Ciconia ciconia

Famiglia : Ciconiidae

 

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Testo © DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

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Una Cicogna bianca ( Ciconia ciconia ) col piccolo nel nido © Giuseppe Mazza

Le Cicogne, genere Ciconia, sono dei grandi trampolieri, distinti dalle altre specie europee per le grandi dimensioni del becco lungo, appuntito e nel contempo robusto e massiccio.

Per il resto, sono uccelli abbastanza simili agli Aironi, famiglia Ardeidae, ma tutte le parti del corpo mostrano un’apparente maggior solidità e fra queste, soprattutto il collo, che è manifestamente più robusto.

Nelle zampe, inoltre, il dito posteriore, invece di trovarsi allo stesso livello delle altre dita, è inserito nettamente più in alto.

Ancora più facile è per i biologi ornitologi, riconoscere le cicogne dagli aironi in volo, dato che mentre le prime volano con il collo teso, i secondi lo mantengono raccolto contro il corpo.

Vi sono in Europa due specie di cicogne, la Cicogna bianca o europea, che tratteremo in questa scheda ( Ciconia ciconia - Linnaeus, 1785 ) e la Cicogna nera ( Ciconia nigra ), simili tra loro per forma e dimensioni, ma facilmente distinguibili per il colore della livrea.

Sono anche abbastanza differenti i comportamenti tra queste due specie peraltro strettamente affini filogeneticamente, soprattutto nei confronti dell’essere umano.

La Cicogna bianca ( Ciconia ciconia ) è una specie afferente alla classe degli Uccelli ( Aves ), sottoclasse Ornituri ( Ornithura ), superordine Carenati ( Carenata ), ordine Ciconiformi ( Ciconiiformes ), famiglia Ciconidi ( Ciconidae ), genere Cicogna ( Ciconia ).

Zoogeografia

La cicogna bianca è di gran lunga la specie più nota del genere. Questi uccelli sono dei volatori resistentissimi, compiono lunghe migrazioni stagionali, spostandosi in ampie formazioni a V rovesciata. L’estate la passano nell’Europa centrosettentrionale, dove nidificano, per poi trasferirsi d’inverno, nei quartieri di svernamento in Africa.

I biologi hanno ormai da qualche decennio confermato che le cicogne, nello specifico la cicogna bianca, migrano in Africa non per sottrarsi al freddo dell’inverno Europeo, che potrebbero benissimo sopportare ( come testimoniano gli esemplari tenuti all’aperto nei giardini zoologici ), ma per potersi procurare del cibo in quantità sufficiente.

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Le cicogne sono mute e si salutano battendo il becco © Giuseppe Mazza

Ecologia-Habitat

Questa specie ornitica si trova in genere nelle aperte campagne, sia in prossimità di stagni, pantani e zone umide a canneto, che nei centri urbani; in Africa non è raro vederla anche in prossimità della savana dove ci sono piccoli corpi d’acqua.

Questa specie si è fatta notare, sin dai tempi antichi, per la dimestichezza che ha con le abitazioni umane. Per costruire i suoi grandi nidi, preferisce infatti agli alberi, i tetti ed i comignoli delle case.

Questa sua abitudine, unita alla sua provata fedeltà coniugale ( è infatti una specie monogama, a coppia stabile, che si scioglie solo con la morte di uno dei due partner ), alla perseveranza con cui ogni anno fa ritorno al suo vecchio nido e alla sua opera di cacciatrice di animali nocivi per l’essere umano e l’agricoltura, l’ha resa da sempre ben accetta dall’uomo, che in ogni epoca ha considerato di buon augurio la sua presenza sul tetto della propria abitazione e delittuosa la sua uccisione.

Anche dal punto di vista etnologico e delle leggende, questo uccello viene associato alla nascita dei bambini, ad eventi cioè di buon auspicio.

Attualmente gli abitanti dei paesi settentrionali dell’Europa, in particolare gli olandesi ed i tedeschi, non solo tollerano la presenza delle cicogne sulle proprie case, ma ne favoriscono l’insediamento collocando sul tetto casse o copertoni, per facilitare a questi uccelli l’allestimento dei nidi. E negli ultimi anni, anche in Italia, Francia e Spagna si sta verificando un fenomeno analogo.

Questi splendidi trampolieri inoltre, sono molto socievoli e facilmente addomesticabili se allevati da giovani; ma non resistono all’innato e forte istinto della migrazione che li spinge a involarsi in autunno, per unirsi alle vaste schiere di cicogne selvatiche.

Con la bella stagione, però, tornano invariabilmente al punto di partenza e si dimostrano liete di riprendere la vita domestica, mostrando la loro gioia con secchi rumori che producono sbattendo i due rami del loro grosso becco rosso, un fenomeno che gli etologi anglosassoni chiamano “Bill Clattering”. Il medesimo suono viene prodotto ogni qualvolta un maschio fa ritorno al nido, dopo aver ricuperato un po’ di cibo, la cicogna infatti non può emette versi perché è muta.

E’ una specie praticamente onnivora. Si nutre sia d’anfibi che di pesci, d’invertebrati acquatici e terrestri, grossi insetti, rettili come lucertole ( quando è in Africa anche coccodrilli appena nati ) e piccoli roditori, integrando la dieta con bacche, semi e germogli. Si nutre anche di carogne da spolpare, ed in Africa non è raro vederle intorno a grossi vertebrati morti, dopo aver scacciato anche i temibili avvoltoi.

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In autunno migrano verso l’Africa, non per il freddo, ma per mancanza di cibo © Giuseppe Mazza

Morfofisiologia

Il piumaggio della cicogna bianca è effettivamente bianco, su quasi tutto il corpo, ma è molto ben evidente un’ampia fascia nera sulle copritrici e remiganti.

Le zampe e il becco, invece, sono di un bel colore rosso acceso.

La lunghezza totale raggiunge il metro, di cui quasi 20 cm spettano al becco e circa 25 alla coda.

Non presenta caratteri di dimorfismo sessuale.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Entrambi i genitori di questa specie ornitica, dedicano cure omoparentali assidue all’allevamento della prole.

Al sopraggiungere della primavera ( marzo-aprile ), entrambi i genitori costruiscono un grosso nido, fino a 1-1,5 m di diametro. In campagna aperta usano come supporto un albero o una roccia, altrimenti, come accennato, i comignoli dei camini, i tetti delle abitazioni e persino i tralicci della rete elettrica.

Il nido è costituito di rametti, fuscelli e fango. La femmina vi depone 3-4 uova grandi, di colore bianco sporco, che vengono covate da entrambi i genitori per 35-38 giorni. Dopo la schiusa sia il maschio che la femmina si prendono cura della prole, pensando al loro nutrimento. I nidiacei imparano a volare all’età di circa 70-75 giorni.

La IUCN indica uno status di "rischio minimo".  

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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