Chroicocephalus ridibundus

Famiglia : Laridae

 

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Testo © Dr. Davide Guadagnini

 

 

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Il Chroicocephalus ridibundus ha un’ampia diffusione nell’emisfero boreale © Mazza

Il Gabbiano comune ( Chroicocephalus ridibundus - Linneus 1766) è un uccello appartenente all’ordine dei Caradriformi ( Charadriiformes ), alla famiglia dei Laridi (Laridae), al genere Chroicocephalus ed alla specie Chroicocephalus ridibundus.

Il nome del genere “chroicocephalus” deriva dal greco antico “chroia/chroa” che significa colore/colore della pelle. Per cui il termine scientifico si riferisce a un uccello la cui testa (in greco “kephale”, latinizzato “Cefalo”) può avere un certo colore che nel caso del gabbiano comune si riferisce al “cappuccio” presente nella livrea estiva, di colore marrone cioccolato.

Il termine “ridibundus”, relativo la specie, deriva dal latino e significa “sghignazzante” e si riferisce ai vocalizzi emessi da questa specie che possono essere molto rumorosi soprattutto quando gli stormi si stanno alimentando, anche al crepuscolo o di notte. Il verso più comune è costituito da uno stridente “krreearr” singolo o ripetuto con molte varianti e da un breve e tagliente “kek” o “kekekek”.

Zoogeografia

Il gabbiano comune è ampiamente distribuito in Europa, Asia e sulle coste orientali del Canada. E’ un migratore parziale ritirandosi dagli areali più nordici e maggiormente ghiacciati in inverno e rimanendo stanziale in altre zone.

Ecologia-Habitat

Il gabbiano comune ha abitudini coloniali; frequenta laghi, fiumi e loro foci, canneti, acquitrini e zone paludose in genere ma anche isole, dune costiere, saline e zone dell’entroterra. Essendo una specie opportunista è facile vederlo alimentarsi anche nelle campagne dove sfrutta le macchine agricole che lavorano il terreno per predare lombrichi , insetti e animaletti vari. Frequenta anche discariche, parchi cittadini e ambienti urbani di vario tipo dove vi sia la possibilità di reperire cibo di vario tipo ( anche somministrato direttamente dalle persone) e dove sia possibile appollaiarsi per trascorrere la notte in modo sicuro. Grazie alla grande adattabilità la distribuzione di questa specie è cresciuta. Non essendo una specie pelagica, pur frequentando le coste, è difficile trovarlo, in mare, molto al largo.

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Opportunista, frequenta le coste, ma è più comune nelle discariche che in mare aperto © Giuseppe Mazza

Morfofisiologia

Il gabbiano comune adulto (a partire dal secondo anno d’età) in estate presenta un cappuccio color cioccolato scuro che interessa la faccia e la testa in modo caratteristico.

L’occhio, che è di colore bruno-scuro, presenta un sottile cerchio perioculare di pelle rossa e un cerchio perioculare più esterno di piume bianche. Le piume bianche di quest’ultimo non fanno il giro completo mancando a livello della commissura mediana dell’occhio stesso.

Il collo, il petto e il ventre sono bianchi come la coda. La parte dorsale del corpo (dorso e quasi tutta l’ala) è color grigio chiaro. Il bordo esterno dell’ala, per una fascia che parte dall’alula e include le penne primarie più esterne, è bianco. Questo disegno è molto utile per riconoscere la specie in volo. Le punte delle penne remiganti primarie e delle remiganti secondarie più esterne sono nere; nel nero terminale delle penne primarie più mediane è presente un “pallino” bianco evidente anche ad ali chiuse. Il becco e le zampe, in questa stagione, sono color rosso.

Nel periodo invernale, la livrea, è differente; La diversità più eclatante è costituita dall’assenza del cappuccio scuro; al suo posto, sulla testa, rimangono solo due strisce (talvolta talmente leggere da essere ridotte a due macchie) grigio-nerastre verticali (a ciascun lato della testa) delle quali una arriva all’occhio e l’altra arriva alla zona del foro auricolare partendo, entrambe, dalla zona del vertice della testa. In inverno, le zampe e il becco sono rosse o rosso-bruno, la punta del becco è nera.

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Con un’apertura alare di circa 1 m è un abile volatore. D’estate la testa è cioccolato scuro © Giuseppe Mazza

Il giovane dell’anno sfoggia una livrea con la presenza di abbondante colorazione bruno-rossiccia sia sulla testa che sul dorso che sulle ali. Anche il colore grigio-nerastro è molto presente sulle piume del dorso e sulle penne copritrici e remiganti delle ali dove forma dei disegni a squama. La coda, sempre nel giovane dell’anno, presenta una banda nera terminale. Durante il primo inverno, successivo alla nascita, il giovane presenta una forte riduzione della colorazione rossiccia pur mantenendo una certa macchiettatura scura sulle ali e la barratura della coda. La colorazione, durante la prima estate successiva alla nascita, sarà simile a quella del primo inverno con l’aggiunta del cappuccio che non sarà però completo come negli esemplari adulti avendo nel marrone cioccolato una quantità variabile di bianco. Dal secondo anno di vita la livrea da adulto sarà completa. Questo uccello ha una lunghezza di circa 40 cm (37-44) e un’apertura alare di circa 94-110 cm, pesa circa 220-350 g e non vi è dimorfismo sessuale evidente; è un volatore molto abile e agile.

Etologia-Biologia riproduttiva

Il gabbiano comune ha un’alimentazione praticamente onnivora e spesso ha l’abitudine di rubare il cibo ad altri uccelli e anche a suoi conspecifici (cleptoparassitismo). Nelle zone umide e marine ricerca attivamente pesci, insetti acquatici e animaletti in genere ma le sue capacità adattative e opportunistiche gli fanno sfruttare le fonti alimentari più disparata arrivando a nutrirsi di praticamente qualsiasi avanzo alimentare reperibile nelle discariche e nelle aree urbane.

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Specie gregaria, torna sempre per riprodursi, a fine inverno, nel luogo di nascita © Giuseppe Mazza

L’areale riproduttivo di questa specie di gabbiano è molto ampio estendendosi dalla punta meridionale della Groen- landia a tutta l’Islanda, continuando attraverso la maggior parte dell’Europa e dell’Asia centrale e arrivando alla penisola della Kamchatka alla Russia e al nord-est della Cina. In America è più raro.

Si riproduce, preferibilmente in grandi colonie, nelle paludi d’acqua dolce o salmastra.

I territori riproduttivi vengono raggiunti all’inizio della primavera (Febbraio-Marzo per l’Europa); prima dai maschi che occupano i territori dove costruire il nido e successivamente dalle femmine che dovranno scegliere i compagni. L’accoppiamento è in genere preceduto dal rigurgito di cibo da parte del maschio che viene donato alla femmina. Le coppie formate diventano territoriali difendendo la zona dove verrà ubicato il nido , la superfice difesa sarà di alcuni metri quadrati.

Il nido è costituito da una coppa di materiale vegetale discretamente costruito, le uova (1-3 per covata) vengono deposte tra Aprile e Maggio. Le uova hanno una colorazione bruno-senape e sono macchiettate di marrone; la cova dura 22-26 giorni. I pulcini, che già dai primi giorni di vita hanno occhi aperti e sono in grado di spostarsi dal nido, vengono nutriti con pesce e cibo di altro tipo rigurgitato dai genitori. I neonati hanno una colorazione bruno-rossiccia con riflessi giallastri e sono totalmente macchiati di nero. Questa colorazione mimetica assieme alla capacità di nascondersi e appiattirsi al minimo segnale di pericolo li aiuta nel difendersi dai predatori. Le colonie riproduttive possono contare da alcune coppie a migliaia di esemplari. Gli adulti tendono a tornare per riprodursi nelle colonie dove sono nati.

Sinonimi

Larus ridibundus - Linnaeus, 1766.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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