Cattleya maxima

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Nativa della Colombia, Ecuador, Perù e Venezuela, la Cattleya maxima è un’epifita, raramente litofita, cespitosa con rizoma strisciante da cui spuntano, ogni stagione vegetativa, uno o due pseudobulbi. Fiori profumati, larghi anche 14 cm che hanno dato origine a molti ibridi © Mazza

La specie è originaria della Colombia, Ecuador, Perù e Venezuela dove cresce nelle foreste costiere, dal livello del mare fino a circa 1500 m di altitudine, in aree caratterizzate da clima stagionale.

Il genere è dedicato al coltivatore e collezionista inglese William Cattley (1788-1835); il nome specifico è il superlativo dell’aggettivo latino “magnus, a, um” = grande, considerevole, con riferimento alle dimensioni del fiore rispetto a quelli delle specie dello stesso genere conosciute al momento della sua descrizione.

Nomi comuni: Christmas flower (inglese); flor de Navidad (spagnolo).

La Cattleya maxima Lindl. (1833) è una specie epifita, raramente litofita, cespitosa con rizoma strisciante da cui si originano ogni stagione vegetativa uno-due pseudobulbi clavati, appiattiti lateralmente, lunghi 10-35 cm, provvisti all’apice di un’unica foglia oblunga con apice bilobato, di 20-25 cm di lunghezza e 5-7,5 cm di larghezza, coriacea, di colore verde vivo. Le piante che crescono a basse altitudini sono generalmente grandi e robuste, quelle che crescono ad altitudini più elevate hanno dimensioni più contenute. Infiorescenza terminale eretta o arcuata, racchiusa nella fase iniziale di crescita in una brattea (spata) membranacea lunga 10-12 cm, portante 3-20 fiori, di 10-14 cm di diametro, profumati e di lunga durata, 3-4 settimane, con sepali e petali di colore da rosa a lilla e labello rosa venato di porpora con una banda gialla al centro; esistono in natura individui di colore bianco con banda gialla al centro del labello. Sepali lineari-lanceolati con apice appuntito, lunghi 6-8 cm e larghi circa 1,6 cm, petali oblungo-lanceolati, della stessa lunghezza dei sepali e larghi 3,5-4 cm, labello trilobato, lungo 5-7 cm e largo 4 cm, con lobo mediano oblungo con margine crespato e ondulato e lobi laterali ricurvi sopra la colonna, lunga circa 2,6 cm.

Si riproduce per seme, in vitro, micropropagazione e divisione, alla ripresa vegetativa, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 pseudobulbi. Orchidea che ha avuto nel tempo alterne fortune presso i collezionisti, probabilmente per i sepali e petali piuttosto stretti rispetto a quelli di altre Cattleya, ma che ha dato origine a numerosi ibridi. La specie sembra adattarsi bene a diverse condizioni di esposizione, da leggermente ombreggiata a pieno sole per alcune ore al giorno, in particolare in inverno, e di temperature, medio-alte, fino a 35 °C, in estate, con una elevata escursione termica giornaliera, più fresche in inverno, con minime notturne fino a 10 °C o poco meno; necessaria in tutte le stagioni una buona e costante ventilazione. Vanno bagnate regolarmente e abbondantemente durante il periodo di crescita, ma lasciando asciugare parzialmente il composto tra le innaffiature, utilizzando acqua piovana, demineralizzata o da osmosi inversa, diradate durante il riposo, lasciando asciugare completamente prima di ridare acqua. L’umidità ambientale deve essere elevata, 65-80%, durante la fase vegetativa, più bassa, 50-60% durante il riposo. Concimazioni in primavera-estate ogni due settimane con un prodotto idrosolubile preferibilmente bilanciato, con microelementi, a ¼ di dose di quella consigliata. Viene solitamente coltivata in vasi o canestri con un composto drenante e aerato che può essere costituito da frammenti di corteccia e carbone vegetale di media pezzatura, ma può anche essere montata su tronchi o pezzi di corteccia; rinvasi e trapianti vanno effettuati alla ripresa vegetativa segnalata dall’emissione delle nuove radici.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Cattleya malouana Linden (1855); Epidendrum maximum (Lindl.) Rchb.f. (1861); Cattleya maxima var. aphlebia Rchb.f. (1884); Cattleya maxima var. backhousii Rchb.f. (1885); Cattleya maxima var. hrubyana L.Linden & Rodigas (1885); Cattleya malouana L. Linden & Rodigas (1886); Cattleya maxima var. marchettiana B.S.Williams (1891); Cattleya maxima f. aphlebia (Rchb.f.) Roeth (2010).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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