Bryonia dioica

Famiglia : Cucurbitaceae

 

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Testo © Eugenio Zanotti

   

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Fiori maschili di Bryonia dioica, oggi considerata una sottospecie della Bryonia cretica © Giuseppe Mazza

Nel genere Bryonia sono incluse, secondo vari Autori da 10 a 12 specie distribuite in Europa, Asia, Nord Africa, e isole Canarie.

In Europa sono presenti :

-  Bryonia alba, dioica o monoica, stimmi glabri, bacche nere, a distribuzione SE-Europea-Pontica

-  Bryonia marmorata, foglie con bordo sinuoso, foglie marmorizzate lungo le nervature, racemi maschili quasi glabri, tubo corollino senza ghiandole. Endemismo sardo-corso

-  Bryonia cretica, con la subspecie cretica (foglie e bacche immature con macchie bianche irregolari, infiorescenza maschile priva di ghiandole o quasi, distribuita nella regione dell’Egeo), la subspecie dioica (foglie e bacche immature verdi, infiorescenza maschile con peli ghiandolari, senza peli allungati. Distribuzione Euri-Mediterranea) e la subspecie acuta (foglie e bacche immature verdi, infiorescenza maschile con peli ghiandolari, con molti peli allungati, foglie con lobi acuti, quello centrale allungato. Lampedusa, Sicilia occidentale e Sardegna).

La Brionia comune ( Bryonia cretica subsp. dioica - Tutin 1968 ), nota anche come vite bianca, vite del diavolo, zucca selvatica, féscera, rapa del diavolo, barbone, ecc., è originaria dell’Europa centrale e meridionale, Asia occidentale e Africa settentrionale e si è naturalizzata negli Stati Uniti ed in Nuova Zelanda.

Il nome del genere deriva dal termine greco “bryo”, che significa pianta con vigorosi germogli. I nomi della specie ( cretica ) e della subspecie ( dioica ) derivano rispettivamente dal latino "créticus", dell’Isola di Creta e da "diòicus", ovvero specie con fiori maschili e fiori femminili portati su piante diverse.

La brionia comune è una pianta perenne, ruvida perché ricoperta di brevi peli ispidi e con base ingrossata, con numerosi piccoli fusti erbacei volubili (ovvero rampicanti), angoloso-quadrangolari, teneri e fragili da giovani fino a fibrosi da adulti, alti 0,50 – 2-3 (4) m, forniti di cirri semplici, ascellari, avvolti a spirale, e di una grossa radice tuberosa simile ad una rapa che può anche superare i 6-8 kg di peso.

Foglie alterne, verdi, con breve picciolo e lamina palmato-lobata, circa tanto lunga che larga (12 x 12 cm) a profilo pentagonale, con evidenti nervature infossate, con 5 (7) lobi subottusi, interi od oscuramente dentati.

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Come indica la vecchia nomenclatura, esistono piante maschio e piante femmina. Qui una signora fecondata che sta formando il frutto. E’ una specie erbacea perenne con vari fusti volubili, lunghi anche 4 m © Giuseppe Mazza

E’ pianta dioica con piccoli fiori bianco-giallastri con nervature dei petali longitudinali, verdi; i fiori maschili (fino a 17) in racemi ascellari con pedicelli ghiandolosi, senza peli semplici allungati, i fiori femminili (fino a 7) in corimbi con peduncoli con sparse ghiandole.

Calice con lobi di 3-4 mm, lanceolati e acuminati, corolla 5-lobata, nei fiori maschili di 8-13 mm, quella dei fiori femminili 3,5-6,5 mm, tubo corollino con ghiandole sparse o glabro.

La fioritura avviene da (aprile) maggio a giugno. I frutti sono bacche sferiche di 7-8 (10) mm, lisce, glabre, verdi da giovani poi da arancioni e infine rosso corallo a maturità. Semi di 4-6,5 x 5,5 mm, piano-convessi o biconvessi, di forma ovoidale, con superficie pruinoso-granulosa, ogni bacca ne contiene mediamente 3-4 (<6). La fruttificazione si protrae da giugno ad agosto.

La brionia vive dal piano fino a 800 (1200) metri di quota al margine dei boschi ripariali, lungo le siepi e le sponde dei fossi, luoghi umidi, incolti e macerie. Questa pianta era già nota nell’antichità, da oltre 2000 anni è stata impiegata come pianta medicinale da Ippocrate (460-380 a.C.), Dioscoride (De Materia Medica 64 d.C.) e Plinio il Vecchio (Naturalis Historia ca. 77 d.C.).

Tutta la pianta produce principi attivi con elevata tossicità, in particolare la radice, le bacche ed i semi contengono vari glucosidi triterpenici noti come cucurbitacine come la brionina e la brionidina che agiscono a livello gastro-intestinale provocando una forte irritazione delle mucose, violenti dolori con nausea, vomito, diarrea, coliche, emorragie ed ematuria (presenza di sangue nelle urine); nei casi più gravi compaiono vertigini, convulsioni e paralisi respiratoria. Per la sua energica azione congestionante sull’apparato uro-genitale fu impiegata in passato a scopi abortivi, spesso con risultati nefasti.

Nelle campagne si raccoglieva la radice in autunno, si puliva e si tagliava orizzontalmente nel punto di maggior diametro, si scavava con un coltello una cavità all’interno della polpa e questa si riempiva con zucchero. Dopo dodici ore se ne traeva uno sciroppo impiegato alla dose di 2-4 cucchiaini come purgante di rapido effetto.

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Tutta la pianta è tossica, in particolare la radice e le bacche: ne bastano 12 per uccidere un bambino © G. Mazza

Scaldando in parti uguali la polpa grattugiata con sugna e zolfo in polvere si preparava un unguento atto ad eliminare gli acari della rogna. Un vecchio agricoltore mi disse anni fa che preparava delle esche ratticide con le bacche di brionia schiacciate e mescolate (circa 25 bacche/kg) con crusca e tritello di mais e aveva ottenuto ottimi risultati.

Attualmente il suo impiego è limitato ad alcuni preparati omeopatici per la cura di alcune affezioni polmonari. Recenti ricerche hanno dimostrato che i principi attivi della brionia hanno azione citotossica sulle cellule tumorali però, data la loro forte tossicità, si stanno studiando possibilità di impiego che non causino danni collaterali all’organismo.

Fra i numerosi episodi di avvelenamenti causati dalle brionie, riporto quanto accadde in Francia circa due secoli orsono ad una domestica di Paysie-Codon, località della Francia presso Aix, avendo messo in una pentola una radice di brionia, da costei creduta una rapa, cinque persone che mangiarono la zuppa, rimasero avvelenate e furono salvate in extremis. E’ assai strano che nessuno di loro abbia rifiutato un pasto tanto amaro e nauseoso, sia pure mascherato dai cavoli, dai sedani e dagli altri erbaggi. I braccianti avevano forse tanta fame arretrata d’aver perso i sensi del gusto e dell’olfatto. Si può dire che “Più che il sapor potè il digiuno !”.

E’ evidente che la brionia, per la sua tossicità (12-15 bacche possono uccidere un bambino!), non deve essere assolutamente impiegata a livello famigliare.

Sinonimi: Bryonia dioica (Jacq. 1775); Bryonia acuta Desf. (1799); Bryonia nitida Link (1822); Bryonia dioica var. sicula Jan (1818); Bryonia lutea Bastard ex Ser. (1828); Bryonia dioica var. elongata Ten. (1831); Bryonia sicula (Jan) Guss. (1845); Bryonia digyna Pomel (1874); Bryonia tinei A.Huet ex Cogn. (1881); Bryonia dioica var. digyna (Pomel) Batt. (1889); Bryonia acuta var. sicula (Jan) Fiori & Paol. (1903); var. monoica Nábělek (1923); Bryonia cretica subsp. marmorata (E.Petit) Govaerts (1996); Bryonia cretica subsp. marmorata (E.M.A. Petit) Jauzein (1996).

 

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