Calvatia excipuliformis

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Testo © Pierluigi Angeli

 

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La Calvatia excipuliformis è commestibile da giovane, finché la gleba è bianca © Giuseppe Mazza

Famiglia: Lycoperdaceae Corda (1842)

Genere: Calvatia Fries (1849)

Calvatia excipuliformis (Pers. : Pers.) Perdeck (1950)

Il nome excipuliformis deriva dal latino “excipulum” = recipiente e “forma” = forma, cioè che ha la forma di un recipiente.

Descrizione del genere

Il genere Calvatia è caratterizzato da carpofori di forma subglobosa ± schiacciata, piriforme-turbinata, o pesudostipitata. I carpofori sono composti di un involucro (peridio) che ha funzione protettiva e che racchiude la gleba (porzione fertile) e la subgleba (porzione sterile).

Il peridio è composto di un “Esoperidio”, che è lo strato più esterno del peridio, esso può presen- tarsi liscio o rotto in larghe areole lisce e piatte, forforaceo-tomentoso, finemente aculeato o verrucoso con spesse verruche piramidali, appuntite o prominenti; da un “Endoperidio” che è lo strato più interno del peridio che racchiude la gleba.

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Una Calvatia excipuliformis, spuntata da poco, coi caratteristici aculei caduchi © Giuseppe Mazza

Il colore dell’Esoperidio può essere da bianco a biancastro o ocra-brunastro, da ocra-rossastro a bruno violetto.

La gleba, inizialmente bianca, compatta per poi divenire, grazie al processo di autolisi, una massa polverosa secca contenente le spore.

Le spore sono liberate tramite un’apertura apicale “ostiolo” appositamente programmata, oppure dalla rottura dell’intero peridio.

La subgleba è una porzione che sorregge la parte fertile, ha ± la stessa struttura della gleba ma è sterile.

Può essere assente o presente, in questo caso si presenta rudimentale cioè appena percettibile o ben sviluppata e ± estesa.

Descrizione della specie

Carpoforo: corpo fruttifero alto fino a 15 cm e con un diametro fino a 10 cm.

La testa è rotondeggiante, sferica o appena appiattita, talvolta con un umbone non molto pronunciato, sostenuta da uno pseudogambo grosso e lungo, ± cilindrico, ingrossato o attenuato alla base, a volte pieghettato o anche scrobicolato, rugoso.

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Calvatia excipuliformis: basidio e spore © P. Angeli

Esoperidio: con la superficie, inizialmente bianca poi caffelatte e infine brunastra, è rico- perta da piccoli aculei caduchi che le danno un aspetto granuloso.

Endoperidio: fragile, sottile, cartaceo, non visibile poiché si rompe unitamente all’esoperidio.

Gleba: composta di una porzione fertile (situata nella parte alta del fungo) e da una porzione sterile (situata nella parte inferiore del fungo); la separazione della gleba fertile da quella sterile è segnata da uno pseudodiaframma non sempre visibile; il colore è dapprima bianco poi verdastro, a maturazione bruno-nero; polverulenta.

Habitat: cresce in estate e in autunno nei boschi radi, nei prati, in mezzo all’erba, dalla pianura fino al limite della microselva alpina.

Commestibilità: commestibile da giovane finché la gleba è bianca.

Microscopia: Spore globose, subsferiche, con il resto dello sterigma piuttosto corto fino a 2-2,5 µm, guttulate, verrucose, 4,2-5-5,5 µm. Basidi tetrasporici, clavati, senza giunti a fibbia, 13-15 × 6,5-7,5 µm.

Osservazioni: si tratta di una specie tipicizzata dalla forma ± slanciata con uno pseudogambo ben sviluppato e talvolta molto lungo.

Tuttavia questo fungo a volte può essere confuso con Calvatia utriformis (Bull. : Pers.) Jaap, che ha però la superficie esterna dell’esoperidio prima rugosa, poi cesellata, di dimensioni maggiori e le spore sono lisce al microscopio ottico; il Lycoperdon perlatum Pers.: Pers., che ha però la superficie esterna ricoperta da aculei più lunghi, detersili che lasciano sulla superficie delle cicatrici che formano un reticolo e le spore sono più piccole.

Sinonimi : Lycoperdon excipulum Per. : Pers. 1801; Lycoperdon saccatum Fr. 1825; Lycoperdon elatum Massee 1887.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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