Cissus quadrangularis

Famiglia : Vitaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Cissus quadrangularis è originario dell’Africa e dell’Asia tropicale dove cresce nelle savane, foreste secche decidue e in genere zone semiaride fino a circa 2000 m di quota. I giovani germogli e le foglie, caustiche e dal sapore acre, ricche in vitamina C, carotene e calcio, sono localmente consumate come verdura. Virtù medicinali © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Africa (Angola, Benin, Camerun, Ciad, Costa d’Avorio, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia, Kenya, Mali, Malawi, Mozambico, Nigeria, Repubblica Centroafricana, Senegal. Somalia, Sudafrica, Sudan, Tanzania, Zaire e Zimbabwe) e Asia (Arabia Saudita, Bangladesh, Filippine, India, Indonesia, Malaysia, Myanmar, Oman, Pakistan, Sri Lanka e Thailandia) dove cresce nelle savane, nelle foreste secche decidue e nelle aree semiaride dal livello del mare fino a circa 2000 m di altitudine.

Il termine generico deriva dal nome greco dell’edera “κισσός (cissos); il nome specifico è l’aggettivo latino “quadrangularis” = quadrangolare, con riferimento alla forma del fusto.

Nomi comuni: adamant creeper, bone-setter, cactus vine, climbing cactus, edible stemmed vine, veld grape (inglese); harbhanga, hasjiora (bengalese); cissus de Galam, raisin de Galam, vigne de Galam (francese); hadjod, harjora (hindi); sunduballi (kannada); channamparanta, peranta (malayalam); hadachud (nepalese); asthisanhari, vajravalli (sanscrito); hirassa (singalese); perandai, piranthai (tamil); nalleru (telugu)

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Le infiorescenze, rosse in crescita, sono ombrelle composte su un corto peduncolo opposto alle foglie © Giuseppe Mazza

La Cissus quadrangularis L. (1767) è una specie erbacea perenne, decidua, procombente o rampicante, ramificata, che può raggiungere una lunghezza di alcuni metri ancorandosi ai supporti mediante cirri semplici opposti alle foglie. Fusti succulenti di colore verde ristretti ai nodi, distanti tra loro 10-20 cm, a sezione quadrangolare, larga 0,5-2,5 cm, con bordi sporgenti marginati di bruno rossastro. Le foglie, su un picciolo lungo 0,5-2 cm, sono alterne, piuttosto carnose, generalmente semplici, ovato-cordate con apice ottuso e margine intero o crenulato-serrato, a volte trilobate, lunghe e larghe 2-6 cm, di colore verde chiaro, di breve durata sulla pianta, 2-4 mesi, con la funzione clorofilliana svolta per gran parte dai fusti. Le infiorescenze, su un peduncolo opposto alle foglie lungo 1-2,5 cm, sono ombrelle composte portanti minuscoli fiori bisessuali verdastri o bianco-rosati con calice con 4 piccoli denti, lungo circa 1 mm, corolla a 4 petali oblungo-ovati con apice appuntito, retroflessi, precocemente decidui, lunghi circa 2 mm, e 4 stami opposti ai petali. I frutti sono bacche globose carnose, dal sapore particolarmente acido, di 0,7-1,2 cm di diametro, inizialmente di colore verde, poi rosso scuro a maturità, contenenti un seme obovato di 0,4-0,6 cm di diametro.

Si riproduce per seme, in terriccio drenante mantenuto umido alla temperatura di 24-26 °C, e per propaggine, margotta e talea di fusto con 2-3 nodi.

Specie ampiamente diffusa nelle aree più aride dell’Africa e dell’Asia, viene a volte coltivata per scopi ornamentali in pieno sole e su suoli perfettamente drenanti, anche poveri, da leggermente acidi a leggermente alcalini, nelle regioni tropicali e subtropicali semiaride e marginalmente in quelle temperato-calde più miti in posizione riparata dalle piogge invernali. Più spesso viene allevata in vaso dai collezionisti di succulente, in pieno sole o comunque alla massima luminosità possibile, con innaffiature molto moderate in inverno e valori minimi notturni di temperatura non inferiori a 10 °C.

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I minuscoli fiori bisessuali, verdastri o bianco-rosati, hanno una corolla a 4 petali oblungo-ovati con apice appuntito, retroflessi, precocemente decidui, lunghi circa 2 mm © Giuseppe Mazza

I giovani germogli e le foglie, nonostante siano caustiche e dal sapore acre, ricchi in vitamina C, carotene e calcio, sono localmente consumati come verdura; dai fusti e dalle radici vengono inoltre ricavate robuste fibre. Tutte le parti della pianta sono utilizzate da tempi remoti nella medicina tradizionale, in particolare indiana, per le supposte proprietà analgesiche, antiossidanti, antimicrobiche, gastroprotettive e per gli effetti positivi nella obesità, osteoporosi e nei processi di guarigione delle fratture, sono in corso studi di laboratorio per verificarne le proprietà, gli effetti collaterali ed isolare i principi attivi presenti.

Sinonimi: Cissus quadrangula L. (1787); Cissus quadrangula Salisb. (1796); Cissus bifida Schumach. & Thonn. (1827); Cissus triandra Schumach. & Thonn. (1827); Vitis quadrangularis (L.) Wall. ex Wight (1833); Cissus tetraptera Hook.f. (1849); Cissus edulis Dalzell (1857); Cissus tetragona Harv. (1860); Vitis succulenta Galpin (1895); Cissus succulenta (Galpin) Burtt-Davy (1912).

 

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