Crocodylus cataphractus

Famiglia : Crocodylidae

Sottofamiglia : Crocodylinae

 

GIF - 5.4 Kb

 

Testo © DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

JPEG - 123.2 Kb
Il Crocodylus cataphractus, detto anche Mecistops cataphractus, è un animale poco studiato © Giuseppe Mazza

Il singolare Coccodrillo dal muso stretto ( Crocodylus cataphractus - Cuvier, 1825 o Mecistops cataphracuts ) è un animale ancora poco studiato. Persino il nome della specie è oggi in discussione.

E’ afferente al noto ordine dei Coccodrilli (Crocodylia), famiglia dei Coccodrillidi (Crocodylidae), sottofamiglia dei Coc- codrillini (Crocodylinae), genere Coccodrillo ( Crocodylus ).

Il lemma “crocodylus” deriva dal greco antico “krokodeilos” che significa letteralmente ciottolo a forma di verme; il termine “cataphractus” deriva dal greco antico “kataphraktos”, cioè abito ad armatura.

Recenti lavori sul DNA mitocondriale (mitDNA), hanno evidenziato una certa distanza filogenetica tra questa specie e il genere Crocodylus ( da alcuni biologi scritto Crocodilus ), per cui i biologi tassonomisti della International Code for Zoological Nomenclature ( ICZN ) hanno introdotto il genere Mecistops, non accettato da tutti gli autori ed al momento poco diffuso; per tale ragione viene ancora chiamato Crocodylus cataphractus, ma se il termine Mecistops si diffonderà, non è escluso, in futuro, il passaggio definitivo a Mecistops cataphractus.

I nomi comuni nelle varie lingue, con cui viene chiamato questo loricato, sono tanti. In inglese Long-nosed crocodile, African sharp-nosed crocodile, Subwater crocodile, African slender-snouted crocodile, in francese Faux-gavial d’Afrique, Crocodile à museau étroit, Crocodile à museau allongé de Afrique, in spagnolo Cocodrilo hociquifino africano e nella lingua indigena Cabinda.

La CITES lo inserisce nell’appendice I, mentre la IUCN ne identifica lo status come DD ( Data Deficient ), forse EN-VU cioè endangered, in pericolo. Purtroppo, la difficoltà ed i pochi fondi spesi per poterlo studiare, hanno impedito finora ai biologi di farsi un’idea più chiara.

Comunque questi scienziati, basandosi sulla sua distribuzione geografica, sull’etologia e da dati etnobiologici, che forniscono i racconti di popolazioni tribali su questo rettile, oltre alla presenza di denti e pelli nei villaggi indigeni, come risultato di battute di caccia, stimano che l’attuale popolazione consista di circa ( molto approssimativamente ) 50.000 esemplari e che in molte aree, ove era presente fino al secolo scorso, è ormai scomparso.

Zoogeografia

Endemico dell’Africa tropicale centrale e occidentale ha una diffusione molto ampia, più specificamente lo si è censito in Camerun, Burkina Faso, Benin, Angola, Guinea equatoriale, Guinea, Guinea Bissau, Gambia, Ghana, Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Costa d’Avorio, Repubblica Centrale Africana, Mali, Mauritania, Liberia, Sierra Leone, Senegal, Nigeria, Zambia, Tanzania, Kenya, Repubblica di Togo e Ciad.

Ecologia-Habitat

E’ una specie elettivamente acquatica, lo si ritrova principalmente in habitat fluviali, associati a foreste di fiume.

JPEG - 244.8 Kb
Ama l’acqua, ed il muso lungo e stretto, come il gaviale, denota un’alimentazione piscivora © Giuseppe Mazza

Vive anche nel fondo di grandi laghi; alcuni biologi hanno osservato la presenza di questa specie anche in acque più salmastre vicino la costa, o in prossimità di piccole isole come l’isola di Bioko, un’isola della Guinea equatoriale, situata a circa 50 km dalle coste del Golfo di Guinea e del Camerun a largo delle coste dell’Africa occidentale.

La possibilità di vivere in acque con una concentrazione salina maggiore, porta a pensare che questi animali siano dotati di una certa tolleranza ad una salinità moderata.

I dati sull’ecologia di questa specie, sono molto scarsi.

Le varie aree in cui i biologi erpetologi, sia stranieri che africani, si sono recati dal secolo scorso ad oggi, indicano un decremento massiccio delle popolazioni locali; in alcuni casi si è verificato il cosiddetto fenomeno dello svuotamento, cioè la scomparsa di una specie animale o vegetale, in tempi molto ristretti.

Malgrado ciò, la specie, proprio perché non si hanno dati abbon- danti, non viene ancora considerata minacciata. Il nucleo più popoloso lo si ritrova in Gabon, mentre le altre aree mostrano un robusto decremento, in particolare il Ciad e l’Angola. In aree dove non sono mai stati numerosi, neanche sono aumentati nel tempo, ad esempio nella Guinea Bissau, in Gambia, nel Senegal, in Zambia sembrerebbe in corso un vero e proprio svuotamento.

La causa principale di tale decremento è da ricondursi sia alla caccia ad opera delle popolazioni tribali, che al bracconaggio per l’uso della pelle nella modisteria occidentale, che ha ridotto in luogo anche le popolazioni di Coccodrillo del Nilo ( Crocodylus niloticus ), ma anche per opera di pressioni antropiche via, via crescenti che sono anche causa d’inquinamento, dovute alla crescente urbanizzazione e alle modificazioni di interi biotopi per convertirli a uso agricolo.

La difficoltà nell’ottenere dati sull’ecologia di questa specie, è dovuta anche all’instabilità politica e sociale che caratterizza, purtroppo, insieme alla povertà e ai severi problemi sanitari-umanitari, molti degli stati in cui questo coccodrillo si trova, come rappresentante della fauna selvatica locale.

Si ipotizza che la dieta consti di varie specie di pesci e invertebrati dulcacquicoli; come per altre specie di coccodrilli, anche per il Crocodylus cataphractus, gli esemplari più grandi, possono opportunisticamente nutrirsi di prede cacciate da altri animali, come varani o piccoli felidi, ovviamente non quelle di un leone o di un leopardo.

Morfofisiologia

I biologi lo considerano un coccodrillo di piccole-medie dimensioni. Sono lunghi generalmente 2,5 m, ma alcuni maschi possono raggiungere i 4,3 m.

JPEG - 151.2 Kb
I maschi adulti possono superare i 4 m, ma in genere è una specie medio-piccola di 2,5 m © Giuseppe Mazza

Il nome comune di coccodrillo dal muso stretto deriva dalla morfologia longi- rostra del muso, che lo fa somigliare a uno dei giganti Sudamericani, il Coccodrillo dell’Orinoco ( Crocodylus intermedius ); il muso stretto e lungo, come per il ben più noto Gaviale del Gange ( Gavialis gangeticus ), è indice anche di un’alimentazione piscivora.

Scaglie protettive sul collo e nell’area post-occipitale, ripartite in sei di piccoli dimensioni, con quattro di dimensioni maggiori al centro, che formano complessivamente un triangolo, sono disposte su quattro file che si uniscono in un cordone singolo con quelle della schiena, sul dorso; a differenza di altre specie di coccodrilli, dove vengono mantenute sul dorso due file distinte.

Presentano delle macchie della pelle, molto simili a quelle degli alligatori e dei gaviali. Gli esemplari giovani subadulti, presentano mascelle strette simili agli adulti di altre specie, come Crocodylus johnsoni, Tomistoma schlegelii e Gavialis gangeticus.

Negli esemplari adulti, il cranio e le mascelle assumono le caratteristiche longirostre tipiche della specie.

La dentizione consta di 64-70 denti, ripartiti così: 5 ( molto raramente 4 ) premascellari; 13-14 mascellari; 15-16 mandibolari.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Questa specie di coccodrillo generalmente non vive in gruppi, tranne che nel periodo degli amori. E’ la femmina che costruisce il nido, principalmente costituito da foglie e erba poste in una buca scavata, le quali una volta che il nido sarà chiuso, forniranno mediante fermentazione il giusto calore d’incubazione alle uova.

I nidi, vengono situati sulle rive dei fiumi, a una giusta distanza per evitare nella stagione delle piogge, l’acqua delle piene; la femmina comincia a costruirlo all’arrivo della stagione piovosa.

Possono verificarsi fenomeni di asincronia temporale, all’interno di un medesimo gruppo, nella costruzione dei nidi.

Rispetto la specie “simpatrica” di Coccodrillo nano o Osteolemo ( Osteolaemus tetraspis ), che può costruire il nido nelle medesime aree fluviali, il Crocodylus cataphractus ha un periodo di annidamento inferiore.

La femmina depone da 13 a 27 uova di grandi dimensioni, mediamente sono 16, nel nido che ha costruito; il numero varia in relazione alla taglia del corpo, la deposizione comincia una settimana dopo averlo completato.

Il periodo d’incubazione è più lungo di quello di altre specie di coccodrilli, circa 110 giorni; la femmina si pone a guardia del nido, ma con un’aggressività inferiore a quella di altre specie.

In prossimità della schiusa, i piccoli, sincronicamente, cominciano a emettere dei versi simili a dei cinguettii per richiamare l’attenzione della madre, che li trasporta subito in acqua, con la bocca, difendendoli da varani, sciacalli ed uccelli rapaci.

 

→ Per apprezzare la biodiversità dei CROCODYLIA e trovare altre specie cliccare qui.

→ Per nozioni generali sui CROCODYLIA vedere qui.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

_C-209-12_Crocodylus_cataphractus
_C-209-7_Crocodylus_cataphractus
_C-209-15_Crocodylus_cataphractus
Photomazza : 70.000 colour pictures of animals and plants