Calonectris diomedea

Famiglia : Procellariidae

 

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Testo © Pierandrea Brichetti - Ornitologo

 

 

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La Calonectris diomedea è una specie pelagica che si riproduce lungo le coste mediterranee © Pierandrea Brichetti

La Berta maggiore ( Calonectris diomedea - Scopoli, 1769) è un uccello appartenente alla sottoclasse dei Neorniti (Neornithes), all’ordine dei Procellariformi (Procellariiformes), ed alla famiglia dei Procellaridi (Procellariidae).

Gli appartenenti a questo gruppo sono uccelli pelagici che presentano molte affinità fisiomorfologiche con gli Albatros (famiglia Diomedeidae).

Posseggono ali lunghe ed appuntite, code corte e becchi robusti rivestiti di piastre cornee distinte e provvisti di due tubicini nasali appaiati.

Abilissimi volatori e nuotatori, passano gran parte della loro vita in mare.

Zoogeografia

Specie tipicamente pelagica, con areale riproduttivo circoscritto al Mediter- raneo, tranne un unico sito riproduttivo, composto da poche coppie, rinvenuto di recente sulla costa atlantica francese nella Baia di Arcachon.

La popolazione mediterranea è stimata in 142.478-222.886 coppie, distribuite principalmente nel settore centrale (Tunisia 113.720-176.750; Is. Maltesi 4100; Croazia 1000-1500; Francia 1044-1293; Italia 13.344-21.873), secondariamente in quello orientale (Grecia 5200-8300; Turchia 0-200) e occidentale (Algeria 1070; Spagna 3000-8000).

In Italia è comune nelle isole siciliane, più scarsa in Sardegna, nell’Arcipelago Toscano, nelle isole Tremiti e Ponziane.

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Una coppia nel nido. Vi sono circa 60 siti riproduttivi © Pierandrea Brichetti

Una recente revisione sulla distribuzione delle colonie indica 60 siti riproduttivi occupati, tutti su isole di varie dimensioni, tranne due sulle coste sarde. Le colonie di maggiore consistenza si trovano in Sicilia a Linosa (10.000 coppie) ed a Pantelleria (500-5000 coppie), in Sardegna sulla costa di Capo Caccia (300-1600 coppie) e nell’isola del Toro (500-1000 coppie); nell’Arcipelago Toscano sono stimate 100-1000 coppie, 300-400 nelle isole Tremiti e 220-345 nelle Isole Ponziane.

Le popolazioni, numericamente flut- tuanti o in diminuzione, sono minacciate dalla sempre crescente antropizzazione costiera, dall’inquinamento luminoso presso le colonie, dai predatori introdotti dall’uomo (soprattutto il Ratto nero - Rattus rattus ), dalla presenza di consistenti colonie di Gabbiano reale ( Larus michahellis ) nei siti riproduttivi, dalla contaminazione da idrocarburi clorinati e metalli pesanti, dalla mortalità causata da reti da pesca e palamiti nelle aree di alimentazione e dal prelievo di uova e pulli ad opera dell’uomo.

Habitat-Ecologia

Tipicamente pelagica, predilige nidificare su piccole isole al largo, dove si insedia su coste rocciose (scogliere, falesie, pietraie laviche) con anfratti, grotte e spaccature, a volte anche a qualche centinaio di metri di distanza dal mare. Localmente occupa tane abbandonate di altri animali.

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La femmina depone solo un uovo all’anno. Qui un pullus nato da pochi giorni © Pierandrea Brichetti

La Berta maggiore è specie migratrice; tra metà ottobre-metà novembre, attra- verso lo Stretto di Gibilterra, abbandona quasi totalmente il Mediterraneo per svernare principalmente nell’Atlantico orientale, tra la Mauritania ed il Sud Africa, secondariamente lungo le coste dell’ Africa nord-occidentale e nell’Atlantico occidentale al largo delle coste americane. Il transito autunnale a Gibilterra verso l’Atlantico è stimato nell’ordine di 600.000 individui. Il movimento di ritorno verso le colonie di riproduzione ha luogo in febbraio-marzo. Lo svernamento nel Mediter- raneo è molto scarso e localizzato.

Morfofisiologia

Dimensioni di un Gabbiano reale, ma subito riconoscibile durante l’abituale volo di pesca, fatto di poche battute d’ala separate da ripetute planate a pelo d’acqua con le lunghe ali tenute ad arco verso il basso. Raggiunge in lunghezza i 46 cm, con un’apertura alare di poco più di un metro ed un peso variabile tra 600-800 grammi. La testa è grigiastra chiara, le parti superiori grigio-brune, quelle inferiori biancastre, senza macchie scure su ventre o ascellari; la coda è corta e arrotondata, il becco rosa-giallastro, a parte una tacca scura presso l’apice e le zampe sono rosate. Non vi è differenza tra gli abiti stagionali e sessuali.

Le vocalizzazioni sono molto caratteristiche (ricordano vagiti e lamenti di neonati) e sono udibili al crepuscolo quasi esclusivamente nelle colonie riproduttive; le femmine hanno una voce più roca dei maschi.

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Giovane di circa un mese. Per la maturità sessuale occorrono almeno 5 anni © Pierandrea Brichetti

Il "canto" delle berte maggiori ha dato luogo in passato ad interpretazioni fantasiose e mitologiche: gli antichi credevano che le berte fossero la reincarnazione degli antenati, mentre i greci identificavano nella loro voce il grido lamentoso dei guerrieri di Diomede morti in battaglia. (non a caso nelle isole Tremiti le Berte maggiori sono chiamate Diomedee).

Etologia-Biologia riproduttiva

Specie tipicamente pelagica, passa gran parte del tempo in mare aperto e fa ritorno sulla terraferma solo per nidificare; perfettamente adattata al volo e al nuoto, sul terreno ha un’ andatura goffa e impacciata. Fortemente gregaria, anche al di fuori del periodo e delle zone di riproduzione, può formare in mare raggruppamenti di centinaia o migliaia di individui.

Si ciba di pesci, cefalopodi e crostacei, che cattura in mare con tuffi, con immersioni e inseguimenti subacquei e sulla superficie; ha l’abitudine di seguire pescherecci che lavorano il pescato durante la navigazione e di frequentare porti con elevata densità di barche da pesca, posti anche a centinaia di chilometri di distanza dai siti riproduttivi. Gli spostamenti in mare delle Berte maggiori, in relazione all’uso dell’habitat durante l’incubazione e l’allevamento dei piccoli, sono stati studiati di recente utilizzando individui equipaggiati con GPS-logger; si è evidenziato come l’esigenza di alimentare il piccolo con la dovuta frequenza porti gli adulti a frequentare aree più vicine alla colonia, anche se mediamente meno ottimali rispetto a quelle più lontane utilizzate durante l’incubazione, ma strategiche per la sopravvivenza dei giovani nati: i riproduttori dell’Isola di Linosa hanno compiuto movimenti verso sud fino alle coste libiche e tunisine, quelli delle Isole Tremiti, durante l’incubazione, hanno esplorato prevalentemente l’Adriatico nord-occidentale, seguendo soprattutto le coste italiane fino al Delta del Po.

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Areale di nidificazione: tutti i siti riproduttivi si trovano nel Mediterraneo, tranne uno sulle coste atlantiche francesi

Specie tipicamente monogama, nidifica sia in colonie, anche molto consistenti, sia a coppie sparse. Il nido, costruito sul substrato terroso o roccioso utilizzando pietre, legnetti, ossa e penne, può venire rioccupato anche per molti anni di seguito: nelle isole Tremiti una coppia, riconoscibile in quanto inanellata, fa ritorno allo stesso nido da ben 19 anni! La deposizione dell’unico uovo, di colore bianco, ha luogo tra la metà di maggio e l’inizio di giugno, le schiuse avvengono in luglio e gli involi dei giovani tra fine settembre e ottobre.

La presenza del Ratto nero ( Rattus rattus ) nei siti riproduttivi determina spesso un successo riproduttivo molto basso o nullo. La maturità sessuale viene raggiunta non prima del quinto anno di vita. Pare esistere una correlazione significativa tra il tasso di sopravvivenza e gli anni di presenza o assenza di particolari situazioni climatiche oceaniche, che determinano un raffreddamento della superficie marina; in particolare la sopravvivenza pare più bassa negli anni in cui La Niña determina un incremento delle tempeste oceaniche nelle zone di svernamento atlantiche.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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