Calotropis gigantea

Famiglia : Apocynaceae

Testo © Pietro Puccio

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Calotropis gigantea è una specie asiatica, tropicale e subtropicale, adattabile alle zone temperate calde © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Bhutan, Cina (Guangdong, Guangxi, Hainan, Sichuan e Yunnan), India, Indonesia, Iran, Laos, Malaysia, Myanmar, Nepal, Pakistan, Sri Lanka, Thailandia e Vietnam dove cresce generalmente su suoli sabbiosi in aree piuttosto aride e negli incolti, dal livello del mare fino a circa 1200 m di altitudine.

Il nome del genere è la combinazione dell’aggettivo greco “καλός” (kalós) = bello e del sostantivo “τρόπις” ( trópis) = carena, con riferimento alla forma dei segmenti della corona staminale; il nome specifico è l’aggettivo latino “giganteus, a, um” = gigantesco, con ovvio riferimento.

Nomi comuni: crownflower, crownplant, giant milkwood, mudar (inglese); aushar, oschor (arabo); akanda (bengalese); maioh, mayo,mayo-pin (birmano); niu jiao gua (cinese); arbre à soie, mudar (francese); akam, madar, safedak (hindi); belericu, erikka, yerriku (malayalam); berduri, bidhuri, merigu, remigu, sidaguri (malese); aank, akanda, madar (nepalese); arka, mandara (sanscrito); lechoso (spagnolo); arkku, badabadam, erukku, yercum (tamil); Mudarpflanze (tedesco); ekke, jilledu, mandaramu, nilledu, tellajilledu (telugu); po thuean, paan thuean, rak (thailandese); bong bong, coc may, nam ti ba (vietnamita).

La Calotropis gigantea (L.) Dryand. (1811) è un arbusto o piccolo albero sempreverde, alto fino a circa 5 m, con fusti eretti di colore grigiastro e dalle cui ferite essuda una linfa lattiginosa.

Le foglie sono subsessili, semplici, opposte, decussate, da oblungo-ovate a ellittiche con base cordata, apice appuntito e margine intero, di 6-25 cm di lunghezza e 3-12 cm di larghezza, coriacee, superiormente di colore verde chiaro, inferiormente verde biancastro, per la presenza di una fine peluria, e con nervature prominenti.

Le infiorescenze, su un robusto peduncolo lungo 5-16 cm, sono cime ombrelliformi ascellari portanti numerosi fiori, su un pedicello tomentoso lungo 2-5 cm, di colore da bianco a lilla pallido a porpora, carnosi, di 2,5-4 cm di diametro. Calice a 5 lobi di 1,5 cm di diametro, corolla a 5 lobi ovati, lunghi 1-1,5 cm e larghi 0,5-1 cm, generalmente retroflessi, corona a 5 segmenti carnosi, a forma di chiglia, lunghi 0,6-1 cm. I frutti sono follicoli ellissoidi in coppia, ricurvi, di 5-10 cm di lunghezza e 2,5-5 cm di diametro, contenenti numerosi semi ovati, piatti, lunghi circa 0,6 cm e larghi 0,4 cm, provvisti ad una estremità di un ciuffo di peli sericei, lunghi 2-4 cm, che ne favoriscono la dispersione tramite il vento.

Si propaga per seme direttamente a dimora, dove il clima lo consente, o in contenitori abbastanza alti per permettere alla radice a fittone di svilupparsi liberamente e non essere danneggiata durante il trapianto.

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L’elegante corona staminale col pistillo, vista dall’alto, merita indubbiamente l’appellativo di "kalós", in greco bello, alla radice di Calotropis, il nome scientifico assegnato a questo genere © Giuseppe Mazza

Il seme va posto appena pressato in terriccio drenante, costituito per almeno il 50% di sabbia o agriperlite, mantenuto umido, non bagnato, alla temperatura di 24-26 °C, con tempi di germinazione da due settimane a due mesi; si riproduce anche per talea e margotta.

Specie di veloce crescita che necessita di pochissime cure, richiede pieno sole e vegeta su qualsiasi tipo di suolo, purché perfettamente drenante, anche in aree degradate semidesertiche inadatte a qualsiasi altra coltivazione; resiste a lunghi periodi di siccità, al vento, alle alte temperature e agli aerosol marini.

Viene spesso utilizzata, per la fioritura pressoché continua, come esemplare isolato o per bordure, nelle zone a clima tropicale, subtropicale e marginalmente in quelle temperato-calde, dove può resistere a valori minimi di temperatura, eccezionali e di breve durata, intorno a -2 °C.

La linfa veniva utilizzata in passato nella concia delle pelli e per ricavare un colorante giallo, mentre dai rami si ricava una sottile fibra bianca molto resistente per corde, reti da pesca e stoffe, anche se ormai di uso marginale. La pianta gioca inoltre un ruolo importante nella riproduzione di alcune farfalle che depongono le uova sulle foglie che costituiscono il nutrimento per le larve.

Tutte le parti della pianta contengono sostanze altamente tossiche, tra cui glicosidi cardioattivi, come la calotropina, uno stimolante cardiaco a rapida azione, 15-20 volte più velenosa della stricnina.

Il contatto della linfa con gli occhi causa gravi irritazioni fino temporanea cecità e dermatiti con la pelle, mentre l’ingestione provoca effetti crescenti, a seconda della quantità, nella bocca e nell’apparato digerente, fino alla morte, anche se è molto difficile una ingestione involontaria in quantità letale per il sapore particolarmente amaro.

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E’ un arbusto velenoso a crescita rapida che raggiunge i 5 m d’altezza. Fioritura continua e principi attivi al vaglio della farmacopea ufficiale © Giuseppe Mazza

Varie parti della pianta sono utilizzate da tempi remoti nella medicina tradizionale per varie patologie. Indagini di laboratorio hanno evidenziato la presenza di numerosi composti bioattivi, tra cui alcaloidi, flavonoidi, glicosidi cardioattivi, steroidi e terpenoidi, ma al momento (2016) gli studi sui loro effetti terapeutici sono ancora carenti e per gran parte degli usi tradizionali non è stata effettuata una validazione clinica. La pianta è sicuramente una fonte di composti di potenziale interesse per la farmacopea ufficiale, ma necessita di ulteriori studi di laboratorio e validazioni cliniche sui singoli costituenti.

I fiori, di lunga durata, sono utilizzati nelle composizioni floreali e alle Hawaii per le classiche ghirlande di benvenuto (leis).

Sinonimi: Asclepias gigantea L. (1753); Periploca cochinchinensis Lour. (1790); Calotropis gigantea (L.) R. Br. ex Schult. (1820); Streptocaulon cochinchinense (Lour.) G. Don (1837); Madorius giganteus (L.) Kuntze (1891).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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