Cirsium arvense

Famiglia : Compositae

 

 

Testo © Jean-Marc Reboul

 

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Traduzione in italiano di Gianfranco Colombo

 

 

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Anche se adorna spesso i nostri pascoli alpini, il Cirsium arvense è una infestante d’origine euroasiatica © Giuseppe Mazza

Il ben noto Cardo campestre o Cirso comune o Navone ( Cirsium arvense - (L.) Scopoli ) è una pianta perenne infestante appartenente alla vasta famiglia delle Asteraceae che raggruppa circa 23.600 specie.

Sebbene abbia caratteristiche molto vicine al carciofo ed al cardo coi quali condivide il medesimo numero di cromosomi, (2n=34) il cirso dei campi non è assolutamente amico dell’uomo. Oltre che ad avere il potere di irritare la nostra pelle, riesce nel medesimo tempo ad irritare sia gli agricoltori che gli orticultori di molti paesi.

Se si dovesse indire un campionato fra le erbacce che pungono e fanno grattare, il gruppo dei cardi potrebbe ambire senza alcuna difficoltà al podio. Quando questi invasori si sono installati sul vostro terreno, diventa praticamente un problema camminare a piedi o gambe nude, stendersi placidamente nell’erba ad ammirare il vostro giardino e le vostre colture e opersino di brucare in pace … se siete vacche o montoni.

Per combattere efficacemente queste specie e per levarsele di torno, il miglior modo è conoscerle a fondo.

Ecco quindi la carta d’identità di uno dei suoi peggiori rappresentanti : il Cirsium arvense … e soprattutto nessuna pietà se ve lo trovate fra i piedi.

L’etimologia del genere Cirsium deriva dal greco “kirkos” = varici, vene varicose ed anche da kirsion l’antico nome di un cardo che veniva appunto usato per curare questa patologia. In alcune regioni è ancora chiamato volgarmente erba delle varici.

Dal latino deriva invece il nome della specie arvense = dei prati, appunto per indicare l’ambiente dove vive.

Tantissimi sono i modi con cui viene popolarmente soprannominato in Europa vista la sua vasta diffusione.

In Francia, cirse des champs, le mal aimé, chardon hémorrhoïdal, chardon des vignes, sarrète des champs, in Italia stoppione minore, scardaccione, spione, cardo campestre, in inglese Creeping Thistle e stranamente anche Canadian Thistle ( pianta peraltro sconosciuta nel passato in quel Paese ) ed in tedesco Acker- Kratzdistel.

Dal punto di vista tassonomico appartiene alla sottofamiglia Cardueae ( = Cynareae ), caratterizzata da fiori tubulari rosa, blu o porpora. Il genere Cirsium conta circa un centinaio di specie nell’emisfero nord, caratterizzate, come nel nostro caso, dalla presenza di spine e pappi piumosi. Cirsium arvense è una pianta tipicamente euroasiatica che cresce nell’Europa, nel medio Oriente fino alla Siberia e Giappone e nel nord del continente africano. In Italia è ampiamente diffusa su tutto il territorio con colonizzazioni in quota fino a livelli subalpini. Negli altri continenti è stata accidentalmente introdotta dall’uomo. Nel Nord America è infestante delle coltivazioni statunitensi e canadesi mentre nel sud del continente il Brasile è il più colpito.

E’ una pianta molto comune con un piano vegetativo che va dalla pianura al livello collinare e di montagna (subalpino). Ama i prati, i camminamenti, i luoghi incolti con macerie e rovine ed anche aree a coltivazione intensiva.

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Può raggiungere i 150 cm con un fusto ramificato. Le radici mostrano all’inizio un fittone verticale dal quale si diramano rizomi striscianti che sopravvivono alle intemperie e diffondono la pianta © Mazza

E’ una pianta eliofila che ama la luce e preferisce i suoli neutri e sufficientemente ricchi di nitrati. Pianta avventizia molto invadente e dannosa per le colture agricole, si propaga molto velocemente con i suoi rizomi difficoltosi da estirpare e nei suoli coltivati, soggetti a lavorazione agricola, si riproduce perfino per singoli frammenti di radice.

L’arrivo della pianta è casuale ed improvvisa. La si rinviene sui terreni coltivati come se fosse stata volutamente seminata e si moltiplica improvvisamente a dismisura.

Queste piante sono moleste per le colture in quanto sfruttano e detraggono a loro favore acqua e luce.

Possono essere anche portatrici di numerosi pericoli e trasmettere delle malattie nocive alle colture. L’impatto economico di questa concorrenza si manifesta a breve termine, con una netta diminuzione della resa agricola ed a lungo termine, con l’aumento a dismisura della sua presenza a seguito della continua disseminazione al suolo dei loro semi.

In più il costo del diserbo chimico rappresenta una delle principali spese per l’agricoltura, in particolare nel caso delle coltivazioni della colza o delle barbabietole da zucchero. Fra i nemici delle grandi colture, queste erbe infestanti occupano uno spazio molto importante.

Morfologia

Il cirso dei campi è una pianta erbacea perenne molto diffusa, resistente, dalle foglie spinose e con i fiori in capolini color lilla.

Raggiunge un’altezza di 50-120 cm con punte fino a 150 cm, con fusto eretto e ramificato nella parte superiore, non alato, inerme, lanoso in alto e glabro in basso. Ha foglie caulinari sessili, qualche volta leggermente decorrenti, mai avvolgenti, rade, verde intenso, glabre superiormente, da verdastre a grigio pubescenti nella faccia inferiore, oblunghe-lanceolate, dentate sui bordi, pennatifide o pennato partite, dai bordi ciliati spinosi.

Involucro ovoide o subcilindrico, glabro o quasi, con fillari (brattee involucrali) mediani ed esterni lanceolati, appuntiti, eretti e con l’apice rivolto un poco verso l’esterno. Capolini piccoli, unisessuali (la pianta è quasi sempre dioica), in panicoli corimbiformi, fiori tubulosi porporini ed odorosi (luglio-settembre).

E’ una pianta mellifera che attira sirfidi e farfalle impollinatrici e che a maturità porta nei capolini un grosso ciuffo setoso bianco (i pennacchi). I frutti del cirso dei campi sono degli acheni allungati muniti di un pennacchio setoso e piumato (pappo), facilmente disseminati dal vento (anemofili). E’ un frutto molto appetitoso per un notevole numero di specie di uccelli granivori che frequentano assiduamente questi campi a fine estate in particolar modo molti fringillidi, verdoni, fanelli e soprattutto il Cardellino ( Carduelis carduelis ) che col suo lungo becco appuntito si è specializzato nell’esrtazione, in autunno-inverno, dei semi difficilmente accessibili come quelli dei cardi e del Cirsium arvense.

Le radici mostrano all’inizio un fittone verticale dal quale si diramano radici laterali striscianti (rizoma biancastro, orizzontale e profondo) che portano numerosi germogli avventiziche garantiscono la perennità alla pianta

Questo sistema radicale comporta una forte espansione nella crescita della pianta, fino a formare dei cerchi più o meno circolari e sempre più estesi.

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I capolini, ricchi di nettare, sono impollinati da api e farfalle © Giuseppe Mazza

E’ una pianta geofita, con i germogli portati dai rizomi sotto il livello del suolo. La parte aerea della pianta sparisce durante la brutta stagione e gli organi di sopravvivenza che sono nel suolo possono resistere a condizioni anche difficili. Questi danno poi origine in primavera a delle rosette che producono degli steli eretti che possono crescere anche 3 cm al giorno.

Nemici naturali

Il cirso è parte integrante del menu del topo campagnolo ( Microtus sp ). Le mucche non lo brucano affatto ma prima della fioritura e quando non ancora ben sviluppato, può essere apprezzato dagli asini. Il cardo campestre è attaccato da una quarantina di specie di insetti, di cui una metà colpisce i tessuti interni delle parti aeree (colletto, fusto, foglie e capolini) e l’altra metà i tessuti esterni mentre un numero ridotto attacca direttamente le radici. Alcuni sono acari eriofidi (Eriophyoidea) della specie Aceria anthocoptes oppure parassiti del tipo Urophora cardui (L.1758) o afidi ( Aphidiidae ). Degno di curiosità anche un curculionide classificato nella tribu dei Lixini, il Larinus planus, originario dell’Europa centrale e orientale fino al Caucaso comprese Danimarca e sud della Norvegia, diffuso accidentalmente negli anni 70 anche nel nord America e che ora è utilizzato per la lotta contro l’invasione del cirso dei campi ed anche del Cirsius undulatum, un cardo endemico del centro e dell’ovest di questo continente.

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I semi contengono alcaloidi tossici, ma d’inverno sono una preziosa risorsa alimentare per molti granivori, specialmente i cardellini © Giuseppe Mazza

Raccolta ad uso culinario

In via generale tutte le specie di cirso quando giovani, con rosette appena spuntate, hanno i gambi e le nervature centrali delle foglie commestibili, in particolare quelle del Cardo giallastro (Cirsium oleraceum) chiamato dagli inglesi appunto il cardo cavolo.

La difficoltà sta nel porre attenzione a non pungersi. Tutti i gambi giovani sono buoni consumati da crudi, fino a quando sono teneri. Come è per il carciofo, il loro sapore può essere a volte dolce o salato.

Proprietà medicinali

Come tutti i cirsi, questa pianta è poco utilizzata a scopo medicinale. Gli acheni contengono degli alcaloidi tossici e nelle parti sotterranee è presente anche l’inulina un comune oligo- saccaride, tipico delle Asteraceae.

Il cardo dei campi contiene inoltre un glucoside che dà, sotto l’azione dell’enzima dell’acido cianidrico, un secondo glucoside, la tiliacina, la stessa presente nei fiori del tiglio. I fiori contengono inoltre del caglio come quello presente in altri cardi, il medesimo usato per coagulare il latte. Recentemente un processo ha permesso di ricavare dal Cirsium arvense un enzima proteolitico coagulante a base di C-proteasi.

Si sono determinate le proprietà fisiche, chimiche e biochimiche di questo estratto comparandole con quelle del caglio e la C-proteasi si è dimostrata la più resistente al calore di tutti gli enzimi coagulanti conosciuti al giorno d’oggi.

A temperature comprese fra i 30 ed i 50 °C, l’enzima ottenuto si comportava in modo simile a quello del caglio. Pertanto rivelava delle proprietà proteolitiche marcate al di sopra dei 50 °C e, a partire dai 60 °C l’aumento dell’azoto non proteico cresceva proporzionalmente nel tempo. L’attitudine dalla C-proteasi nell’idrolisi delle proteine a circa 100 °C, può essere di grande utilità e pertanto il Cirsium arvense rappresenta una materia prima poco costosa e facile da reperire per la produzione di un preparato enzimatico. (S. POZNANSKI, A. REPS and ELZBIETA DOWLASZEWICZ, Proprietà coagulanti e proteolitiche della proteasi estratta dal Cirsium arvense ) Instituto di Genetica e Biotecnologia Alimentare – Università Agraria di Olsztyn.

Sinonimi

Serratula arvensis L.; Carduus arvensis ; Cnicus arvensis ; Breea arvensis Less; Breea incana (Gmel.) W.A. Weber; Carduus arvensis (L.) Robson ; Cirsium incanum (Gmel.) Fisch; Cirsium setosum (Willd.) Bess. ex Bieb.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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