Cantharellus lutescens

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Testo © Pierluigi Angeli

 

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Molto comune, il Cantharellus lutescens cresce nel tardo autunno-inizio inverno © Giuseppe Mazza

Famiglia: Cantharellaceae J. Schröter (1888)

Genere: Cantharellus Adanson (1763) : Fries (1821)

Cantharellus lutescens (Persoon : Fries) Fries (1821)

L’etimologia: dal termine latino “lutescens” = tendente al giallo, divento giallo.

Volgarmente conosciuto come finferla, pifferi, cantarelle per gli Italiani; chanterelle lumi- neuse, chanterelle jaune per i Francesi; rebozuelo anaranjado, trompeta amarilla, camagroc, rossinyolic, saltsaperretxico hori, trampeta amarella per gli Spagnoli.

Descrizione del genere

Il genere Cantharellus è caratterizzato da carpofori con cappello convesso soprattutto nei giovani esemplari, poi depresso o imbutiforme, con il margine ± nettamente lobato e frastagliato e il gambo ± centrale, pieno o cavo. Imenoforo formato da pliche o venuzze ± in rilievo e ramificate, unite tra di loro da anastomosi quasi ad avere un aspetto reticolato. Carne soda, elastica, fibrosa, fragile, con odore fruttato gradevole, talvolta acidulo. Struttura ifale monomitica, spore non amiloidi.

Descrizione della specie

Cappello: 1,5-6 cm, inizialmente convesso, poi ombelicato, fortemente depresso, imbutiforme, cavo al centro del cappello e arriva fino in fondo al gambo; margine ricurvo per lungo tempo, sottile, irregolarmente sinuoso, lobato, ondulato, talvolta increspato. Superficie della cuticola fibrosa, con fibrille radiali; il colore è giallo-bruno o rosso-bruno con il margine più chiaro.

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Taglia modesta e poca resa, ma è un ottimo commestibile per l’aroma © Giuseppe Mazza

Imenio: formato da venature basse con numerose ramificazioni anastomizzate, rugoloso, talvolta quasi indistinto, decorrente sul gambo; il colore è giallo-rosso-rosa o arancione più o meno scuro.

Gambo: 2-6 × 0,4-0,9 cm, arrotondato irregolarmente, compresso e solcato longitudinalmente, svasato in alto e rastremato in basso, cavo fino in fondo, di colore giallo-rosso, giallo-arancio, con la base più chiara, quasi biancastra.

Carne: esigua, fibrosa, elastica, tenace; di colore giallastro pallido; odore fruttato, sapore mite.

Habitat: specie molto comune, presente un po’ ovunque. Cresce dal tardo autunno a inizio inverno soprattutto nei boschi di conifera ma anche sotto latifoglia, in luoghi umidi, sovente tra il muschio.

Commestibilità: ottimo commestibile, anche se di poca resa è molto ricercato per il suo profumo aromatico.

Spore: da ellissoidali a ovali, lisce, guttulate, bianche in massa, 9,9-11,2 × 5,6-7,7 µm.

Basidi: fortemente clavati, tetrasporici, con giunti a fibbia alla base, 70-84 × 9,8-11,2 µm. Struttura del carpoforo monomitica.

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Basidi e spore di Cantharellus lutescens © P. Angeli

Osservazioni: è un fungo che cresce in luoghi umidi principalmente nei boschi di conifera, ma non disdegna neanche quelli di latifoglia, gli esemplari più grandi si trovano in mezzo al muschio, probabilmente per una maggiore umidità del terreno e una minore possibilità di essere individuati, avendo così più tempo per crescere.

La specie è caratterizzata da una silhouette particolare più o meno a forma di trombetta con il cappello più o meno bruno, il gambo giallo fin quasi alla base che è bianca. Di questa specie esistono alcune varietà e forme: la var. albidus (Bon & Pacaud) Vila, che è tutta bianca o appena crema; la fo. niveipes (Schild & Wäfler) Vila, che ha il gambo bianco; la fo. luteocomus (Bogelow) Eyssartier, che è completamente giallo arancio in tutto il carpoforo senza tonalità brune.

Una possibile somiglianza, dovuta all’esiguità della carne, potrebbe verificarsi con il Cantharellus tubaeformis Fries : Fries, ma quest’ultimo ha l’imenoforo formato da pseudolamelle ben evidenti, colori sul brunastro, bruno-giallstro, con il margine che decolora fino all’ocra, la carne grigia giallastra con un odore molto diverso, simile a muschio.

Sinonimi: Merulius lutescens Persoon (1801) (basionimo); Cantharellus aurora (Batsch) Kuyper (1990); Cantharellus xanthopus (Persoon) Duby (1830).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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