Camelus dromedarius

Famiglia : Camelidae

 

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Testo © DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

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Il Camelus dromedarius sopporta i 60° C del deserto ed enormi escursioni termiche © G. Mazza

La famiglia dei Camelidi ( Camelidae ), sottordine Tilopodi ( Tylopodia, parola composta dal greco tylos: callosità e poùs: piede ), ordine Artiodattili (Artiodactyla), oltre ai cammelli ed ai dromedari, raccoglie in se il lama, la vigogna, l’alpaca e il guanaco diffusi in Sudamerica.

La famiglia dei Camelidae, è originaria dell’America del nord. Durante il Pliocene ( fine dell’era Cenozoica o Terziaria ), circa 10 milioni di anni fa, gli antenati degli attuali camelidi si spostarono sia a nord sia sud, e si evolvettero nelle attuali forme.

Quelli che allora passarono dall’America all’Asia, si trasformarono nel corso del tempo, originando l’attuale cammello a due gobbe, Cammello della Battriana ( Camelus bactrianus), dove con il termine in greco antico Battriana o Battria, s’individuava un territorio tra l’Oxus ( quello che oggi è la regione Amu Darya ), e l’Hindu Kush, che aveva per capitale Battra o Battria, corrispondente oggi a una regione nel nord dell’Afghanistan. Ma da queste forme ancestrali, che migrarono dalle Americhe all’Asia, ebbe origine anche l’altro cammello, il Dromedario o Cammello a una gobba ( Camelus dromedarius - Linnaeus, 1758 ), detto anche cammello domestico arabo.

Salvo qualche mandria ferale, cioè tornata allo stato selvatico, costituita però da esemplari discendenti da animali domestici, introdotti in Spagna, forse in Australia e nel deserto del Nevada, il dromedario è generalmente, rispetto il cammello, una specie domestica.

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Esistono varie razze di dromedari, ma il pelo è sempre nettamente più corto di quello del cammello © G. Mazza

La capacità dei cammelli, di sopravvivere nel deserto è stata sfruttata dall’uomo da moltissimo tempo. Oggi i soli individui allo stato selvatico, sono i Cammelli a due gobbe ( Camelus bactrianus ).

Il Camelus dromedarius è un po’ più alto del Camelus bactranius, ma quest’ultimo è più forte e robusto del primo, e più adatto a trasportare pesi elevati, nelle lunghe carovane del deserto come nel deserto del Gobi e Tartaro, mentre il dromedario viene più utilizzato nell’Africa Sahariana e in Medio Oriente, da popolazioni autoctone come i Tuareg e i Beduini.

Le razze domestiche attuali più note derivano da allevamenti antichissimi, poiché già in epoche preistoriche il cammello era un aiuto prezioso per l’attraversamento del deserto, e succes- sivamente anche per il trasporto delle merci e quindi del commercio.

La “via della seta”, che contempla l’attra- versamento del deserto del Gobi, nella Cina settentrionale ne è un esempio, come ben raccontato da Marco Polo nel suo leggendario libro “Il Milione” e per i beduini il dromedario ha ancora oggi un ruolo fondamentale nel commercio.

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Il manto può essere fulvo, bianco, rossiccio o pezzato © Mazza

Oggi, sia in Africa ( ad esempio con la tribù dei Dorobo-Masai tra Kenya e Tanzania, tribù di pastori che allevano anche i dromedari ) che in Asia ( ad esempio i cammelli battriani utilizzati dai mongoli nei loro villaggi rurali, ma anche nei villaggi delle popolazioni del Kazakhstan ), tali animali, sono allevati in mandrie per il latte, la carne e la pelliccia, oltre che essere utilizzati come animali da soma.

Un curiosità è che sia il Camelus dromedarius che il Camelus bactrianus non si fanno mungere quotidianamente, come una vacca da latte, ma solo quando la madre sta allattando il piccolo, per cui avere più madri con piccoli in allattamento è utile per il pastore del villaggio, che le munge, per i suoi usi, poco prima che questa cominci ad allattare il figlio.

Zoogeografia

Il Dromedario o Cammello a una gobba o Cammello domestico Arabo ( Camelus dromedarius ) è autoctono dell’Africa del Nord in tutto il Sahara e nell’Asia Minore.

Habitat-Ecologia

Ambienti estremofili, aridi, a steppa e desertici, dove si sono perfettamente adattati a temperature incredibili.

Nel Sahara si possono infatti raggiungere i 60 °C, con escursioni termiche che possono raggiungere i 60 °C tra il giorno e la notte. Qui i dromedari sono di casa, fra gigantesche “ergs”, dune alte anche fino a 200 m, su cui si arrampicano con una agilità e facilità sorprendente, che ha valso loro il nome di “nave del deserto”.

Ma lo troviamo anche in Nord Africa ( Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto ), dove oltre le ampie zone di Sahara, esistono anche zone aride e a pietraia, come nell’Atlante marocchino.

Morfofisiologia

I Dromedari ( Camelus dromedarius ), presentano zampe lunghe e slanciate che li rendono meno robusti del Camelus bactrianus, per tale ragione vengono utilizzati preferenzialmente come animali da trasporto delle persone, per la cavalcatura e anche per le gare di corsa, che sono tipiche dei Tuareg e Beduini nei deserti del Nord Africa. Hanno un pelo più raso, e una leggera lanuria intorno e sotto il lungo collo, la singola gobba è in posizione centrale sul dorso, la colorazione è nocciola con sfumature fulve più scure, ma vi sono esemplari totalmente bianchi o rossicci.

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Anatomia dell’apparato orale di un dromedario © Giuseppe Mazza

Le lunghe ciglia, come i muscoli volontari che possono chiudere le ampie narici, proteggono l’animale dalla sabbia, ed il cuscinetto che riunisce le due dita ( caratteristica convergente dei membri del sottordine Tylopodia ) ne facilita l’appoggio sulla sabbia, evitandogli di sprofondare.

Il muso è lungo, caratteristico, simile a quello dei lama. La gobba, unica, è più grande delle due del cammello, e la coda raggiunge i 40-50 cm.

Ha due premolari in più rispetto al lama, nella dentizione, che ha formula: 1/1; 1/1; 3/3; 3/3; il che significa ( vedi scheda Equus caballus per leggere la formula dentaria ), che hanno in totale 32 denti, divisi per tipo: 4 incisivi, 4 canini, 12 premolari e 12 molari.

Sia nel cammello che nel dromedario i denti sono “tubolari”, e vengono quindi definiti “tubolodentati”.

Dal suolo, fino l’estremità superiore della sua gobba singola, il Camelus dromedarius, misura 2,40 m. Può raggiungere galoppando, per brevi tratti, i 20 km/h, ma la velocità media, con carico, è di circa 3,5 km/h.

I dromedari marciano all’ambio: il che significa che portano avanti insieme i due arti dello stesso lato, spostando il peso del corpo a destra e a sinistra, alternativamente.

Il loro adattamento ad ambienti così aridi e caldi, è garantito dal fatto che possono sopportare, senza bere, periodi piuttosto lunghi di siccità.

Questo è dovuto al fatto che praticamente non traspirano. Il che significa nessuna perdita d’acqua: una strategia fisiologica vincente, che permette loro di sedersi tranquilli, senza soffrire, sotto il terrificante sole Sahariano.

Dal punto di vista fisiologico, le forti variazioni della temperatura corporea, sono un meccanismo utile ad evitare perdite d’acqua. La temperatura interna di un dromedario privo d’acqua si eleva infatti insieme con quella esterna ( come fosse un pecilotermo ). Poi di notte scende fino a 34 °C, e questo ne ritarda l’innalzamento il giorno seguente.

In termini di scambi di calore, il grasso è depositato in un solo punto, la gobba, e la restante superficie corporea funziona da radiatore che disperde il calore.

Nell’uomo il calore penetra facilmente attraverso la pelle e lo strato adiposo ne impedisce il raffreddamento. Solo l’evaporazione tramite il sudore mantiene l’equilibrio. Ma qui, gobba a parte, non c’è strato adiposo, e possono quindi perdere facilmente calorie senza sprecare acqua nel sudore.

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Un maschio innamorato gonfia la tipica membrana rosa della bocca per farsi notare © Giuseppe Mazza

La diceria secondo la quale il cammello immagazzini acqua nella gobba o nello stomaco è totalmente falsa !

Le tasche della prima concamerazione gastrica ( detta rumine ), aumentano la superficie ghiandolare, ma non sono un serbatoio d’acqua.

Inoltre, lo stomaco del cammello è diviso in quattro parti, sebbene due, l’omaso e l’abomaso, siano fuse a formare un’unica cavità, il che li rende non classificabili come ruminanti. Nel rumine, nel reticolo, e nell’omaso, vengono digeriti i materiali vegetali e vengono liberate le proteine, a loro volta demolite nell’abomaso, e il bolo scende poi nell’intestino tenue per essere assorbito.

Manca quindi la fase del rigurgito in bocca, tipica dei ruminanti come le mucche.

Spesso un Camelus dromedarius alla fine di un lungo viaggio nel deserto, dove non ha né bevuto né mangiato, quando arriva in un’oasi, dimagrito e assetato, può bere in una sola volta anche 120 litri d’acqua. E questo, con la nutrizione, gli serve a recuperare rapidamente il peso perduto.

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E se ancora non basta, emette borbottii e gorgoglii lacrimando ai feromoni © Giuseppe Mazza

I globuli rossi del sangue, di forma ovoidale, divengono allora sferici per l’assorbimento dell’acqua. Benché non facciano una vera e propria riserva d’acqua, i dromedari sono comunque molto parchi, dopo aver bevuto, nell’utilizzarla. Eliminano meno di un litro d’urina al giorno, molto concentrata, e cominciano a sudare e a perdere acqua, solo quando la temperatura ambientale supera i 40-50 °C !

In quasi tutti i mammiferi, la causa della morte per “ipertermia” è la disidratazione.

Il sangue perde l’acqua, che viene eliminata con il sudore, e diventa così denso che non può più circolare abbastanza in fretta, per trasportare l’ O2 agli organi vitali ( cervello e cuore ), e trasportare alla pelle, per essere disperso, il calore proveniente dalle com- bustioni metaboliche.

Cervello e cuore soffrono per ipossia ( basso apporto di O2 ), la curva termica corporea s’innalza, perché la pelle non può espellere il calore, e quindi sopravviene rapidamente la morte!

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L’allattamento del Camelus dromedarius dura 3-4 mesi © Giuseppe Mazza

In caso d’estrema disidratazione, un uomo può perdere fino al 12% del suo peso corporeo, e se ingerisse, tutta in una volta, una quantità d’acqua equivalente, morireb- be per indigestione idrica.

Un dromedario che ha perso il 30% del peso corporeo, non mostra invece segni di fatica !

Sono dimagriti, ma possono nutrirsi e muoversi, perché l’acqua persa proveniva in gran parte dai tessuti e non dal sangue.

Così, anche quando il corpo è disidratato, la quantità e la composizione del sangue per- mangono inalterate, permettendogli di sopravvivere!

Quando fanno il pieno d’acqua i globuli rossi del sangue, riescono a sopportare questa diluizione improvvisa, perché sono molto numerosi e possono gonfiarsi e assorbire acqua senza esplodere ( assenza di emolisi ). E quando l’acqua passa dal sangue ai tessuti, l’animale ricupera le condizioni normali. Di solito i dromedari bevono comunque solo il volume d’acqua necessario al ricupero del loro peso normale.

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Un Camelus dromedarius bianco, nato da poco © Giuseppe Mazza

D’inverno, quando le piante sono ricche d’acqua, possono fare a meno di bere, d’estate nel periodo in cui non bevono durante un viaggio, gli sono sufficienti le piante secche.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Le femmine entrano in estro ed i maschi in calore. Gli accoppiamenti avvengono nella stagione delle piogge.

Un caratteristica curiosa nei maschi non è solo la lacrimazione, una sorta di “must” come quello dell’Elefante africano ( Loxodonta africana sebbene nei pachidermi il ruolo non sia del tutto chiarito e in realtà sono all’opera ghiandole paraorbitali e temporali ), che per la verità è presente anche in periodi al di fuori del calore, tant’è che per i biologi non c’è la totale convinzione di un ruolo associato all’aspetto sessuale-riproduttivo.

Il borbottio-gorgoglio emesso dai maschi in calore, e il gonfiarsi e sgonfiarsi, di una membrana rosa, che fuoriesce dalla bocca, assumendo la conformazione di un palloncino, sono comunque due caratteristiche di attrattori sessuali curiose e specifiche.

Tali fenomeni, sono stimolati dalla presenza di femmine in estro, per opera dell’emissione dei loro ormoni vaginali e dei loro feromoni femminili.

In conclusione, per stimolare la femmina all’accop- piamento, il palloncino linguale, che fuoriesce dalla bocca, gonfiandosi e sgonfiandosi alternativamente, fungerebbe d’attrattore sessuale visivo i versi emessi dal maschio d’ attrattore sessuale acustico, e la lacrimazione da “profumo ai feromoni”.

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Due giovani e teneri dromedari amici © Giuseppe Mazza

Nei periodi d’accoppiamento, i maschi hanno un cattivo carattere e si battono frequentemente, al punto che spesso i pastori devono separarli in una sorta di grossa cabina di contenzione.

Nella femmina la gestazione dura circa un anno. I parti sono solitamente singoli e possono essere molto difficoltosi.

Le madri allattano il piccolo per 3-4 mesi, ma quest’ultimo le segue da solo, camminando già poche ore dopo la nascita.

La IUCN, ha stabilito che senza dubbio sia il Camelus dromedarius, che il Camelus bactrianus, non corrono pericoli d’estinzione per ora, anzi in alcune aree geografiche, come il continente Australiano, dove sono stati introdotti negli anni ’70 del secolo scorso, sono sfuggiti all’addomesticamento, riproducen- dosi molto bene, tanto da creare popo- lazioni molto numerose, che competono per il cibo con gli altri ungulati domestici, sfruttandone i pascoli in un territorio di per sé già arido, per cui il Governo australiano è stato costretto a farne abbattere numerosi capi.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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