una bellissima oca con una livrea caratteristica data dalla combinazione di tre colori ben marcati (bianco, nero e rosso mattone). Appartenente all’ordine degli Anseriformi (Anseriformes), alla famiglia degli Anatidi (Anatidae), al genere Branta e alla specie Branta ruficollis.

Il nome del genere "branta" deriva probabilmente dalla parola in lingua norrena "brandgàs" che significa "oca bruciata" con riferimento ai colori predominanti delle oche appartenenti a questo genere.

L’oca collorosso, in effetti, ha una livrea talmente particolare che per un certo periodo si era pensato di inserirla in un genere a sè ma studi più approfonditi hanno decretato che trattasi di un’oca da includere nel genere branta a tutti gli effetti.

Il nome della specie "ruficollis" deriva dal latino "rufus" = rossiccio + "collum" = collo e si riferisce alla peculiare colorazione rosso-mattone del collo di questa specie.

Zoogeografia

Specie monotipica a distribuzione artica, propria della Siberia occidentale, migratrice verso sud-ovest e svernante nei paesi balcanici, ad ovest del Mar Caspio ed a nord del Golfo Persico.

L’ampliamento dei quartieri di svernamento verso ovest (soprattutto Romania) ha determinato un incremento delle segnalazioni europee, divenute annuali nei Paesi Bassi ed in Gran Bretagna. Anche se per alcune segnalazioni vi è certezza dell’origine selvatica degli animali (confermate da ricatture di uccelli inanellati), per altre non è da escludere si tratti di esemplari fuggiti dalla cattività, essendo la specie molto apprezzata e discretamente allevata a fini ornamentali.

Di comparsa irregolare od occasionale in gran parte dell’Europa settentrionale e centrale ed ancor più rara in quella meridionale e nel bacino del Mediterraneo (Spagna, Italia, Jugoslavia, Israele, Cipro, Turchia, Egitto). In Svizzera considerata specie accidentale di incerta origine selvatica. Le passate segnalazioni avvenute in Italia erano tutte in stagione invernale.

Questa specie, negli ultimi anni, ha registrato un recente incremento di presenza in varie nazioni europee. Questo fenomeno di svernamento ampliato ha interessato, contemporaneamente, altre specie di oche occidentali come l’oca canadese ( Branta canadensis ) e l’oca facciabianca ( Branta leucopsis ).

Sulla base di queste recenti segnalazioni si ritiene che, l’oca collorosso, in queste nazioni europee possa essere considerata più che una specie accidentale, una migratrice e svernante rara e relativamente regolare. Fino a qualche decina d’anni fa la specie era considerata maggiormente rara di quanto non lo fosse. Il fatto che esista una popolazione stimata di circa 40.000 esemplari svernanti non significa, comunque, che la specie non debba essere protetta e tutelata come di fatto è. Ciò soprattutto per il fatto che la specie vive in un areale non vastissimo e che necessita di ambienti sicuri sia per la nidificazione che per lo svernamento; purtroppo le interazioni umane e i cambi climatici stanno creando molti problemi anche a questa specie.

Ecologia-Habitat

Nella stagione della riproduzione vive sulle rive di fiumi sassosi o sabbiosi. Nei quartieri di svernamento predilige praterie erbose, steppe, banchi di sabbia in riva al mare. Nidifica nella tundra euro- asiatica in un’area relativamente ristretta dall’80° al 140° meridiano a nord del Circolo Polare Artico.

Morfofisiologia

E’ l’oca di più piccole dimensioni, dalle tipiche forme anserine (tozza con collo relativamente allungato e zampe a metà corpo) : lunghezza totale 53-56 cm, apertura alare 116-135 cm, ala maschio 344-362 mm, ala femmina 342-358 mm e un peso di 1050-1700 g circa con le femmine più leggere dei maschi.

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Ha una distribuzione artica e migra d’inverno verso Sud, nutrendosi di germogli e semi © Giuseppe Mazza

Caratterizzata da una livrea bianco-nera contrastante con una distintiva zona rosso-castana sulle zone auricolari e sulla parte anteriore del collo e dell’alto petto, bordata di bianco. I sessi e gli abiti stagionali sono simili.

Nel dettaglio la livrea presenta parti superiori, comprese ali e coda, nere con riflessi verdastri sul dorso, groppone e copritrici. Le copritrici alari grandi e medie hanno apici bianchi che formano due barrature bianche attraverso le ali. Vi è una grande macchia tondeggiante bianca fra becco ed occhio (che ha iride castano scuro), la faccia è nera, auricolari e lati della testa castano-rossastri vivi limitati da una linea bianca che scende lungo i lati del collo (che si presenta di forma apparentemente grossa e massiccio). Il mento e la gola sono neri.

Il nero della gola si unisce, attraverso la faccia, al nero del vertice formando una linea verticale, sempre nera, che attraversa l’occhio, un po’ di bianco sul mento. Il resto del collo e petto sono castano-rossiccio separati dal nero delle parti inferiori da una linea bianca bordata strettamente e superiormente di nero sul petto. Lati del ventre e fianchi largamente bianchi, qualche penna con apice nero. Basso petto e ventre neri. Basso ventre, addome e copritrici inferiori della coda bianchi, cosce bianche, penne ascellari color seppia scuro, copritrici inferiori dell’ala nere. Terza remigante primaria più lunga delle altre, seconda smarginata sul vessillo interno, terza su ambedue, quarta sull’esterno. Le penne copritrici inferiori della coda raggiungono l’apice della stessa. La coda è quasi quadrata e costituita da 12 timoniere. Il becco è piccolo (lungo 22-27 mm), più corto della testa, più alto che largo alla base e di colore nero.

Sono presenti 16 dentelli non visibili a becco chiuso, unghia rotonda. Le zampe ( tarsi lunghi 52-60 mm circa) sono nere/grigio-piombo scuro. La specie pur essendo deliziosamente variopinta risulta essere piuttosto scura in volo e di conseguenza poco identificabile.

I giovani hanno tinte generali più opache e brunastre con macchia auricolare meno estesa-mancante con colorazione brunastro-cannella-grigiastro; hanno barrature sui fianchi e sulle ali più numerose ma meno distinte e meno regolari, l’apice della coda è generalmente bianco. Le parti nero-brunastre sono macchiate di bianco sul petto ed ali, le parti rosse sono più pallide.

Etologia-Biologia riproduttiva

Oca dai marcati caratteri distintivi e dai movimenti svelti, muove la testa rapidamente e ha comportamenti simili a quelli dell’oca selvatica ( Anser anser ). Vola in formazioni irregolari. Si porta in mare, sui banchi sabbiosi, per passarvi la notte. E’ un’oca timida ma socievole, ha comportamenti gregari pure con specie affini e in particolare con l’oca colombaccio ( Branta bernicla ) e l’oca lombardella ( Anser albifrons ).

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Passo dell’oca ma cervello fino, perché nidifica nel territorio del Falco peregrinus con reciproco vantaggio © Mazza

Anche al pascolo, l’oca collorosso, risulta essere piuttosto mimetica e si confonde, da lontano, con le altre specie d’oca che frequenta. In questi casi, nei gruppi misti, è maggiormente identificabile per le ridotte dimensioni che non per la colorazione che anche in questo caso, da lontano, risulta scura. Si nutre di erbe, prediligendo i germogli, e di semi.

Emette vocalizzi alti e musicali, sebbene un poco aspri. Il richiamo, di contatto, è un disillabico “ chi-chua, chich-uich, ti-ci”. Nidifica in coppie singole (specie monogama) o in piccole colonie. I nidi vengono ubicati su banchi sabbiosi e rocciosi, lungo i fiumi spesso in prossimità di qualche basso cespuglio e sui pochi dossi e rialzi, disponibili, del terreno.

Talvolta utilizza un sistema molto peculiare per proteggere se e le proprie uova: nidificare vicino al nido di un falco. Spesso, ma non sempre, il falco in questione è un Falco pellegrino (Falco peregrinus ). Nidificando vicino al nido del falco, l’oca, ubicherà il proprio nido all’interno del territorio difeso dal rapace. Nella tundra siberiana, infatti, anche i falchi sono costretti a nidificare a terra. In questi casi, i falchi vicini di nido, non considerano potenziali prede gli animali innocui presenti all’interno del proprio areale di nidificazione e, difendendo il proprio territorio, proteggono e difendono indirettamente chi vi sta dentro.

Le oche collorosso che adottano questa strategia cercano di contrastare, fondamentalmente, l’azione predatoria del loro principale nemico : la Volpe artica ( Alopex lagopus ). In cambio della protezione fornita, alle oche e alla loro covata, anche il falco riceverà un vantaggio venendo avvisato dai solerti e rumorosi vocalizzi emessi delle oche in caso di avvicinamento di un predatore. Questo farà si che il falco non venga colto impreparato nel mettere in atto l’azione di difesa per proteggere la propria e, indirettamente, l’altrui covata (rapporto di vantaggio mutualistico ).

Il nido è predisposto in una piccola depressione del terreno e viene tappezzato di erbe e piumino. L’oca collorosso depone, principalmente, nella seconda metà di giugno generalmente 4-5 (9) uova di colore bianco-crema o bianco-verdastro. L’uovo ha dimensioni medie di 71 per 48 mm (60-72 X 43-49 mm) e peso medio del guscio di 6 g. Le uova sono incubate dalla sola femmina per circa 25 giorni; al maschio spetta il compito della vigilanza e difesa.

Il pulcino alla nascita ha le parti superiori bruno-verdastre scure. Redini, vertice della testa, ed anello intorno agli occhi nerastri. Il sottogola e le parti inferiori sono giallastre. Il becco, le zampe e i piedi sono neri. L’iride è castana scura. I piccoli dell’oca collorosso, come quelli delle altre specie d’oche nordiche, crescono molto in fretta per poter acquisire velocemente la capacità di volare e la necessaria robustezza per affrontare la migrazione invernale. Questa specie è sensibile al disturbo arrecato dall’uomo, all’inquinamento del mare e all’utilizzo del suolo nei pressi delle poche aree di foraggiamento invernale.

Sinonimi

Anser ruficolli - Pallas, 1769; Bernicola ruficollis .

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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