Bubo bubo

Famiglia : Strigidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Il Bubo bubo è presente nella fascia temperata europea ed asiatica dalle coste dell’Atlantico al Giappone © Giuseppe Mazza

Il Gufo reale ( Bubo bubo - Linnaeus 1758) è un rapace notturno appartenente all’ordine degli Strigiformes ed alla famiglia degli Strigidae.

E’ considerato il gufo più grande al mondo e sicuramente il re delle notti nei continenti dove vive.

Ben conosciuto sin dall’antichità non certo per la sua presenza, molto discreta e prettamente notturna ma per il suo lamentevole canto che ha accompagnato le notti delle nostre foreste e delle valli impervie e rocciose. La sua presenza non passa inosservata visto l’incessante verso che emette per intere nottate a difesa del territorio occupato. Un continuo uhu uhu bitonale, emesso con regolare intervallo e con assoluta persistenza per tutta la notte, in particolare quando a difesa del territorio e come messaggio di contatto con la femmina in cova.

Da questo canto è poi derivato, ancora dal latino classico “bubo-bubonis”, il suo nome onomatopeico di Bubo bubo ed il neologismo bubolare per identificarne il verso. Sembra inoltre che il termine anglosassone woofer, per indicare le casse musicali per la riproduzione dei toni bassi, a sua volta basato sul suono onomatopeico del latrare dei cani (woof), tragga origine dal cupo canto di questo rapace.

La sua presenza è stata spesso accostata alle streghe ma la sua figura è sempre stata correlata più all’ambiente tetro e buio delle fucine di questi esseri fiabeschi che non come complici delle loro magie e malefatte.

Infatti nelle riproposizioni letterarie o cinematografiche, lo si vede spesso in disaccordo con le fattucchiere intente alla preparazione di pozioni magiche e additati come fonte di saggezza e di contrasto a quel male di cui le streghe si fanno portavoce.

Con quegli occhi strepitosamente ammalianti, lo sguardo fisso e penetrante, la quasi totale immobilità del corpo e la bonarietà della sua faccia, il gufo viene additato come archetipo della fonte della saggezza. Il comportamento di questo rapace e di altri suoi simili, è stato oggetto di numerosi accostamenti che sono ormai entrati nel nostro linguaggio quotidiano per indicare atteggiamenti umani assimilabili a quelli di questo simpatico rapace, del tipo … avere un’espressione da gufo, gufare, vivere come un gufo, avere occhi da gufo.

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Occhi ammalianti con uno sguardo fisso bonario ed un continuo " uhu uhu " bitonale, emesso con regolare intervallo e persistenza tutta la notte, per definire il suo territorio e restare in contatto con la femmina © Giuseppe Mazza

Da non tralasciare infine l’aspetto regale e composto di questo uccello che si è meritato in diverse aree europee pregevoli nomignoli.

In Italia oltre che reale viene spesso chiamato Duca reale, in francese Hibou Grand Duc, in portoghese Bufo real, in tedesco Uhu, in spagnolo Buho real, in inglese Eurasian Eagle Owl ed in giapponese un fantasioso e musicale Washimimizuku.

Zoogeografia

E’ un uccello che vive in Europa ed in Asia, dalle coste dell’Atlantico fino al Giappone, in tutta la fascia medio temperata limitata a nord dalla tundra ed a sud dalle zone desertiche.

Manca nelle regioni nord occidentali dell’Europa che comprendono parte del nordest della Francia, l’Inghilterra, i Paesi Bassi e la Danimarca. E’ presente invece su un’ampia fascia della costa mediterranea del Nord Africa e del Medio Oriente. Manca in Sardegna ed in diverse isole mediterranee ed al di là dei suoi confini la specie è sostituita da altri congeneri.

Sono state determinate numerose sottospecie fra le quale la Bubo bubo sibiricus, tipica delle foreste di conifere siberiane che risulta essere la più grande oltre che la più chiara nella livrea.

Altre sottospecie riguardano localizzazioni geografiche spesso aggiunte a leggere variazioni morfologiche. Alcune delle principali sono il Bubo bubo bubo nella fascia continentale europea dal nord della Spagna fino agli Urali, Bubo bubo hispanius dalla penisola iberica al nord Africa, Bubo bubo ruthenus dal centro Europa al bacino del Caspio ed appunto il Bubo bubo sibiricus nella parte est del suo areale asiatico.

Ecologia-Habitat

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Con 3-4 kg di peso ed un’apertura alare che può sfiorare i 2 m, è considerato il gufo più grande al mondo, dal volo rapido e possente. Per andare a caccia può percorrere diverse decine di chilometri e raggiungere fondovalli e pianure aperte, spesso molto lontane dal suo habitat naturale. Un incontrastato re delle notti nei luoghi in cui vive © Giuseppe Mazza

Questo gufo vive in ambienti boscosi, foreste di conifere e valli inaccessibili con pareti rocciose o terreno molto scosceso disseminato di spuntoni di roccia o massi che creano piccoli rifugi.

E’ facilmente disturbabile e spesso la molestia antropica è causa di allontanamento definitivo di questa specie ed anche di abbandono di nidi in qualsiasi stadio di riproduzione esso si trovi.

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Schivo e riservato, simbolo di saggezza, si nutre di grossi uccelli, lepri e persino piccoli daini o caprioli © Giuseppe Mazza

In effetti una delle cause più ricorrenti di abbandono di siti storicamente abitati da questi uccelli, è la frequentazione da parte di turisti chiassosi od appassionati di arrampicata che si trovano ad usurpare siti una volta totalmente isolati e mai frequentati.

In Europa non supera generalmente i 2000 m di altitudine mentre in Asia, a ridosso della catena Himalayana, abita anche oltre i 4000.

Morfofisiologia

Il gufo reale ha un’apertura alare immensa per un uccello notturno che supera largamente i 160 cm per arrivare con le femmine anche a 190 ed è assolutamente silenzioso nel volo come tutti gli strigidi, avendo la parte esterna delle penne remiganti, dotata di leggere frastagliature che annullano le vibrazioni prodotte dallo scorri- mento dell’aria.

Le dimensioni sono altrettanto notevoli avendo una lunghezza che può raggiungere gli 80 cm ed un peso che varia tra i 3 ed i 4 kg. La notevole variazione delle dimensioni è data principal- mente dai luoghi dove vivono ed evidenzia una sensibile crescita delle misure andando verso latitudini più a nord. La femmina risulta comunque sempre più grande del maschio.

Il gufo reale come i suoi simili ha una notevole capacità di rotazione del capo che può ruotare fino a 270° avendo in questo modo una capacità visiva pressoché totale sull’ambiente circo- stante. Ha occhi centrali che gli permettono una facile focalizzazione bioculare, nonché un apparato uditivo di gran pregio avendo i pertugi auricolari disallineati per cui riesce a inquadrare con grande precisione le coordinate dei suoni ricevuti. Il gufo reale ha ali larghe e fortemente arrotondate ed una coda molto corta che gli consentono una notevole portanza aerea, una dote che gli permette di trasportare anche grosse prede in luoghi appartati e consumarle indisturbato.

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Caccia di notte fino alla prime luci dell’alba. Piomba in silenzio da un ramo, immobilizzando la preda al suolo, uccisa con ripetuti colpi al capo col suo grosso becco adunco © Giuseppe Mazza

La testa è massiccia ed ha occhi frontali sfavillanti di colore arancio particolarmente grandi e luminosi, adatti appunto alla caccia in piena notte ed in ambienti poco illuminati come le foreste o zone fortemente alberate. Sul capo porta due ciuffi di notevole lunghezza che non hanno alcuna funzione auricolare e che raddrizza non appena si ritiene in pericolo o come primo avviso della sua presenza per intimorire l’intruso. Se molestato, in particolare sul nido, adotta la tipica postura di rigonfiamento ed allargamento della ali per far sembrare le sue dimensioni più grandi ed impaurire l’eventuale aggressore. Stesso comportamento è tenuto dai giovani quando, ancora incapaci al volo, abbandonano prematuramente il nido.

Il corpo è di colore bruno aranciato cosparso di grosse macchie nere di forma diversa che rendono la sua livrea alquanto mimetizzata nell’ambiente in cui vive. Ha la gola bianca che usa, gonfiando ritmicamente, sia per comunicare tra i suoi simili che per dimostrare il suo nervosismo durante situazioni di minaccia.

Ha possenti artigli e tarsi interamente e finemente piumati. Il becco poco visibile in quanto immerso nelle piume del disco facciale è estremamente forte ed adunco ed è capace di perforare il cranio delle vittime sue abituali prede. Non vi è dimorfismo sessuale se non nelle dimensioni che come detto, sono sensibilmente più grandi nella femmina. I giovani hanno colori più tenui con punteggiatura più slavata e con ciuffi auricolari più ridotti. Ha un volo alquanto rapido e possente e durante la sua caccia notturna può percorrere diverse decine di chilometri raggiungendo fondovalli e pianure aperte, lontane dal suo habitat naturale.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Il gufo reale ha un comportamento molto schivo e riservato ed alquanto difficile da rilevare se non attraverso il canto notturno. Questo strigide passa l’intera giornata infrattato in queste fessure rocciose oppure su vecchi e grossi alberi frondosi, spesso conifere, addossandosi al tronco e mimetizzandosi alla perfezione. Solo all’imbrunire, spesso dopo aver inviato per qualche tempo il suo messaggio canoro, si invola per la caccia notturna alle sue prede. Anche l’alba è tra i suoi momenti preferiti per la caccia.

Con le sue dimensioni non ci si può meravigliare se annovera fra le sue vittime animali delle dimensioni di una volpe, grossi uccelli come galli cedroni, fagiani ed anche rapaci, lepri, conigli e martore nonché piccoli daini e caprioli.

La vittima viene ghermita con i potenti artigli ed immobilizzata a terra piombando loro addosso silenziosamente da un appoggio ben elevato e subito colpita alla testa con il grosso becco adunco. Se piccola viene abitualmente ingurgitata intera o spezzettata in grossi pezzi mentre se grossa tendenzialmente il gufo preferisce portarla anche con fatica in altro luogo più coperto per consumarla lentamente. Vittime fino a due chilogrammi sono portate spesso al nido.

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I due ciuffi, drizzati in caso di minaccia, non hanno una funzione auricolare ma intimidatoria © Giuseppe Mazza

Spesso assale anche nidi di altri rapaci notturni e diurni predando sia gli adulti che i piccoli nidiacei.

Il gufo come tutti i rapaci, rigurgita regolarmente grosse borre che contengono peli, penne, ossi e parti non digeribili delle vittime.

E’ abitualmente specie monogama durante la nidificazione ma le coppie difficilmente sono ritenute stabili.

Il periodo di nidificazione avviene generalmente all’inizio della primavera a volte sin da gennaio con terreno ancora coperto da neve ed in condizioni prettamente invernali, considerato l’habitat particolare frequentato.

Il gufo reale non costruisce nido ma usa abitualmente anfratti fra le rocce, al riparo dalle intemperie e dalla vista e depone le uova direttamente sul suolo senza portare nessun altro supporto se non le poche piume perse dalla femmina durante la cova che spesso coincide con il periodo di muta.

Certi siti sono usati per diversi anni.

Usa anche vecchi nidi di altri uccelli posti su alberi ricoperti di rampicanti oppure ampi buchi in vecchi alberi ma solo se non riesce a rimediare la sua collocazione preferita. Raramente nidifica anche a terra a ridosso di cataste di legna, sotto cespugli ai piedi di grossi alberi o al riparo di tronchi caduti al suolo.

Depone fino a 4 uova di colore bianco, covate esclusivamente dalla femmina per circa 5 settimane ed i piccoli rimangono nel nido per altre 5 anche se la dipendenza dai genitori perduri per ulteriori tre o quattro mesi.

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Può nidificare in anfratti rocciosi, nidi abbandonati o al suolo, come questa femmina, tanto in pratica il gufo reale non ha nemici. La femmina cova fino a 4 uova per 5 settimane circa. I giovani lasciano spesso il nido quando non sono ancora in grado di volare e si sparpagliano restando ancora dipendenti dai genitori per 3-4 mesi © Colombo

Come spesso accade per i gufi, i giovani abitualmente lasciano il nido anche quando non ancora in grado di volare e si sparpagliano nascondendosi in anfratti non distanti dal luogo natio.

Solo verso le sette otto settimane di vita i piccoli riescono a prendere il volo.

Essendo un uccello prepotentemente entrato nella falconeria, forse più per l’esibizione della sua potenza che non per la pratica venatoria, si è potuto verificare che questi rapaci in cattività raggiungono un’età notevole fino a superare i 50 anni di vita. Allo stato selvatico si pensa che questa aspettativa si posizioni sui 20 anni.

In certe aree è un uccello in espansione che sta lentamente civilizzando anche grossi centri urbani anche se nella totalità del suo areale, è da ritenersi spesso in forte regresso. E’ comunque ampiamente protetto in tutti i continenti e non è considerata specie a rischio.

Sinonimi

Strix bubo – Linnaeus, 1758.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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