Broghammerus reticulatus

Famiglia : Boidae

 

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Testo © Dr. Gianni Olivo

 

 

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Il Pitone reticolato ( Broghammerus reticulatus ) non ha un buon carattere © G. Mazza

Il Pitone reticolato è sicuramente un VIP nel mondo dei serpenti e, tra le tante specie di pitoni, è uno dei più noti al grande pubblico, sia per le sue dimensioni che per la sua, a volte, truce fama e, come accade spesso alle personalità di rilievo, è talora al centro di diatribe, dicerie e notizie contrastanti.

Abbastanza recentemente, poi, a turbare la sua privacy ci si è messo anche il mondo scientifico, che ha decretato, unilateralmente e senza interpellarlo, di cambiargli persino il nome, anche se ha avuto la bontà di lasciargli almeno intatto il … cognome, e così, adesso, anziché Python reticulatus, pare proprio che dovremo chiamarlo Broghammerus reticulatus ( Schneider, 1801, famiglia Boidae ).

Sinceramente preferivo il suo nome di prima, ma mi inchino alla scienza.

Il secondo nome scientifico, in effetti, descrive talmente bene il suo aspetto, che cambiarlo sarebbe stato irrispettoso, e la livrea di questo grande squamato dà veramente l’impressione che il suo corpo sia … insaccato in un’elegante rete mimetica, fatta di linee scure intersecantesi su di uno sfondo più chiaro, che include tinte che vanno dal giallo al grigio-verde al color oliva.

In alcuni esemplari sono, poi, evidenti triangoli color grigio perla ad apici contrapposti ed alternati, che paiono delimitare delle linee a zig zag giallastre.

La testa è grande ed allungata, generalmente di colore chiaro, e spesso presenta una linea scura longitudinale centrale, che corre dorsalmente dall’apice del muso alla zona nucale, ed un’altra sottile linea scura che parte dalla parte posteriore dell’occhio e che corre orizzontalmente all’indietro.

L’occhio, arancione o giallo, presenta pupilla verticale, che tradisce le sue abitudini crepuscolari e notturne, e sono molto evidenti le fossette labiali termo recettrici, in grado di fargli localizzare la preda anche al buio, grazie al calore emesso.

La bocca è ampia e presenta denti lunghi ed aguzzi, rivolti leggermente all’indietro, e adatti ad afferrare e trattenere la preda per consentirgli, poi, di avvolgere attorno ad essa le potenti spire ed ucciderla per costrizione (vedi scheda Python curtus ).

La diffusione geografica è ampia, comprendendo il SudEst asiatico, Singapore, Thailandia, Indonesia, Filippine, Laos, VietNam, Malesia, Giava, Borneo, Sumatra e molte isole minori e l’habitat tipico è la foresta pluviale, con presenza di corsi d’acqua o zone paludose, ma lo si incontra anche in piantagioni e, talvolta, in parchi e giardini.

Questo rettile detiene il record ufficiale di lunghezza, con una misura accertata di 10,20 metri (Celebes), che probabilmente corrispondeva ad un peso di almeno 150 Kg, dal momento che un esemplare in cattività, di nome Colossus, in un giardino zoologico americano, era lungo “solo” 8,68 metri e pesava 145 Kg. Occorre, però, considerare che esemplari in cattività possono facilmente “ingrassare” pesando più di quelli allo stato libero.

Il pitone reticolato, quindi, supera in lunghezza anche l’Anaconda verde ( Eunectes murinus ), il cui esemplare più lungo misurato segnava 8 metri e 40 cm, tuttavia, almeno ufficialmente, l’anaconda verde rimane il serpente più pesante, con un peso massimo accertato di 500 libbre (230 Kg) ed una circonferenza di 110 cm.

A complicare le cose, è giunta una notizia, circa la quale non ho avuto modo di trovare conferme o smentite, della cattura e detenzione in uno zoo indonesiano, di un pitone lungo oltre 14 metri e cui venne attribuito un peso di 900 libbre!

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Morsi a parte, non sono rari, anche fra le pareti domestiche, gli incidenti mortali © Giuseppe Mazza

Si può visionare un filmato sul sito della televisione MSNBC: personalmente non azzardo commenti, anche se le misure diffuse mi sembrano incredibili, certo è che, se così fosse, ci si troverebbe davanti al più esorbitante serpente mai visto, e mi verrebbe da domandarmi come diavolo facesse anche solo a muoversi sul terreno e se per caso non possa trattarsi di una forma di patologia legata ad abnorme crescita, un po’ come accade per il gigantismo ipofisario umano o l’acromegalia, patologia che è stata tirata in ballo anche per spiegare il famoso caso della bestia del Gévaudan, che terrorizzò l’omonima zona della Francia nel diciottesimo secolo.

Tornando a pitoni normali, quello reticolato è quindi lungo ma abbastanza snello, per cui sul terreno si muove con grazia e velocità superiori all’anaconda, animale prevalentemente acquatico, e tuttavia anche il reticolato ama l’acqua, elemento in cui è altrettanto a suo agio che sulla terraferma, anzi, generalmente il suo habitat include la presenza di corsi o specchi d’acqua.

La lunghezza media di un adulto si attesta tra i 3,5 ed i 6 metri e solo animali di una certa età raggiungono le massime dimensioni. In zone densamente abitate, poi, essendo la sua carne ricercata, specialmente quando è giovane, molti esemplari semplicemente non ce la fanno ad arrivare all’età della pensione e questo abbassa notevolmente la media.

Per contro ed in rivalsa, il nostro serpente è uno dei pochi al mondo, insieme al Pitone di seba ( Python sebae ) ed all’Anaconda verde ( Eunectes murinus ), in grado di predare e divorare l’essere umano. Anche qui, leggende e dicerie gli attribuiscono, forse, un numero di colazioni umane eccessivo, ma vi sono casi documentati ed i casi di uccisione non seguita da ingestione sono ancora più numerosi.

Vi sono state numerose diatribe circa la possibilità o impossibilità, per un grande boide, di inghiottire un essere umano, in quanto molti sostengono che le spalle dell’uomo rappresenterebbero un ostacolo insormontabile. Senza voler mitizzare le possibilità di un serpente, tuttavia, ritengo che il problema ( per il rettile) non sia tanto la presenza delle spalle quanto le dimensioni, tanto è vero che generalmente i casi documentati di ingestione riguardavano bimbi o ragazzini, oppure donne, generalmente di costituzione abbastanza esile.

Diverso il discorso per quanto riguarda la capacità di uccidere. Premesso che anche un pitone di relativamente piccole dimensioni è in grado di infliggere gravi ferite ( che spesso si infettano), lo stesso colpo d’ariete del morso, portato da un grosso esemplare, è in grado di provocare fratture o lesioni degli organi interni (ad esempio, rottura della milza con emorragia letale). Se il colpo raggiunge la testa, poi, è probabile che la vittima perda per lo meno conoscenza, dopo di che il rettile può ucciderla per costrizione, anche se poi non se ne ciberà.

A peggiorare la situazione vi sono due fatti: questo pitone affascina gli appassionati ed è abbastanza spesso tenuto in cattività, inoltre ha un pessimo carattere, essendo, a differenza del boa constrictor, per fare un esempio, irritabile, nervoso e mordace, per cui gli incidenti sono relativamente frequenti.

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Può superare i 6 m ed il quintale, col record di 10,2 m e 150 kg © Giuseppe Mazza

Uno degli ultimi casi riportati pare si sia verificato quest’anno in Giappone, dove un uomo sarebbe stato ucciso da uno di questi serpenti tenuto in cattività, ma altri casi sono accaduti anche negli USA.

A Port Orange, un appassionato venne attaccato dal suo pitone di 12 piedi e mezzo (circa 375 cm) mentre cercava di somministrargli un farmaco: il rettile lo afferrò al braccio e poi lo uccise per costrizione.

Altro caso mortale si verificò in Indiana, ad opera di un pitone di 420 cm, ed un altro ancora vide come vittima una donna, a Virginia Beach, e come killer un pitone reticolato “domestico” di 13 piedi (390 cm).

Da ciò si può comprendere come anche un pitone di medie dimensioni sia perfettamente in grado di uccidere un essere umano adulto e probabilmente alcuni attacchi che hanno avuto come esito l’ingestione della vittima potrebbero essere iniziati come attacchi a seguito di “disturbo” arrecato involontariamente al serpente da un intruso, e in seguito, date le modeste dimensioni della vittima, questa potrebbe essere stata utilizzata come cibo.

Per quanto riguarda gli animali tenuti da appassionati, la predicibilità e mitezza di carattere del Boa constrictor o del Pitone reale ( Python regius )traggono spesso in inganno, inducendo qualcuno a credere che un reticulatus si abitui altrettanto bene.

In realtà, come abbiamo visto, il temperamento è del tutto diverso, ed inoltre un pericolo aggiuntivo ( oltre alla troppa confidenza) può derivare da un altro fatto: quella che viene chiamata “feeding response” o risposta automatica al cibo.

Anche se si pensa ai serpenti come animali poco intelligenti, anch’essi sviluppano una sorta di imprinting ed hanno una capacità di associazione. L’apertura della “gabbia”, per nutrirli, viene automaticamente associata all’idea di cibo, soprattutto quando i contatti con il “padrone” sono limitati a questo momento, per cui un morso somministrato in questo momento (apertura gabbia e/o ingresso in essa) potrà essere più pericoloso di un semplice morso difensivo “mordi e rilascia”.

In altre parole, è più probabile che il serpente morda e mantenga la presa e di qui ad avvolgere le spire attorno al braccio (o peggio) il passo non è così lungo, e questo forse contribuisce a spiegare certi incidenti che hanno come esito non una gita al locale ospedale ma all’obitorio.

Le prede abituali del Broghammerus reticulatus sono, tuttavia, generalmente altre: grossi esemplari possono divorare animali abbastanza grandi, come maiali fino ai 60 chili, giovani babirussa e persino un orso, anche se di soli 25 Kg, venne rinvenuto nell’apparato digerente di un pitone.

Sono descritti casi di predazione su piccoli coccodrilli, oltre che su primati, cani, animali domestici, pollame, grossi roditori ed uccelli, mentre gli esemplari meno grandi si accontentano di ratti e mammiferi di dimensioni abbastanza modeste, ma questi rettili sono molto adattabili ed approfittano vantaggiosamente di quanto il caso fa capitar loro a tiro. La tecnica di caccia è generalmente l’agguato: fidando sul mimetismo e sull’immobilità, l’animale attende il passaggio a tiro di una preda, poi, con un fulmineo allungo della testa, spinta dal corpo muscoloso, la afferra e quindi la avvolge nelle spire.

Per quanto concerne la riproduzione, a differenza dei boa, il pitone reticolato è un animale oviparo. La femmina depone da 20 a 100 uova, di grandi dimensioni, che impiegano in media tre mesi a schiudere.

Anche se forse non così longevo come il Boa constrictor, che arriva a 40 anni di età, probabilmente il reticolato può raggiungere e superare i trent’anni, e continua a crescere sino alla morte, per cui le dimensioni dipendono, oltre che dalla ricchezza delle fonti di alimentazione, essenzialmente dall’età.

 

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