Coelogyne kinabaluensis

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Poco nota, nonostante la bellezza ed il colore insolito dei fiori, la Coelogyne kinabaluensis è un’epifita endemica del Borneo. Rizoma legnoso con radici carnose ai nodi © Giuseppe Mazza

La specie è endemica del Borneo dove cresce nelle foreste umide del Monte Kinabalu, tra 900 e 1800 m di altitudine.

Il nome del genere è la combinazione dell’aggettivo greco “κοῖλος” (koilos) = cavo e del sostantivo “γυνή” (gyne) = femmina, con riferimento allo stigma concavo; il nome della specie è l’aggettivo latino “kinabaluensis” = di Kinabalu, monte del Borneo dove è stata rinvenuta la specie.

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Infiorescenza con anche 40 fiori di 7-8 cm che si aprono in successione © Giuseppe Mazza

La Coelogyne kinabaluensis Ames & C.Schweinf. (1920) è una specie epifita con rizoma strisciante, legnoso, radicante ai nodi con radici carnose. Pseudobulbi pressoché cilindrici, di 20-28 cm di lunghezza e 0,5-0,8 cm di diametro, provvisti all’apice di due foglie ellittiche con apice acuminato, plicate con nervature prominenti, lunghe 18-22 cm e larghe 4-5 cm. Infiorescenza terminale dalla vegetazione emergente, eretta, zigzagante, lunga 25-40 cm, portante fino a 40 fiori, di 7-8 cm di diametro, sottesi da brattee decidue, di colore rosa salmone più o meno intenso, che si aprono in successione. Si riproduce per seme, in vitro, e per divisione, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 pseudobulbi.

Specie poco nota, nonostante la bellezza e il colore insolito dei suoi fiori, necessita di una posizione semiombreggiata, temperature medio-alte, 20-30 °C in estate, leggermente più fresche in inverno, con valori minimi notturni non inferiori a 16 °C, elevata umidità, 70-85%, e una costante ventilazione.

Le innaffiature devono essere frequenti e abbondanti durante la crescita, ma lasciando parzialmente asciugare il substrato prima di ridare acqua ed evitando i ristagni sulla vegetazione emergente facilmente soggetta a marciume, leggermente più diradate, ma senza fare asciugare completamente il substrato, in inverno, utilizzando acqua piovana, demineralizzata o da osmosi inversa.

Concimazioni ogni 2 settimane dalla primavera all’autunno, mensili in inverno, utilizzando un prodotto idrosolubile bilanciato, con microelementi, a ¼ di dose di quella indicata sulla confezione.

Può essere montata su tronchetti, pezzi di corteccia o zattere rivestiti di sfagno oppure coltivata in vasi o canestri piuttosto larghi con composto drenante e aerato che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di media pezzatura e sfagno. I rinvasi vanno effettuati, quando strettamente necessario, non gradendo essere disturbata, all’apparire delle nuove radici.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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