Crinum asiaticum

Famiglia : Amaryllidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Crinum asiaticum è una bulbosa sempreverde del Sud-est asiatico che raggiunge 1,2-2 m d’altezza, con bulbi fino a 15 cm di diametro e un pseudo fusto alto fino a 50 cm. Infiorescenze ad ombrella di 0,5-1,2 m © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Assam, Australia (Nuovo Galles del Sud, Queensland e Territorio del Nord), Bangladesh, Borneo, Cambogia, Cina (Anhui, Fujian, Guangdong, Guangxi, Henan, Hong Kong, Hunan, Jiangsu, Jiangxi, Kin-Men, Macao, Ma-tsu-Pai-chúan, Shanghai e Zhejiang), Corea, Fiji, Filippine, Giappone, Giava, India, Isole Andamane, Isole Bismarck, Isole Christmas, Isole Cocos, Isole Nansei-shoto, Isole Nicobare, Isole Norfolk, Isole Paracel, Isole Salomone, Isole Spratly, Laos, Malaysia, Maldive, Mauritius, Molucche, Nuova Caledonia, Nuova Guinea, Ogasawara-shoto, Piccole Isole della Sonda, Réunion, Rodrigues, Samoa, Seychelles, Sri Lanka, Sulawesi, Sumatra, Taiwan, Thailandia, Vanuatu e Vietnam dove cresce nelle foreste umide, spesso lungo le rive di corsi d’acqua, o lungo le coste sulla sabbia o tra le mangrovie.

Il nome del genere deriva dal greco “κρινον” (krinon) = giglio; il nome specifico è l’aggettivo latino “asiaticus, a, um” = asiatico, con ovvio riferimento.

Nomi comuni: Asiatic poison bulb, crinum lily, grand crinum, poison bulb, seashore lily, tree crinum, tree lily (inglese); luo qun dai (Cina); hama-omoto (Giappone); barakanur, cindar, nagadamani, nagdowan, pindar, sudarshan, vishamandala (India); bakong, fete-fete, kajang-kajang (Indonesia); bakong, bawang tanah (Malaysia); agabahan, biliba (Filippine); lilua (Thailandia); la nang, nang hoa trang (Vietnam).

Il Crinum asiaticum L. (1753) è una bulbosa sempreverde piuttosto variabile, alta 1,2-2 m, con bulbi fino a 15 cm di diametro e pseudo fusto, alto fino a 50 cm, ricoperto dalle vecchie guaine fogliari. Le foglie sono lineari-lanceolate con margine intero ed apice appuntito, carnose, lunghe 0,5-1,8 m e larghe 7-14 cm, di colore verde chiaro lucido.

Infiorescenza ad ombrella, su uno scapo eretto lungo 0,5-1,2 m, racchiusa alla base da due brattee lanceolate membranacee, portante 15-50 fiori bianchi delicatamente profumati, in particolare nelle ore notturne, che si aprono in successione. Perianzio imbutiforme con tubo cilindrico verde pallido lungo 4-7 cm, lobi lineari con apice più o meno appuntito, ricurvi, lunghi 6-10 cm e larghi 0,6-1,2 cm, filamenti bianchi alla base, porpora nella seconda metà, lunghi 5-8 cm, antere di colore giallo, lunghe 1,2-2 cm, e stilo bianco alla base, poi porpora, lungo 8-12 cm.

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Reca 15-50 fiori bianchi delicatamente profumati con vistosi lobi lineari di 6-10 cm. Tutte le parti della pianta sono velenose ma il bulbo e le foglie sono utilizzati da tempo nella medicina tradizionale per varie patologie © G. Mazza

I frutti sono capsule polimorfe sub- globose, larghe 3-5,5 cm, con pericarpo carnoso e sottile di colore verde giallastro, contenenti 1-3 semi subglo- bosi, di 3-4 cm di lunghezza.

Si riproduce facilmente per seme, posto superficialmente in terriccio ricco di humus mantenuto umido alla tempera- tura di 24-26 °C, con la prima fioritura al terzo, quarto anno di età, per divisione e tramite i piccoli bulbi che produce alla base.

Specie di grande valore ornamentale e paesaggistico diffusa, oltre che nei luoghi di origine, in tutti i paesi a clima tropicale e subtropicale, spesso naturalizzandosi, coltivabile anche in quelli a clima temperato-caldo dove può sopportare, con danneggiamento del fogliame, tem- perature fino a -4 °C, purché eccezionali e per brevissimo periodo. Richiede pieno sole o una leggera ombreggiatura e non è particolarmente esigente riguardo al suolo, ma cresce al meglio in quelli profondi, drenanti, ricchi di sostanza organica, mantenuti preferibilmente umidi, anche se può sopportare periodi di secco; ha inoltre una buona resistenza alla salsedine, può quindi essere utilizzata in giardini costieri.

Nei climi meno favorevoli può essere coltivata in capienti contenitori, per essere riparata nei mesi più freddi in ambiente particolarmente luminoso, con terriccio organico con aggiunta di sabbia per un 30% per migliorare il drenaggio. Le innaffiature devono essere regolari, ma lasciando asciugare prima di ridare acqua per evitare ristagni che potrebbero favorire, in presenza di basse temperature, marciumi, con periodiche concimazioni, in primavera-estate, utilizzando un prodotto bilanciato con microelementi.

Tutte le parti della pianta sono velenose se ingerite e la linfa può causare irritazioni della pelle nei soggetti più sensibili; il bulbo e le foglie sono da tempi remoti variamente utilizzati nella medicina tradizionale, in particolare cinese ed indiana, per varie patologie.

Sinonimi: Bulbine asiatica (L.) Gaertn. (1788); Crinum albiflorum Noronha (1790); Lilium pendulum Noronha (1790); Crinum bracteatum Willd. (1799); Crinum floridum Fraser ex Herb. (1820); Crinum carinifolium Stokes (1812); Crinum toxicarium Roxb. (1814); Crinum sumatranum Roxb. (1817); Crinum umbellatum Carey ex Herb. (1820); Crinum anomalum Herb. (1821); Crinum declinatum Herb. (1821); Crinum procerum Herb. & Carey (1821); Crinum brevifolium Roxb. (1824); Crinum plicatum Livingstone ex Hook. (1829); Crinum asiaticum var. declinatum Herb. (1837); Crinum rigidum Herb. (1837); Haemanthus pubescens Blanco (1837); Crinum angustifolium Herb. ex Steud. (1840); Crinum hornemannianum M.Roem. (1847); Crinum redouteanum M.Roem. (1847); Crinum macrocarpum Carey ex Kunth (1850); Crinum bancanum Kurz (1864); Crinum northianum Baker (1882); Crinum macrantherum Engl. (1886); Crinum asiaticum var. procerum (Herb. & Carey) Baker (1888); Amaryllis carnosa Hook.f. (1892); Crinum cortifolium Hallier f. (1913); Crinum macrophyllum Hallier f. (1913); Crinum rumphii Merr. (1917); Crinum zanthophyllum Hannibal (1972); Crinum woolliamsii L.S.Hannibal (1987).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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