Buxus balearica

Famiglia : Buxaceae

Testo © Pietro Puccio

Il Buxus balearica Lam. (1785) è originario del bacino del Mediterraneo dove attualmente è presente, a rischio di estinzione, in Algeria, Francia (Corsica), Italia (Sardegna), Spagna (Baleari e coste sudorientali) e Turchia; cresce sia su suoli sabbiosi che su pendii rocciosi, anche calcarei, fino a 1300 m di altitudine.

Il nome generico “buxus” è il nome latino del bosso ( Buxus sempervirens ); il nome specifico latino “balearica” = delle Baleari, fa riferimento ad uno dei luoghi di origine.

Nomi comuni: “balearic box”, “balearic boxwood”, “giant box tree”, “Majorca box”, “Minorca box”, “spanish boxwood”, “turkey boxwood” (inglese); “buis de Baleares”, “buis de Mahon”, “buis de Minorque” (francese); “bosso delle Baleari”, “bossolo gentile” (italiano); “boj balearico” (portoghese); “boj balear”, “boj de las Baleares”, “boj de Mahon”, “boj mallorquín” (spagnolo); “Balearen-buchsbaum”, “balearischer buchsbaum” (tedesco).

Arbusto o piccolo albero sempreverde a crescita piuttosto lenta, compatto, con rami tendenzialmente eretti che nella fase giovanile sono a sezione quadrata, raggiunge in coltivazione un’altezza di 2-4 m, mentre in natura vecchi esemplari in condizioni ideali possono raggiungere, ed in qualche caso superare, gli 8 m; la corteccia negli esemplari adulti è di colore grigio con striature rossastre. Presenta foglie opposte semplici ellittiche, coriaceee, con apice arrotondato o appuntito, lunghe 2-4,5 cm e larghe 1-2,5 cm, di colore verde scuro lucido superiormente, più chiaro inferiormente. In primavera, all’ascella delle foglie, compaiono le infiorescenze costituite da glomeruli di fiori unisessuali con tepali triangolari lunghi circa 4 mm di colore giallo-verdastro; il fiore femminile, generalmente solitario, presenta tre stili lunghi circa 3 mm, ed è circondato da alcuni fiori maschili con quattro stami lunghi 4-6 mm; l’impollinazione è effettuata principalmente dalle api.

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Nativo del bacino mediterraneo, il Buxus balearica è un arbusto compatto che in natura raggiunge gli 8 m d’altezza. I fiori, poco appariscenti, sono gradevolmente ed intensamente profumati. Sopporta drastiche potature e ben si presta in coltura alla creazione di siepi di confine ed alle bizzarrie dell’arte topiaria © Giuseppe Mazza

Il frutto è una capsula globosa lunga fino a circa 15 mm, deiscente, che a maturazione si apre in tre valve che terminano con gli stili ricurvi; il frutto contiene solitamente 1-2 semi oblunghi di circa 5 x 3 mm. Si riproduce per seme appena maturo in serra fredda, dove impiega da 1 a 3 mesi per germinare, o per talea semilegnosa in estate.

Specie di grande effetto particolarmente adatta, data la sua origine, a climi di tipo mediterraneo, non è per nulla esigente in fatto di suolo, potendo crescere sia in quelli sabbiosi che pietrosi, acidi o alcalini, purché ben drenanti, che di esposizione, adattandosi sia al pieno sole che all’ombra parziale. Utilizzabile per il suo fogliame denso, scuro e lucido come esemplare isolato, per siepi di confine o bordure sagomate, sopportando drastiche potature e per questo anche adatta a realizzare topiari.

Coltivato in vaso, in qualsiasi tipo di terreno purché perfettamente drenante, va innaffiato con moderazione lasciando asciugare il substrato per qualche giorno prima di ridare acqua. I fiori sono poco appariscenti, ma gradevolmente ed intensamente profumati, in particolare di sera. Il suo legno di colore bruno giallastro, durissimo ed a grana molto fine, tornibile, adatto a realizzare lavori di ebanisteria di grande pregio, è stata una delle cause del suo sfruttamento intensivo nei secoli passati.

Tutte le parti della pianta sono velenose per l’alto contenuto di alcaloidi, che arriva al 10% in peso circa nelle foglie, alcuni dei quali studiati in tempi recenti sembrano avere delle potenzialità nella cura di alcune malattie.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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