Clavariadelphus pistillaris

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Testo © Pierluigi Angeli

 

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Il Clavariadelphus pistillaris ricorda la forma di una clava. Commestibile ma scadente © Giuseppe Mazza

Ordine : Gomphales Jülich 1981

Famiglia: Gomphaceae Donk 1961

Genere: Clavariadelphus Donk 1933

Clavariadelphus pistillaris (L.: Fr.) Donk 1933

Il nome deriva dal latino “pistillum” = pestello da mortaio, per la sua forma caratteristica.

Conosciuto volgarmente come mazza d’Ercole, bastob d’Ercole, titina de vaca (italiano); mano de mortero, mano de almirez, porra, bossa, joiki arrunt (spagnolo); clavaire en massue, clavaire en pilon (francese); Large-clubbed Clavaria (inglese) e Herkuleskeule (tedesco).

Descrizione del genere

Il genere è caratterizzato da funghi a forma di clava, di pestello, con la sommità che può essere arrotondata o tronca, robusto, cavo in vecchiaia.

Sono funghi carnosi, massicci, che crescono terricoli o umicoli, sovente numerosi, ma sempre singoli, normalmente di colore giallo-bruno, grigio-ocraceo, giallastri, virante al verde con il FeSO4.

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Da giovane il fungo è giallo-ocra © Giuseppe Mazza

L’imenio ricopre quasi tutto il tronco e si presenta subliscio o rugoso, solo a maturità diventa pruinoso per la maturazione delle spore.

La carne è bianca, bianca-ocracea, senza odori particolari e sapore amarognolo.

Descrizione della specie

Carpoforo: 7-15 (30) cm di altezza × 2-6 cm di larghezza, tipicamente clavato, da cilindroide a fortemente clavato, con l’apice arrotondato o convesso, talvolta ingrossato nella parte alta della clava; superfice finemente rugolosa, specialmente nella parte alta dove è situato l’imenoforo.

Il colore è giallo-ocra, giallo-aranciato, soffuso di violetto nella parte medio-inferiore, a maturazione ritorna nuovamente giallo-ocraceo per effetto della maturazione delle spore, la parte basale da più pallida fino a bianca; alla manipolazione tende ad assumere una colorazione bruna violacea.

La base del carpoforo presenta dei cordoni miceliari bianchi.

Imenoforo: situato nella parte superiore del carpoforo, poco differenziato, si presenta finemente corrugato, pruinoso a maturità.

Carne: inizialmente soda, poi molle e spugnosa ma compatta, bianca, vira al bruno violaceo al taglio, si macchia di brunastro specialmente nella parte inferiore, odore nullo, sapore amarognolo.

Reazioni chimiche: l’imenio giallo vivo immediato con SO4H2; la carne vira al giallo oro con il KOH, al grigio verde con il SO4Fe.

Habitat: cresce in estate e in autunno nei boschi di latifoglia specialmente sotto faggio, solitario o gregario.

Commestibilità: Commestibile scadente.

Spore: ellissoidali, allungate, a volte un po’ compresse, guttulate, non amiloidi, 10-12 × 7-8 µm.

Basidi: clavati, guttulati, tetrasporici, alcuni anche bisporici, sterigmi lunghi fino a 10 µm. con giunti a fibbia, 82,5-122,5 × 10-13,75 µm. Struttura del carpoforo monomitico.

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Basidi e spore di Clavariadelphus pistillaris © Pierluigi Angeli

Osservazioni: indubbiamente si tratta di una specie di facile determinazione, almeno per quanto riguarda il genere, per la forma tipicamente clavata.

Per quanto riguarda la specie la determinazione è un po’ più difficile se cresce nei boschi misti, molto più facile quando si raccoglie nelle faggete pure.

Nei boschi misti è possibile trovare il Clavariadelphus pistillaris insieme al Clavariadelphus truncatus (Quélet) Donk, che, nella sua forma tipica, di clava tronca all’apice, è facile da determinare, ma, quando è giovane e la sua forma non è ancora ben disegnata, si può confondere con Clavariadelphus pistillaris, anche sviati dal colore che è uguale. I caratteri organolettici in questo caso ci aiutano.

Infatti il sapore è nettamente dolciastro in Clavariadelphus truncatus e amarognolo in Clavariadelphus pistillaris.

Nei boschi di leccio, quindi in zone più mediterranee, cresce il Clavariadelphus flavoimmaturus Petersen, che potreb- be essere confuso con Clavariadelphus pistillaris.

Però, oltre all’habitat differente, da giovane è giallo limone e da adulto brunastro-ocra e la sua carne è sempre amara. Anche le spore sono leggermente più strette.

Sinonimi: Clavaria pistillaris L. (1753) (basionimo); Clavaria herculeana Lightf. (1789).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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