Bulbophyllum maxillare

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Bulbophyllum maxillare è un’epifita australiana e del Sud-est asiatico © G. Mazza

La specie è originaria dell’Australia (Queensland), Borneo, Filippine, Giava, Isole Nicobare, Isole Salomone, Malaysia Peninsulare, Nuova Guinea, Singapore, Sulawesi e Sumatra, dove cresce epifita nelle foreste umide sia in pianura, spesso lungo le coste e le rive dei fiumi, che sui monti fino a circa 800 m di altitudine.

Il nome del genere è la combinazione dei sostantivi greci “βολβός” (bolbos) = bulbo e “φύλλον” (phyllon) = foglia, con riferimento alle foglie che crescono all’apice degli pseudobulbi; il nome specifico è l’aggettivo latino “maxillaris” = mascellare, che ha attinenza con la mascella, con riferimento alla forma dei sepali.

Il Bulbophyllum maxillare (Lindl.) Rchb.f. (1861) è una specie epifita con pseudobulbi ovati, scanalati, distanziati di 2-5 cm su un rizoma strisciante, lunghi 3-4 cm e larghi circa 0,8 cm, con all’apice una singola foglia, su un picciolo lungo 2 cm, lineare-lanceolata con apice appuntito, lunga 12-15 cm e larga 2-2,5 cm.

Infiorescenza laterale dalla base dello pseudobulbo, lunga fino a 20 cm, portante un singolo fiore con sepalo dorsale lanceolato con apice appuntito e margini cilati, lungo 2,5-3,5 cm e largo 0,4 cm, di colore rosso porpora, sepali laterali ovato-lanceolati, leggermente falcati e lungamente appuntiti, lunghi fino a 6 cm e larghi 0,7 cm, di colore rosso porpora con margine ed apice giallastro, petali ovati, falcati, lunghi 0,6 cm e larghi alla base 0,2 cm, e labello lineare con apice lungamente appuntito, lungo circa 0,7 cm, di colore rosso bruno.

Si riproduce per seme, in vitro, e divisione, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 pseudobulbi.

Richiede una posizione molto luminosa, ma non al sole diretto, tranne eventualmente quello delle prime ore del mattino, temperature medio-alte, 22-36 °C in estate, 15-26 °C in inverno, elevata costante umidità, 70-90%, con aria permanentemente in movimento. Le innaffiature devono essere frequenti durante il periodo vegetativo, più distanziate in inverno, ma senza mai fare asciugare completamente il substrato. Per le innaffiature e nebulizzazioni va utilizzata acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata; le concimazioni, opportunamente distribuite in funzione dello stato vegetativo della pianta e alternate, in modo da evitare accumulo di sali alle radici, vanno effettuate preferibilmente con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a ¼ di dose di quella consigliata sulla confezione. Può essere montata su zattere di radici di felci arborescenti oppure sistemata in vasi o canestri, anche sospesi, piuttosto larghi per permettere ai rizomi di allungarsi liberamente, con substrato particolarmente aerato e drenante che può essere costituito da corteccia (bark) di medie dimensioni con aggiunta di agriperlite e frammenti di carbone ed eventuale sfagno, per mantenere una maggiore umidità, se l’ambiente è piuttosto secco. I rinvasi vanno effettuati quando strettamente necessari alla ripresa vegetativa, segnalata dall’apparire delle nuove radici.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Ephippium ciliatum Blume (1825); Cirrhopetalum blumei Lindl. (1830); Cirrhopetalum maxillare Lindl. (1843); Bulbophyllum cuspidilingue Rchb.f. (1861); Phyllorchis maxillaris (Rchb. f.) Kuntze (1891); Phyllorkis blumei Kuntze (1891); Phyllorkis maxillaris (Lindl.) Kuntze (1891); Bulbophyllum masdevalliaceum Kraenzl. (1904); Bulbophyllum blumei (Kuntze) J.J.Sm. (1905); Bulbophyllum ephippium Ridl. (1907); Ephippium masdevalliaceum (Kraenzl.) M.A.Clem. & D.L.Jones (2002).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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