Camellia japonica

Famiglia : Theaceae

Testo © Pietro Puccio

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Anche se in genere è più bassa, la Camellia japonica può raggiungere i 10 m d’altezza © Giuseppe Mazza

La specie è originaria della Corea del Sud e del Giappone (Honshu, Isole Ryukyu, Kyushu e Shikoku) dove cresce nelle foreste umide tra 300 e 1100 m di altitudine.

Il genere fu dedicato da Linneo al botanico e missionario gesuita moravo, Jiří Josef Kamel (1661-1706), non per aver intro- dotto la camelia, che non conosceva, in Europa, come spesso viene riportato, ma per i suoi studi sulla flora delle Filippine che firmava col nome latinizzato Camellus; il nome specifico latino “japonica” = del Giappone, fa riferimento ad uno dei luoghi di origine.

Nomi comuni: camellia, camellian rose, common camellia, japanese camellia (in- glese); shan cha (cinese trascritto); dong- baegnamu (coreano trascritto); camélia, camélia du Japon, rose du Japon (fran- cese); tsubaki (giapponese trascritto); camelia, rosa del Giappone (italiano); camélia, rosa-do-Japão (portoghese); camelia (spagnolo); japanische kamelie, kamelie (tedesco).

La Camellia japonica L. (1753) è un arbusto o albero molto ramificato a portamento verticale alto fino a 10 m, anche se di norma si mantiene molto più basso; i rami sono grigiastri, quelli dell’anno di colore bruno porpora con foglie alterne su corto picciolo (0,5-1 cm).

La lamina fogliare è ellittica o oblunga, di 5-12 cm di lunghezza e 2,5-6 cm di larghezza, coriacea, di colore verde scuro superiormente, verde pallido e punteggiata di ghiandole brune inferiormente, con la nervatura centrale, prominente da entrambi i lati, di colore giallo verdastro; i margini sono dentati e l’apice acuminato con punta arrotondata.

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Si contano 2.000 varietà. Infinite sfumature dal bianco al rosso e forme diverse © Mazza

I fiori, in inverno-primavera, sono ascellari, sessili (senza peduncolo), solitamente singoli o a coppie, di 6-10 cm di diametro, con 9-12 sepali verdi, ovati, lunghi 1-2 cm, ricoperti da un sottile tomento biancastro, e 6-7 petali obovati, lunghi 3-4,5 cm e larghi 2-3 cm, di colore bianco o rosa; i 5 petali interni sono uniti alla base per 0,5-1,5 cm di lunghezza.

Gli stami sono gialli, lunghi 2,5-3,5 cm, e l’ovario ovoide triloculare.

I frutti sono capsule globose di 3-4 cm di diametro contenenti 1-2 semi per loculo, di colore bruno, di 1-2 cm di diametro.

Si riproduce per seme, nel qual caso la prima fioritura avviene dopo 4 o più anni, margotta, da effettuare a inizio inverno, ed innesto a inizio primavera.

Il sistema più diffuso è però tramite talea in estate-inizio autunno utilizzando porzioni di ramo dell’anno, lunghe 10-15 cm, semilegnose, con quattro nodi, lasciando le foglie nei due superiori, poste a radicare in sabbia silicea o agriperlite all’ombra e in ambiente umido; la radicazione avviene in 100-120 giorni.

La Camellia japonica è la più coltivata in assoluto delle camelie ornamentali e grazie agli incroci e ibridazioni, ma anche alla facilità con cui avvengono mutazioni gemmarie in questa specie (mutazioni spontanee a livello della gemma che danno luogo ad un ramo con fiori di colore e/o forma diversi), sono state selezionate una moltitudine di varietà.

Si ritiene che ne esistano almeno 2000 dalle infinite sfumature che vanno dal bianco al rosa, al rosso, oltre che screziate e maculate, e differenti forme: a fiore singolo, semidoppio, doppio, a fiore di peonia, di anemone o di rosa. Fiori che risaltano sul suo fogliame verde intenso e lucido, di per sé di grande valore ornamentale.

Introdotta in Inghilterra nel 1739, si diffuse in Europa nella seconda metà dello stesso secolo; in Italia la prima fu messa a dimora a Caserta nel 1786, divenendo subito famosa e ben presto da Caserta si diffuse verso il nord Italia, in particolare in Toscana, dove iniziò una intensa opera di selezione e di incroci per ottenere nuove varietà.

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La fioritura è invernale-primaverile con corolle di 6-10 cm di diametro © G. Mazza

Popolarissima per circa un secolo, a fine ‘800 ci fu un calo di interesse, ma dalla seconda metà del ‘900 l’interesse è ritornato, in particolare in quelle zone climaticamente favorevoli alla sua coltivazione.

Predilige climi freschi ed umidi ed è abbastanza resistente alle basse temperature, fino a circa -10°C e ancora meno in alcune varietà, anche se i fiori si rovinano quando la temperatura scende sotto 0°C.

Preferisce terreni fertili, sciolti, ricchi di sostanza organica, ben drenati, subacidi o neutri (pH 5-7) e mantenuti umidi; la posizione ottimale è sotto leggera ombreggiatura e al riparo dal vento.

Per mantenere il terreno umido e proteggere le radici da eccessivo calore è utile predisporre una pacciamatura alla base della pianta.

Le concimazioni, moderate, vanno fatte alla ripresa vegetativa, utilizzando preferibilmente concimi organici o a lenta cessione, specifici per acidofile.

Si adatta bene alla coltivazione in vaso utilizzando terricci per acidofile con aggiunta, intorno al 25%, di sabbia silicea o agriperlite per migliorare il drenaggio, tenendo presente che, in particolare in estate, deve essere assicurata una costante umidità.

Se si utilizza acqua calcarea per le innaffiature può verificarsi un ingiallimento delle foglie (clorosi ferrica), in tal caso trattare con chelati di ferro.

Eventuali potature vanno effettuate alla fine della fioritura.

E’ abbastanza resistente alle malattie. In condizioni di colti- vazione non favorevoli può essere soggetta a malattie fungine, alcune delle quali danneggiano le foglie o i bocci ( in particolare Sclerotinia camelliae e Sclerotinia sclerotiorum ), sono utili trattamenti preventivi da effettuare a fine inverno con fungicidi da contatto a base di rame e zolfo. Va periodicamente controllata per potere intervenire prontamente in caso di attacchi di acari, afidi e cocciniglie.

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Non sono rare le forme screziate o maculate e l’olio estratto dai semi ha vari impieghi © Giuseppe Mazza

I fiori sono raramente usati come fiore reciso per la loro breve durata (2-3 giorni) e delicatezza, che rende difficile il trasporto, mentre il fogliame reciso è di lunga durata (2-4 settimane) e viene utilizzato per composizioni floreali.

I fiori in Cina vengono usati come antiemorragici ed il loro estratto ha proprietà antibatteriche. I semi contengono fino al 40% di olio ricco in acidi grassi insaturi (acido oleico, linoleico e linolenico) utilizzato nell’industria cosmetica, come lubri- ficante, ma anche ampiamente per uso alimen- tare, con proprietà antiossidanti e antibat- teriche.

Sinonimi: Camellia tsubakki Crantz (1788); Camellia florida Salisb. (1796); Thea camellia Hoffmanns. (1824); Camellia mutabilis Paxton (1836); Camellia kaempferia Reboul (1841); Camellia bonnardii Berl. ex Lem. (1842); Camellia planipetala Lem. (1865); Thea japonica (L.) Baill. (1873); Camellia tuckiana auct. (1912); Thea hozanensis Hayata (1918); Thea nakaii Hayata (1918); Camellia hozanensis (Hayata) Hayata (1919); Camellia nakaii (Hayata) Hayata (1919); Camellia wabiske (Makino) Kitam. (1950); Camellia hayaoi Yanagita ex Kusaka (1956).

 

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