Clitocybe odora

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Testo © Pierluigi Angeli

 

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Un fungo blu dal forte odore di anice. Commestibile per chi ama il gusto © Giuseppe Mazza

Famiglia: (Tricholomataceae) R. Heim ex Pouzar (1983)

Tribù: Clitocybe Fayod

Genere: Clitocybe Staude (1857)

Sottogenere: Disciformis (Fries) M. Bon

Sezione : Odorae Harmaja ex Bigelow (1982)

Clitocybe odora (Bulliard : Fries) Kummer (1871)

L’etimologia del nome deriva dal latino “odorus” che significa “olezzante” per il forte odore che emana.

Descrizione del genere

Al genere Clitocybe appartengono carpofori che hanno come caratteristica determinante il cappello generalmente ombelicato e le lamelle decorrenti. Il cappello è generalmente asciutto, squamosetto, pruinoso, glassato, igrofano; il margine è per lo più liscio, striato per trasparenza nelle specie igrofane. Il gambo è generalmente pieno, liscio, fibrilloso, spesso con abbondante micelio alla base e talvolta con rizomorfe. Le spore sono lisce, non amiloidi, a volte cianofile. La trama lamellare è parallela e spesso sono presenti giunti a fibbia, cheilocistidi assenti. Le spore in massa sono bianche, gialle o crema rosate. Nel genere Clitocybe moltissime sono le specie che provocano intossicazioni anche gravi, con sindrome muscarinica, coprinica, gastrointestinale, emolitica, acromelalgica. Pochissime sono le specie commestibili. Le Clitocybe sono funghi saprotrofi, crescono nei boschi, nei prati su terreno nudo o tra l’erba, su legni marcescenti.

Al Sottogenere Disciformis appartengono specie ± carnose, robuste, con superficie del cappello glabra, con spore non fusiformi, biancastre, giallastre o rosate. Alla Sezione Odorae sono ascritte specie poco clitociboide, con odore anisato e/o colore ± verdastro.

Descrizione della specie

Cappello: 3-7 cm, inizialmente convesso, poi piano o leggermente depresso, margine prima involuto poi diritto, liscio, non striato; superficie liscia, pruinosa, poco igrofana, colore verde-azzurro, più chiaro con l’età.

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Basidi e spore di Clitocybe odora © Pierluigi Angeli

Imenio: lamelle fitte, da adnate a decorrenti, intercalate da lamellule di varia lunghezza, grigio-verdastre.

Gambo: 3-7 × 0,5-1 cm, cilindroide o anche clavato, pieno, poi farcito ed infine fistoloso, fibroso, dello stesso colore del cappello o più chiaro, bianco e bambagioso alla base.

Carne: esigua, biancastra, odore e sapore di anice molto pronunciati.

Habitat: cresce in estate e in autunno, sia sotto latifoglie che sotto aghifoglie, molto comune.

Commestibilità: commestibile. Se ne sconsiglia l’uso alimentare perché con la cottura si esaltano l’odore ed il sapore di anice, non sempre adatti per piatti salati; è tuttavia da prenderne in considerazione l’uso per la preparazione di un gelato al gusto di anice.

Spore: ellissoidali, ovoidali con la base più allargata, lisce, non amiloidi, cianofile, 5,5-7 × 4-5 µm. Spore in massa color crema.

Basidi: tetrasporici, clavati, con giunti a fibbia, 21-30 × 5-6,5 µm.

Cuticola: formata da ife parallele con pigmento intracellulare.

Osservazioni: specie facilmente determinabile anche solo dall’odore di anice puro che emana e dal colore verdastro. Il solo carattere organolettico potrebbe indurci a confonderla con la Clitocybe fragrans (Withering : Fries) Kummer, che però ha colori con tonalità beige nocciola, bruno grigio e centro più scuro; con la Clitocybe obsoleta (Batsch : Fries) Quélet che è di colore grigio bruno rosato, bruno incarnato pallido; con la Clitocybe angustissima (Lasch) Kummer, che è di colore beige brunastro, beige rossastro. In conclusione queste tre specie, appartenenti tra l’altro ad altre sezioni, hanno anch’esse odore anisato ma mancano di verde nella pigmentazione del cappello.

Basionimo: Agaricus odorus Bulliard (1784)

Sinonimi: Agaricus anisatus Persoon (1796); Agaricus odorus var. anisatus (Persoon) Persoon (1801); Agaricus suaveolens Trog (1832); Agaricus trogii Fries (1838); Clitocybe trogii (Fries) Saccardo (1887); Agaricus viridis Withering (1796); Gymnopus viridis (Withering) Gray (1821); Clitocybe viridis (Hudson) Gillet (1874); Omphalia viridis (Withering) Quélet (1886)

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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