Carassius auratus

Famiglia : Cyprinidae

 

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Testo © DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

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Un elegante Carassius auratus coda a velo © Giuseppe Mazza

Il Carassio dorato o Pesce rosso o Pesce oro o Ciprino rosso, in inglese Golden fish ( Carassius auratus ) è uno dei tanti pesci afferenti alla famiglia dei Ciprinidi (Cyprinidae), ordine dei Cipriniformi (Cypriniformes), genere Carassio ( Carassius ).

Sono tra i pesci ossei (Osteichthyes) dulciacquicoli più conosciuti al mondo. Le razze selezionate dall’uomo, a scopo ornamentale, hanno vivacizzato l’acquario di tutti.

Zoogeografia

Il Carassio comune ( Carassius carassius ), è diffuso nell’Europa centrale e nell’Asia temperata, allo stato naturale; è presente, sebbene rarissimo, anche in Italia dove da lungo tempo se ne conoscono solo tre luoghi naturali di rinvenimento: presso Modena, Bologna e Palermo.

E’ una specie dal corpo giallo bruniccio.

Il Carassio dorato ( Carassius auratus ), oggetto di questa scheda, è ben più noto del Carassio comune ( Carassius carassius ). In realtà, questa specie ha come centro d’origine le acque dolci dell’Asia centro-orientale.

Habitat-Ecologia

Il Carassius auratus, come altre specie del genere Carassius, ama le acque stagnanti, spesso poco pulite e povere d’ossigeno, dove si ciba degli animali presenti nel fondale ghiaioso-fangoso e di alghe.

Grazie a queste abitudini, il Carassius auratus e i suoi congeneri, sono tra i pesci più facili da allevare in acquariologia ( ottimo inizio per i neofiti ), poiché non richiedono condizioni ambientali particolari e si accontentano di cibi vari. In cattività, possono raggiungere anche i 30 anni di vita!

Morfofisiologia

Il Carassius auratus e gli altri congeneri di Carassi ( Carassius ), sono pesci strettamente affini alle carpe, con le quali possono venire incrociati ( spesso i biologi d’acquacoltura , per produrre razze da commerciare, compiono tali incroci negli allevamenti ), a causa delle caratteristiche delle squame, della forma del corpo e delle abitudini, ma possono comunque ben distinguersi dalle carpe, per l’assenza dei barbigli e le dimensioni minori. Ancora più facile, è la loro separazione da altre specie di Ciprinidi ( Cyprinidae ); fra quelle nostrane, ad esempio, le tinche ed i barbi presentano barbigli ben evidenti, mentre i cavedani e le alborelle, hanno sagoma molto più slanciata dei Carassius.

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Una forma più rustica. E’ evidente la parentela con la carpa © Giuseppe Mazza

In natura, il Carassius auratus e il Carassius carassius, si presentano con livree bruno, bruno-verdicchio, con pinna dorsale piuttosto alta e rimanenti pinne di normale sviluppo; la coda è “dificerca”: ovvero bipartita, con punte ampiamente arrotondate.

La massima lunghezza riscontrata, è di 30 cm.

Solamente con la selezione artificiale, si sono ottenuti gli esemplari rossi e dorati molto graziosi, che tutti conoscono.

Nelle varietà più semplici da ottenere, viene modificato solamente il colore del pesce, che si presenta così: dorato, arancione, rosso e biancastro unicolore, oppure pezzato da questi colori, in rapporto e disposizioni variabili.

Questi pesci molto economici, vengono usati spesso per abbellire vasche e fontane.

Più ricercate e costose, sono invece le varietà in cui oltre ai colori, sono modificate anche una o più caratteristiche morfologiche; in realtà, si tratta di poveri esseri deformi e mostruosi, cui le assurde malformazioni prodotte dalla selezione umana, possono arrecare inconvenienti di vario genere.

Particolarmente curati sono, un ipertrofico sviluppo delle pinne e l’estroflessione del bulbo oculare; in varie razze, a pinne lunghissime e piumose, si può osservare lo sdoppiamento della coda e della pinna anale.

I bulbi oculari, inoltre, possono estroflettersi così tanto, da conferire al povero pesciolino un aspetto grottesco, queste sono le famose orande.

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Un Carassius auratus "Testa di leone" con coda a velo © Giuseppe Mazza

Le forme in cui l’occhio è rivolto in alto, vengono dette dagli allevatori “Piagnoni”, quelle in cui si volge all’esterno “Teste di drago”.

L’oranda “Testa di leone”, viene poi definita una razza, in cui si osservano voluminose tumescenze di forma irregolare sul capo; in quest’ultima varietà e nei cosiddetti “Piagnoni”, è assente la pinna dorsale.

Di tutte queste mostruosità, quella che maggiormente danneggia l’animale che la subisce è l’ipertrofia della coda e delle pinne, che impediscono un nuoto soddisfacente; esemplari di questo tipo, se allevati con pesci normali, rischiano di morire a causa della lentezza nel procurarsi il cibo.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Le femmine di Carassius auratus e gli altri congeneri di carassi, depongono un numero elevato di uova, coperte da una pellicola gelatinosa, che ne permette l’adesione alle piante acquatiche, poi fecondate dal maschio. Gli adulti non mostrano nessun tipo di cure parentali.

L’indice di vulnerabilità della specie segna attualmente 24 su una scala di 100.

Sinonimi

Carassius chinensis - Gronow, 1854; Carassius encobia - Bonaparte, 1845; Cyprinus auratus - Linnaeus, 1758; Cyprinus langsdorfii - Valenciennes, 1842; Cyprinus maillardi - Guichenot, 1863; Cyprinus mauritianus - Bennett, 1832; Cyprinus thoracatus - Valenciennes, 1842; Leuciscus auratus - Mauduyt, 1849

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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