Connochaetes taurinus

Famiglia : Bovidae

 

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Testo © DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

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Migrazione di Gnu (Connochaetes taurinus ) nel Serengeti © Giuseppe Mazza

Il termine Gnu è utilizzato dai biologi zoologi per indicare due specie di bovini (Bovidae) : il comune Gnu ( Connochaetes taurinus - Burchell, 1823 ) e lo Gnu nero ( Connochaetes gnou ) scoperto e descritto nel 1780 dal biologo zoologo geografo-cartografo tedesco Eberhard August Wilhelm von Zimmermann.

Un tempo quest’ultimo era diffuso in tutta l’ Africa meridionale, ma verso la metà del XIX secolo gli allevatori boeri, cacciandolo senza scrupoli, lo portarono quasi all’estinzione. Se ne salvarono solo 600 esemplari, che vivono attualmente protetti nelle riserve del Sud Africa, e di cui tratteremo in un’apposita scheda.

Il Connochaetes taurinus detto dagli anglosassoni Blue wildebeest e dagli africani in swahili Nyumbo, fu scoperto dal biologo zoologo teriologo, esploratore William John Burchell nel 1823, e successivamente la classificazione fu redatta dallo Zoobiologo Martin Heinrich Carl Lichtenstein, che studiò fin dal 1810 questa specie, endemica dell’Africa centro meridionale, classificandone varie sottospecie o razze.

Oggi i biologi zoologi ne distinguono cinque : il Connochaetes taurinus taurinus ( endemico dell’Africa centro meridionale ), il Connochaetes taurinus cooksoni ( endemico della Parco Nazionale Valle di Luangwa, Zambia ), il Connochaetes taurinus albojubatus (Ngorongoro, Serengeti, Masai Mara: Kenya e Tanzania orientale), il Connochaetes taurinus johnstoni ( Tanzania meridionale, Mozambico, Zimbabwe ) e il Connochaetes taurinus mearnsi (Serengeti, Ngorongoro: Kenya e Tanzania occidentale).

Gli erbivori della savana, pur appartenendo a specie diverse, vivono spesso in immensi branchi, con centinaia di migliaia di capi, dove non esistono fenomeni di competizione. E non è quindi raro trovare, accanto ai Connochaetes taurinus , detti anche Gnu striati, Gnu Azzurri, o Wildebeest, branchi di Zebre di Burchell ( Equus burchelli ), Zebre di Grevyi ( Equus grevyi ), Zebre di Montagna ( Equus zebra ), Oribi ( Ourebia ourebi ), Impala ( Aepyceros melampus ), Taurotraghi derbiani ( Taurotragus derbianus ), Taurotraghi ( Taurotragos oryx ), Cudù maggiori ( Strepsiceros strepsiceros ), Cudù minori ( Strepsiceros imberbis ), i Saltarupe ( Oreotragus oreotragus ) e di molte altre specie.

Come ben disse lo zoobiologo Oskar Hanriot ( maestro dell’etologo Konrad Lorenz premio nobel nel 1973 per la Biologia e la Medicina ) tali aggregazioni sono infatti molto vantaggiose sia per i singoli che e per la comunità.

Appena un individuo avverte la presenza di un predatore, come Leoni ( Panthera leo ), Leopardi ( Panthera pardus ), Ghepardi ( Acinonyx jubatus ) e Iene ( Hyaena hyaena ), emette infatti tipiche grida di pericolo, fuggendo nel branco per confondere gli aggressori.

Queste grandi comunità d’erbivori incontrano poi, presso le pozze d’acqua, specie come la Girraffa leopardata ( Giraffa camelopardalis ), l’ Elefante africano ( Loxodonta africana ) e il Bufalo cafro ( Syncerus caffer ). Ed è inutile aggiungere che per gazzelle e Gnu, animali di grossa taglia, come elefanti e bufali, sono una valida difesa verso i predatori terrestri e i Coccodrilli africani ( Crocodylus niloticus ) che li attendono all’abbeverata.

Il Connochaetes taurinus presenta oggi la sua maggiore densità con 500.000–700.000 capi, nelle savane protette del parco del Serengeti, Ngorongoro, e Masai Mara ( Kenya, Tanzania ).

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Branco di Connochaetes taurinus in corsa © Giuseppe Mazza

Nel Sudafrica la densità di popolazione del Connochaetes taurinus e soprattutto del Connochaetes gnou è sostanzialmente in calo, per una maggiore interferenza dell’attività umana rispetto ai parchi kenyoti e tanzanesi.

Il crescente numero di fattorie e recinti per il bestiame domestico, toglie infatti spazi di pascolo, e riduce l’areale di vita di queste specie.

Il parco riserva naturale di Waterberg in Sud Africa è quello in cui c’è la maggiore densità di popolazione di queste due specie. Altre razze sono presenti nel resto dell’Africa centro-meridionale, ma con un numero basso d’esemplari.

Zoogeografia

I Connochaetes taurinus sono endemici dell’Africa subsahariana orientale, occidentale e centro-meridionale, ove sono contenuti in parchi e riserve naturali, come il Ngorongoro, Seren- geti, e Masai Mara per il Kenya e Tanzania, e il Waterberg in Sudafrica.

Ma alcuni nuclei di altre razze si ritrovano nel Botzwana settentrionale e nello Zimbabwe.

La maggiore densità di popolazione si trova nel Serengeti, ove si osservano spettacolari migrazioni, cui spesso si associano altre specie d’erbivori. Un fenomeno complesso, che inizia con l’arrivo della stagione secca, e di cui parleremo sotto.

Habitat-Ecologia

Preferiscono il bitopo della savana, possibilmente in vicinanza di pozze d’acqua. Gli Gnu hanno infatti bisogno di bere e di bagnarsi almeno una volta ogni due giorni, e si mantengono quindi in genere a 10–15 km da queste.

Morofofisiologia

Unguligradi, Artiodattili, i Connochaetes taurinus presentano un dimorfismo sessuale. Il maschio è più grande della femmina, con le corna più sviluppate, una criniera e una barba o ciuffo di peli, neri o marrone scuro, nella porzione anteriore del muso.

Orecchie piccole, lanceolate, occhi frontali piccoli. Senso dell’udito e dell’olfatto molto sviluppati. I maschi pesano mediamente 250–270 kg, al garrese arrivano a 1,40–1,50 m, le femmine sono, come già detto, più piccole.

Le corna hanno un aspetto a semiluna, caratterizzato da una curvatura prima verso l’alto e poi verso l’esterno nel tratto acropeto. Sono cave, non caduche, a sezione circolare con base larga, lisce come quelle dei bovini domestici, e raggiungono i 90–95 cm nei maschi, e i 40-45 cm nelle femmine.

Il manto negli adulti sessualmente maturi, dalla nona settimana di vita postnatale, assume una colorazione grigio-blue e grigio-marrone, più scura nei maschi che nelle femmine. Nei vitelli, prima del nona settimana di vita, il manto è marrone scuro.

La criniera presente nel maschio, è costituita da peli neri o scuri non flessibili e si estende dalla testa, lungo il dorso fino a metà del tronco. I fianchi, la porzione lombo-sacrale del dorso è grigio chiaro. Presenta zebratura ( bande marroni scuro ) lungo il collo e la parte anteriore del corpo. La coda, a frange, è costituita da crini come quella degli equini.

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Tipico duello fra maschi, con le zampe anteriori ripiegate © Giuseppe Mazza

Etologia-Biologia Riproduttiva

Gli Gnu ( Connochaetes taurinus ) costituiscono la specie di erbivori più numerosa delle pianure del Serengeti anche in termini di biomassa.

Per questo sono il pasto più frequente di leoni, iene, leopardi e ghepardi.

Durante la stagione delle piogge, i branchi di gnu, si disperdono al pascolo nelle pianure e praterie del Serengeti orientale.

Ma questa è una regione percorsa da pochi corsi d’acqua, che si prosciugano all’inizio della stagione secca.

Data quindi la necessità d’acqua che caratterizza la specie, gli gnu tendono in quel periodo a concentrarsi in branchi via, via di dimensioni maggiori, innescando quel fenomeno, di bellezza, crudezza e pericolosità unico al mondo, che è la migrazione, verso i pascoli freschi e i corsi d’acqua a occidente.

L’inizio della migrazione, come hanno osservato durante i primi anni del ’900 i biologi zoologi, coincide con l’inizio dell’estro annuale nelle femmine.

Come per le antilopi, anche i maschi dominanti di Connochaetes taurinus stabiliscono dei territori, difesi contro altri maschi rivali e entro i quali sono presenti un certo numero di femmine, con cui si accoppia “ harem ” in condizione di promiscuità.

Durante la fase migratoria, il possesso di un territorio, dura solamente qualche giorno, in coincidenza delle soste. Di conseguenza, anche le famiglie sono transitorie. Appena riparte la migrazione del branco, i nuclei famigliari si sciolgono: la femmina con la prole, si mescolerà al resto del branco, mentre i maschi si riuniranno fungendo da sentinelle e soldati.

Per tutto il periodo della stagione secca, i branchi restano nella parte occidentale del Serengeti, ma non appena la stagione delle piogge si avvicina, la migrazione riparte verso le terre d’origine a est del Serengeti, dove gli gnu troveranno di nuovo pascoli d’erba fresca e le femmine gravide sgraveranno.

I parti aumentano infatti verso Febbraio, in coincidenza con la stagione delle piogge, quando c’è abbondanza di cibo per le madri in allattamento e i vitelli da svezzare. Talvolta purtroppo accade che la stagione della piogge ritardi, e che le femmine debbano partorire in carenza di cibo, col branco ancora in marcia, lontano dalla meta. In questi casi, secondo la taglia del branco, si può avere una mortalità della prole, aborti inclusi, che va dal 50% all’80 %.

I maschi raggiungono la maturità sessuale intorno al quarto anno di vita, ma prima del quinto non sono in grado di difendere un territorio e farsi un harem, attirando l’attenzione delle femmine.

La marcatura del territorio avviene attraverso defecazione e orinazione, ma anche coi ferormoni rilasciati dallo strofinamento delle ghiandole preorbitali e alla base degli zoccoli.

Alla demarcazione olfattiva, segue una visiva, costituita da una serie di movimenti del corpo a cui è associabile un linguaggio.

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I maschi, più grandi delle femmine, hanno corna più sviluppate, barba e criniera © Giuseppe Mazza

Per esempio muggire battendo gli zoccoli o strofinando il tronco sul terreno, sono prodromi di un scontro fisico con un competitore domi- nante. Durante la lotta i due maschi in duello, si mettono con le zampe anteriori ripiegate, cercando di colpirsi con le corna. In genere solo il 50% dei maschi adulti riesce a farsi un proprio territorio e un harem.

Un maschio in cerca di un partner sessuale ( ma a volte accade anche con le femmine ), strofina le ghiandole preorbitali sul tronco di un albero, prendendolo poi a cornate fino ad abbatterlo.

Questo comportamento, insieme allo sbuffare, e al colpire il terreno con le corna, oltre che attirare le femmine, serve anche d’avverti- mento nei confronti di possibili rivali.

Le femmine, con utero bicorne e placenta sindesmocoriale, hanno una gravidanza che dura in media 8-9 mesi.

A pochi minuti dalla nascita i vitelli sono in grado di sorreggersi, e dopo poche ore trotterellano accanto alla madre. Vengono allattati per un anno, e poi svezzati.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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