Cichorium intybus

Famiglia : Compositae

 

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Testo © Eugenio Zanotti

   

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Il Cichorium intybus ha una distribuzione vastissima fino a 1200 m di quota © Giuseppe Mazza

Il genere Cichorium L. comprende una decina di specie.

La cicoria o radicchio selvatico ( Cichorium intybus - L. 1753 ) è pianta cosmopolita, diffusa in tutte le zone del mondo, fatte salve quelle desertiche e ghiacciate, dalla pianura alla montagna fino ai 1200 m di quota, nei luoghi incolti, lungo i bordi delle strade, nei campi a riposo, in terreni tendenzialmente asciutti e a reazione alcalina.

Il nome del genere "cichorium" deriva al greco antico "kikhéo", io cerco, io trovo, e da "oros", monte, oppure anche margine, per l’habitat. Altri fanno risalire il nome al termine arabo "chikouryeh" che indicava la pianta.

Il nome della specie “intybus” è l’antico nome della cicoria secondo Plinio, di origine incerta, forse derivato dal greco "éntybon".

Pianta erbacea bienne o perenne, molto polimorfa, a fusto eretto o prostrato-ascendente, rigido, cavo internamente, striato, più o meno zigzagante, ramoso-divaricato, a volte quasi glabro ma più spesso setoloso per peli rivolti in basso, alto 20-140 cm.

Radice a fittone, lunga, robusta, grigio-giallastra o giallo-rossastra a polpa bianca, con sapore marca- tamente amaro.

Foglie basali molto giovani spesso a lamina solo dentata, picciolate, più mature per lo più roncinate (con segmenti ad apice ricurvo verso il basso come nella lama della roncola), più o meno peloso-ruvide, in rosette, di frequente soffuse di rossastro specie sulla nervatura principale. Lungo il fusto sono disposte in modo alterno.

Capolini multiflori, riuniti a 1-5 in gruppi ascellari sessili, che compaiono da giugno ad ottobre. Fioritura estivo-autunnale; fiori con ligule azzurre (molto raramente bianche o rosee) che si schiudono al mattino e si volgono verso il sole, richiudendosi col tempo cattivo e nel tardo pomeriggio.

Il polline della cicoria può dare allergie (febbre da fieno). I frutti sono acheni bruno-chiari di 2-3 mm, di forma ovale-piramidata, sormontati da una coroncina di pagliette brevissime.

Cresce ai margini dei campi e delle strade, orti, rudereti. E’ specie indicatrice della presenza di calce e/o di argilla nel suolo. Per gli impieghi erboristici si raccolgono le radici in autunno e all’inizio della primavera.

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I capolini, con ligule generalmente azzurre, si aprono al mattino col sole per chiudersi nel pomeriggio © G. Mazza

Contengono numerose sostanze: il glucoside amaro cicorina, lattucina, intibina, arginina, colìna, inulina, acido dicaffeiltartarico, mannite, destrosio, levulosio, resine, mucillagini, sali minerali (specialmente di calcio e ferro), vitamine B,C,P,K, che conferiscono a questa pianta proprietà stomachiche, depurativo-drenanti, diuretiche, ipoglicemizzanti, stimolanti del fegato e della bile, dimagranti, amaro-toniche e lassative.

E’ tradizionale, lo sciroppo di cicoria composto con rabarbaro, ottimo lassativo gradito anche ai bambini e privo di effetti collaterali. Le foglie fresche sono impiegate per cataplasmi per curare la cute ulcerata. La cicoria è assai nota anche per la sua radice tostata che fornisce un buon surrogato del caffè che ebbe la massima fama due secoli orsono: nel 1882 si contavano in Europa ben 130 stabilimenti che producevano il cosiddetto “caffè olandese” o "caffè prussiano", i primi, risalenti ai primi decenni del 1800, furono costruiti poco dopo il blocco continentale napoleonico (1802) che impedì le importazioni anche di caffè, altri ne sorsero per lo stesso motivo durante la seconda guerra mondiale. E’ la famosa "ciofeca" che il principe De Curtis, in arte Totò, amava ricordare nelle sue straordinarie battute, salutare e priva di caffeina, quindi adatta anche ai bambini ed agli ammalati, e che ancora oggi compare sugli scaffali dei supermercati come nei grandi vasi di vetro di vecchie spezierie. Dalla tostatura delle radici si sviluppano infatti oltre 30 sostanze, fra cui l’acetofenone, presente anche nell’aroma del caffè.

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Il polline dà allergie. Dalla radice si ricava un surrogato del caffé © Giuseppe Mazza

Le foglie giovani, specialmente quelle di varietà arrossate (ricche di salutari antocianìne) vengono largamente coltivate come ortaggio da consumare fresco o, più spesso, cotto. Particolarmente pregiate sono la cicoria "Barba di cappuccino", di origine Belga, e le nostre "trevisana", "spadona", "variegate di Castelfranco e di Chioggia", "bianca di Milano", “cicoria brindisina”, “rosa di Gorizia”, ecc., e la celebre "cicoria da radice amara di Soncino".

Le foglie della cicoria "selvatica", sono inoltre un ottimo nutrimento per gli animali da cortile e, come viene ricordato in un testo di agronomia ottocentesco, "... è appetita dal bestiame e serve da condimento nel fieno."

L’altra specie affine, la Cicoria endivia ( Cichorium endivia L.), che condivide parte dell’areale della cicoria, è molto coltivata e fornisce la nota verdura "endivia" o "scarola".

Le foglie più tenere della cicoria selvatica vanno raccolte in primavera e si possono mescolare alle insalate miste, con quelle mature, più amare, si preparano minestroni e zuppe, oppure dopo lessatura, si usano per le frittate.

Questa pianta era già conosciuta al tempo dell’antico Egitto ed è citata nel papiro di Ebers (circa 1550 a.C.).

Come verdura era tenuta in grande considerazione e non mancava sulle mense dei Romani, consumata in grandi quantità durante i famosi pasti luculliani perché erano note le sue proprietà.

Anche sulla tavola dei poveri di allora la cicoria non mancava come ricorda Orazio: "Me pascunt olivae, me cichorea, levesque malvae ...".

Un decotto salutare si prepara con 1 cucchiaio di radice secca in 200 ml di acqua bollente per 15 minuti e si beve tiepido mezz’ora prima dei pasti principali.

Sinonimi: Cichorium commune Pallas (1776); Cichorium sylvestre Lam. (1779); Cichorium rigidum Salisb. (1796); Cichorium perenne Stokes (1812); Cichorium glabratum Prelsl (1826); Cichorium cicorea Dumort (1829); Cichorium hirsutum Gren. (1838); Cichorium byzantinum G.C.Clementi (1857); Cichorium casnia G.B. Clarke (1876); Cichorium intybus subsp. glabratum (C.Presl.) Arcang. (1882).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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