Cochlospermum religiosum

Famiglia : Bixaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Cochlospermum religiosum è un alberello di 3-8 m originario dell’India e del Myanmar. L’appellativo specifico di “religioso”, nasce dal fatto che in India i fiori vengono offerti per devozione nei templi, in particolare al Dio Shiva © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’India e Myanmar, dove cresce nelle foreste decidue secche in particolare su pendii rocciosi, fino a circa 1000 m di altitudine, in aree a clima monsonico.

Il nome del genere è la combinazione dei termini greci “kochlos”, indicante una conchiglia a spirale, e “sperma” = seme, con riferimento alla forma del seme; il nome specifico è l’aggettivo latino “religiosus, a, um” = religioso, pio, con riferimento ai fiori offerti per devozione nei templi, in particolare al Dio Shiva.

Nomi comuni: buttercup tree, cottontree, indian buttercup tree, silk cottontree, torchwood tree, white silk cotton, yellow silk cotton tree (inglese); gabdi, galgal, gjara, plaga, (hindi); algodão-da-Índia (portoghese); capoquero blanco (spagnolo); kattupparutti, malaipparutti, tenaku (tamil); butterblumenbaum (tedesco).

Il Cochlospermum religiosum (L.) Alston (1931) è un arbusto o piccolo albero deciduo o semideciduo, alto 3-8 m, dalla corteccia grigiastra, profondamente solcata, da cui essuda un liquido gommoso di colore arancio.

Le foglie, riunite all’apice dei rami su un picciolo lungo fino a 20 cm, sono alterne, palmate a 3-5 lobi ellittico-lanceolati con apice appuntito e margine intero o crenato, di 8-15 cm di lunghezza e fino a 20 cm di larghezza, coriacee, di colore verde intenso lucido superiormente, tomentose inferiormente.

Fiori bisessuali fragranti, di circa 10 cm di diametro, riuniti in pannocchie terminali, che appaiono principalmente dopo la caduta delle foglie, con corolla costituita da 5 petali obovati profondamente emarginati di colore giallo oro, lunghi circa 5 cm e larghi 3 cm, e numerosi stami arancione.

Tra i principali impollinatori vi sono i pipistrelli, in particolare lo Pteropus giganteus (Brünnich, 1782), noto comunemente come volpe volante indiana.

I frutti sono capsule obovoidi o piriformi deiscenti di colore bruno a 3-5 valve, di circa 8 cm di lunghezza e 5 cm di diametro, contenenti numerosi semi reniformi neri lunghi 0,6 cm circondati da una massa di peli sericei bianchi.

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Dalla corteccia grigiastra, profondamente solcata, essuda un liquido gommoso arancio. Le foglie, dal lungo picciolo, sono alterne, palmate a 3-5 lobi ellittico-lanceolati © Giuseppe Mazza

Si riproduce per seme, che va messo a dimora appena possibile avendo una germinabilità di 1-2 mesi, preventivamente tenuto per un giorno in acqua, con tempi di germinazione di 4-5 settimane, oltre che per talea e margotta. Specie di veloce crescita che riveste da tempi remoti una grande importanza nella medicina tradizionale indiana, utilizzata anche a fini ornamentali e religiosi per i grandi fiori dal colore intenso e per questo spesso piantata in prossimità di templi.

Coltivabile nelle regioni a clima tropicale e subtropicale in pieno sole su suoli particolarmente drenanti, anche pietrosi; da adulta può resistere a lunghi periodi di siccità.

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I fiori, larghi 10 cm, vengono impollinati dai pipistrelli. I frutti sono capsule obovoidi o piriformi deiscenti di circa 8 cm di lunghezza e 5 cm di diametro © Giuseppe Mazza

Albero di una certa importanza economica per la gomma che essuda dalla corteccia, insolubile in acqua, nota come katira, che viene anche esportata, con numerosi impieghi nell’industria farmaceutica e cosmetica, utilizzata inoltre nella preparazione di colle, nella manifattura dei sigari, come agente emulsionante e come componente dei mezzi di coltura nella micropropagazione.

Dai semi si estrae un olio impiegato nell’industria dei saponi e il residuo della pressatura è utilizzato come mangime per il bestiame, mentre le sottili fibre che li avvolgono, simili a quelle del kapok (Ceiba pentandra (L.) Gaertn., 1791) vengono a volte utilizzati per imbottiture.

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Foglie, fiori, corteccia, radici e gomma, mostrano virtù medicinali. Dai semi si estrae olio per saponi ed i residui servono a nutrire il bestiame, mentre le sottili fibre che li avvolgono, simili a quelle del kapok, vengono usate per imbottiture. Data la sua crescita veloce, l’albero trova infine un impiego nella riforestazione delle aree degradate © Giuseppe Mazza

Foglie, fiori, corteccia, radici e gomma, come detto, hanno una lunga tradizione di impiego nella medicina popolare per varie patologie e recenti studi hanno confermato le proprietà antimicrobiche in particolare degli estratti di foglie e fiori.

L’albero è usato frequentemente nella riforestazione di aree degradate.

Sinonimi: Bombax religiosum L. (1753); Bombax gossypium L. 1767; Cochlospermum gossypium DC. (1824); Wittelsbachia gossypium Mart. & Zucc. (1824); Maximilianea gossypium Kuntze (1891); Cochlospermum balicum Boerl. (1899).

 

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