Catasetum fimbriatum

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Catasetum fimbriatum è un’epifita o litofita delle regioni del centro America con clima spiccatamente stagionale. Forma spesso densi cespi con pseudobulbi fusiformi, di 8-20 cm e foglie di 30-35 cm decidue in inverno durante il periodo di riposo. L’infiorescenza maschile, qui illustrata, raggiunge i 25-40 cm con anche 20 fiori © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Argentina settentrionale (Corrientes, Formosa, Jujuy, Misiones e Salta), Bolivia, Brasile (Distretto Federale di Brasilia, Espírito Santo, Goiás, Mato Grosso, Mato Grosso do Sul, Minas Gerais, Paraná, Rio de Janeiro, Rio Grande do Sul, Santa Catarina, São Paulo e Trinidad), Paraguay e Venezuela dove cresce sui rami degli alberi, sui fusti di palme o sulle rocce, in zone caratterizzate da clima spiccatamente stagionale, tra 600 e 1000 m di altitudine.

Il nome del genere è la combinazione della preposizione greca “κατά” (catá) = sotto in giù e del sostantivo latino “seta, ae” = setola, crine, con riferimento alle appendici antennniformi rivolte verso il basso presenti alla base della colonna nei fiori maschili; il nome specifico è l’aggettivo latino “fimbriatus, a, um” = frangiato, con riferimenti ai margini del labello dei fiori maschili.

Nomi comuni: fringed catasetum (inglese); casco romano (spagnolo).

I Catasetum posseggono una caratteristica particolare nell’ambito della famiglia delle Orchidaceae, presentano fiori unisessuali sulla stessa infiorescenza o, più frequentemente, su infiorescenze diverse, solo raramente ermafroditi, caratteristica condivisa solo con Cycnoches, (molte specie di Mormodes hanno fiori che presentano uno spiccato dimorfismo, ma funzional- mente sono ermafroditi). Inoltre la diversificazione del sesso avviene nella fase iniziale dello sviluppo della infiorescenza in dipendenza delle condizioni ambientali, si è osservato che piante che vivono in situazioni ombreggiate con elevata umidità ambientale producono in prevalenza fiori maschili, mentre quelle in posizione molto luminosa con bassa umidità fiori femminili, in situazioni intermedie possono prodursi alternativamente fiori dei due sessi.

Il Catasetum fimbriatum (C. Morren) Lindl. (1850) è una specie epifita o litofita di grandi dimensioni che forma densi cespi con pseudobulbi fusiformi, di 8-20 cm di lunghezza e 3-5 cm di diametro, provvisti di foglie oblunghe con apice appuntito, plicate, lunghe 30-35 cm e larghe 6-10 cm, decidue in inverno durante il periodo di riposo. Infiorescenze dalla base dello pseudobulbo arcuate, pendenti, quelle maschili lunghe 25-40 cm e con numerosi fiori, fino a 20, più corte e con pochi fiori quelle femminili; i fiori sono carnosi, cerosi e intensamente profumati. Fiori maschili resupinati (con il labello in basso, sotto la colonna) con sepali e petali verde pallido soffuso e punteggiato di rosso bruno, labello giallo verdastro e colonna bianca. Sepali lanceolati con apice appuntito, di 2,8-4 cm di lunghezza e 1-1,5 cm di larghezza, petali eretti, accostati, leggermente più piccoli dei sepali, labello cordato, saccato nel centro, con margini frangiati, di 3 cm di lunghezza e 4,2 cm di larghezza, e colonna, lunga circa 2,5 cm, con alla base due antenne sensibili agli urti, lunghe circa 1 cm.

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Nel mondo dei Catasetum il sesso dell’infiorescenza dipende dalla luce e dall’umidità. La regola è fiori unisessuali su infiorescenze diverse, ma esistono varie eccezioni. Qui il fiore maschile, visto di lato e di fronte, in dettaglio, per evidenziare le molle che, appena urtate, sparano le masse polliniche sull’insetto di passaggio © Giuseppe Mazza

Fiori femminili non resupinati (con il labello in alto, sopra la colonna) di colore verde giallastro con sepali e petali ovato-oblunghi, di 2,2-2,8 cm di lunghezza e 1,2-1,5 cm di larghezza, labello saccato con margini interi ed apice appuntito, lungo 3,2-3,6 cm e largo 1,6-2 cm, e colonna corta priva di antera ed antenne. Una ulteriore particolarità che distingue il genere è l’affascinante sistema di impollinazione, quando un insetto urta leggermente la antenne poste sulla colonna dei fiori maschili, il pollinario viene catapultato in modo esplosivo, con una velocità che è stata stimata, con riprese ad alta velocità, intorno a 2 m/s, sul corpo dell’insetto cui aderisce tramite il viscidio (o retinacolo), massa vischiosa e appiccicosa collegata ai pollinidi attraverso un peduncolo. La foto che segue mostra a sinistra un fiore integro e a destra uno, sollecitato meccanicamente, che ha espulso il pollinario, visibile sul bordo del labello cui aderisce col viscidio. Si riproduce per seme, in vitro, micropropagazione e divisione, alla ripresa vegetativa, con ciascuna sezione provvista preferibilmente di 2-3 pseudobulbi.

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Un fiore sorridente, in attesa del pronubo, ed uno dall’aspetto triste perché ha appena mancato il bersaglio. Le sue due sacche polliniche gialle sono ora ben visibili, incollate al labello col viscidume appiccicoso destinato agli insetti © Giuseppe Mazza

Specie con fiori maschili particolarmente attraenti e femminili inusuali, richiede elevata luminosità, temperature medio-alte, 22-32 °C durante il periodo di crescita, più fresche, 12-15 °C, durante la stasi vegetativa, elevata umidità, 65-80 %, e ventilazione costante.

Innaffiature frequenti e abbondanti quando in piena crescita, quasi sospese durante il periodo di riposo fino a quando le nuove vegetazioni non hanno raggiunto una lunghezza intorno a 4-5 cm, dando solamente l’acqua strettamente necessaria per non fare raggrinzire gli pseudobulbi, al mattino per dare il tempo alle radici di asciugarsi prima di sera, essendo queste particolarmente sensibili al marciume nella fase di riposo; la ripresa delle innaffiature deve avvenire in maniera progressiva. Concimazioni ogni due settimane dalla primavera all’autunno utilizzando un prodotto idrosolubile bilanciato, con microelementi, a ¼ di dose di quella consigliata sulla confezione. Può essere montata su tronchi o zattere di sughero o di radici di felci arborescenti, oppure coltivata in vasi o canestri con composto particolarmente aerato e drenante che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) e carbone vegetale di media pezzatura con eventuale aggiunta di inerti. I rinvasi, quando necessari, vanno effettuati alla ripresa vegetativa.

Sinonimi: Myanthus fimbriatus C.Morren (1848); Catasetum fimbriatum var. fissum Rchb.f. (1881); Catasetum fimbriatum var. viridulum Rchb.f. (1887); Catasetum fimbriatum var. platypterum Rchb.f. (1889); Catasetum cogniauxii L.Linden (1900); Catasetum ornithorrhynchum Porsch (1905); Catasetum fimbriatum var. aurantiacum Porsch (1908); Catasetum fimbriatum var. brevipetalum Porsch (1908); Catasetum fimbriatum var. micranthum Porsch (1908); Catasetum pflanzii Schltr. (1912); Catasetum inconstans Hoehne (1915); Catasetum wredeanum Schltr. (1915); Catasetum fimbriatum var. subtropicale Hauman (1917); Catasetum fimbriatum var. inconstans (Hoehne) Mansf. (1932); Catasetum fimbriatum var. morrenianum Mansf. (1932); Catasetum fimbriatum var. ornithorrhynchum (Porsch) Mansf. (1932).

 

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