Crocodylus johnsoni

Famiglia : Crocodylidae

Sottofamiglia : Crocodylinae

 

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Testo © DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

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In natura, il Coccodrillo australiano d’acqua dolce ( Crocodylus johnsoni ) supera di poco i 2 m © Giuseppe Mazza

Il Coccodrillo australiano d’acqua dolce noto anche come Coccodrillo di Johnson o di Johnston ( Crocodylus johnsoni o Crocodylus johnstoni - Krefft, 1873 ), è un loricato che appartiene all’ordine dei Coccodrilli (Crocodylia), alla famiglia dei Coccodrillidi (Crocodylidae), alla sottofamiglia dei Coccodrillini (Crocodylinae) ed al genere Coccodrillo ( Crocodylus ).

L’etimologia del lemma "crocodylus" è già stata discussa, parola che deriva dal greco antico e significa “ciottolo a forma di verme”, mentre il termine "johnstoni" o "johnsoni" deriva da Johnston un capitano di marina europeo, che lo scoprì durante un viaggio a bordo di un vascello militare che fece scalo in Australia e ne spedì un esemplare al biologo Johann Ludwig Gerard Krefft per poterlo classificare.

Il biologo teutonico, volle dedicare al capitano Johnston questo esemplare di coccodrillo, ma sfortunatamente sillabò male il suo cognome; l’errore rimase fino al 1983 quando un altro biologo Hal Cogger, revisionando la classificazione di questo coccodrillo, si rese conto dell’errore e ne stabilì la corretta denominazione scientifica Crocodylus johnstoni.

Per la verità in tutti gli stati australiani, ad oggi, è sempre stata utilizzata lo corretta denominazione, mentre l’unico paese dove si è perpetuato nell’errore sono gli USA che hanno ignorato anche la revisione di Hal Cogger del 1983; infatti in USA viene chiamato ancora oggi Crocodylus johnsoni, soprattutto in ambienti non accademici, sebbene il biologo americano Burke nel 1989 abbia segnalato tale errore.

La International Code for Zoological Nomenclature ( ICZN ), lo classifica come Crocodylus johnstoni, la corretta e vera denominazione scientifica binomiale.

Attualmente i biologi non contemplano sottospecie o razze per questo coccodrillo; l’esistenza di alcuni esemplari nani, o pigmei, detti “stone country crocodiles” perché presenti in aree rocciose o all’interno di scarpate in prossimità di corsi d’acqua, che presentano dimensioni ridotte, massimo 1,7 m di lunghezza per i maschi e, circa 0,7 m per le femmine, non sono riconosciuti come razze, poiché tali differenze non sembrerebbero essere causate da fattori genetici, ma probabilmente sono dovute a una ridotta disponibilità di cibo.

I nomi comuni in inglese con cui questo coccodrillo viene chiamato sono Johnston’s crocodile, Australian freshwater crocodile o più simpaticamente Freshie, altre denominazioni comuni in lingua inglese meno utilizzate sono Johnston’s river crocodile e Fish crocodile.

La CITES lo inserisce nell’appendice II, mentre la IUCN la considera una specie a basso rischio d’estinzione, almeno per ora, cioè LRIc ( Low Risk ). I biologi stimano che l’attuale popolazione consta di circa 50.000-100.000 esemplari.

In sostanza, gli habitat all’interno dei quali vive questa specie, sono ancora oggi sani e questo gli ha permesso di recuperare la riduzione numerica subita soprattutto nel secolo scorso, a causa del commercio delle pelli.

La presenza del Rospo delle canne o Cane toad ( Bufo marinus - Linnaeus, 1758 ) una delle specie d’anuri più infestanti del mondo, secondo molti biologi è oggi forse la minaccia maggiore per la sopravvivenza di questo loricato; i motivi non sono chiari ( forse questo anuro è vettore di qualche parassita lesivo per questo coccodrillo, o la bufotossina che ne impregna la cute, è tossica per questo coccodrillo che lo potrebbe mangiare ), comunque i biologi hanno trovato una correlazione positiva tra la sempre più crescente popolazione di questo rospo e la riduzione numerica del Crocodylus johnstoni.

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Si nutre principalmente di pesce, come suggerisce il muso allungato, simile a quello del gaviale © Giuseppe Mazza

Zoogeografia

Specie endemica dell’Australia setten- trionale, in particolare nei territori del Nord negli stati del Queensland e dell’Australia occidentale.

Ecologia-Habitat

Il coccodrillo di Johnston vive in laghi, paludi, nelle “billabongs” ( termine che deriva dall’inglese australiano con cui s’identificano dei piccoli laghi detti anche “oxbow lake”, che si formano da rami laterali di un fiume e che per la natura del fondale assumono una forma a U ), in torrenti ed in aree fluviali in controcorrente caratterizzate da un tenore salino variabile.

Le popolazioni marginali costituite da esemplari di dimensioni minori, dette pigmee o nane, vivono in aree fluviali a contro- corrente che risalgono scarpate, crepacci o lande di arenaria.

Non vivono in prossimità della costa, né in aree a mangrovie, per una salinità troppo alta dell’acqua e soprattutto per la presenza di un competitore troppo forte, il Coccodrillo poroso o marino ( Crocodylus porosus ), che è il loricato più grande ed uno dei più aggressivi del pianeta. Comunque, in passato, quando la popolazione di questo temibile competitore diminuì a causa della caccia cui fu soggetto, il coccodrillo di Johnston si adattò a vivere anche in queste aree.

La natura longirostre del muso, ne identifica un’alimentazione piscivora, infatti il pesce è un alimento base che caratterizza la sua ecologia alimentare. In realtà lo spettro delle prede di cui si nutre è più ampio, tra esse troviamo artropodi acquatici e terrestri, molluschi, anfibi, sebbene queste siano prede più tipiche dei subadulti.

Gli adulti, di dimensioni maggiori, possono nutrirsi anche di altri vertebrati compresi anfibi, rettili e uccelli, come anche piccoli mammiferi terrestri, che possono catturare fuori dall’acqua, mantenendosi immobili e azzannando il malcapitato di turno, con un movimento rotatorio fulmineo della testa.

Durante la stagione secca, si nutre meno per carenza di prede; i corsi d’acqua in cui vive si prosciugano e viene a mancare il pesce, come altre creature. In questo periodo l’attività venatoria diventa notturna, quando fa meno caldo, mentre durante la stagione delle piogge è attivo di giorno.

Morfofisiologia

Il coccodrillo australiano d’acqua dolce è un loricato di piccola taglia, che non supera, negli esemplari più grandi, i 2,5-3,0 m. Impiega più o meno trent’anni per raggiungere queste dimensioni; e quindi gli esemplari presenti in natura misurano in genere 2,0-2,2 m.

Il muso, insolitamente stretto e affusolato, richiama alla mente quello del Gaviale del Gange ( Gavialis gangeticus ), la bocca è adorna di denti che sono più acuti e numerosi di quelli del Coccodrillo marino ( Crocodylus porosus ), ove sono più ottusi.

La livrea degli adulti è di colore castano chiaro, con strisce nere o grigio scuro sia sul corpo che sulla coda; tali strisce sono più nettamente separate sul collo. Alcuni esemplari presentano strisce o macchie nere anche sul muso. Le scaglie del corpo sono grandi, sulla schiena formano un’armatura con disegno molto articolato, scaglie più arrotondate ricoprono i fianchi e le zampe.

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Preda anche uccelli e mammiferi, ma è minacciato da un rospo, il Bufo marinus © Giuseppe Mazza

Etologia-Biologia Riproduttiva

I maschi maturano sessualmente quando raggiungono una taglia di circa 1,5 m; le femmine ad una taglia leggermente più piccola.

Il corteggiamento cade nei primi mesi della stagione asciutta ( verso maggio ). Questo induce uno stimolo etologico nella femmina, che si risolve nella costruzione del nido tra luglio e settembre. Il periodo preciso dipende dall’area geografica in cui si trovano.

Le femmine scavano il nido lungo i margini sabbiosi del corso d’acqua, che sono umidi perché durante il periodo autunnale, che corrisponde alla stagione delle piogge, sono stati bagnati dall’acqua delle piene.

Alcuni biologi erpetologi britannici hanno osservato, durante gli anni ’80 del secolo scorso, che le femmine presenti all’interno di un medesimo gruppo, tendono sincronicamente a cominciare la costruzione del nido entro la medesima settimana delle tre, rappresentanti il periodo di Nidificazione. Questo comportamento è stato definito “impulso alla nidificazione”.

Più femmine, possono costruire i nidi sul medesimo banco sabbioso, uno in serie all’altro, alcune volte possono costruire un nido in comune.

Le uova vengono deposte circa sei settimane dopo che è avvenuto l’accoppiamento a una profondità di circa 12-20 cm nel nido, per evitare, come accadrebbe in superficie, temperature d’incubazione eccessive, che possono uccidere gli embrioni in sviluppo. La temperatura d’incubazione ideale è infatti di 30-33 °C.

In genere le femmine depongono 13 uova bianche di medie dimensioni, ma la deposizione può variare da 4 a 20 uova.

Il periodo d’incubazione è di 75-85 giorni, anche se si sono misurati intervalli di 65-95 giorni.

Le uova incubate a 32 °C producono prole maschile, mentre a temperature di 30 o 34 °C nascono solo femmine.

Comunque la maggior sex ratio è direttamente proporzionale alla frequenza di fluttuazione termica all’interno del nido, cioè più frequentemente la temperatura varia negli intervalli detti poc’anzi all’interno del nido, più la proporzione tra i sessi nella prole è varia.

I varani australiani ed i maiali ferali si nutrono facilmente delle uova, poiché la madre lascia incustodito il nido subito dopo la deposizione.

Soprattutto i varanidi possono, mediante olfatto, individuare un nido in cui sono state deposte le uova da 24-48 ore; meno di un terzo di tutte le uova deposte, in tutti i nidi, riesce a schiudersi.

Le madri tornano alla fine del periodo d’incubazione. A questo punto i piccoli, poco prima della schiusa ( ove romperanno il guscio mediante un dente dell’uovo presente sul muso, che sparirà subito dopo la nascita ), ne richiamano l’attenzione mediante dei versi a muggito, e la mamma, appena sono usciti dal guscio, li prende delicatamente in bocca e li trasporta in acqua.

Le madri proteggono i piccoli per un periodo variabile, sempre però inferiore a quello impiegato dalle femmine della specie simpatrica di coccodrillo marino ( ricordiamo che in ecologia due specie si dicono “simpatriche”, quando vivono nella medesima area geografica, per cui i meccanismi che hanno contribuito evolutivamente alla loro speciazione, mediante la formazione di caratteri divergenti, non sono di natura geografica, ma di altra natura, che è invece la causa principale di speciazione per isolamento, tra due specie “allopatriche”, siano esse vegetali o animali ).

Il disturbo a causa di rumori, opera della presenza umana, sono uno dei motivi che portano molte femmine ad abbandonare i nidi e la prole in essi presente. Durante la stagione delle piogge, accade poi spesso che, in una determinata area, tutti i nidi vengano distrutti a causa delle esondazioni dei corsi d’acqua. Questo insieme di fattori, cui si sommano seppur sporadici casi di cannibalismo nei periodi di siccità per mancanza di prede, fanno sì che solo l’1% della prole teorica raggiunga la maturità sessuale.

Questa bassa percentuale, fa si che il numero di individui subadulti o giovani siano relativamente pochi, nei gruppi del coccodrillo di Johnston. I pochi sopravvissuti, siano maschi o femmine, torneranno poi da adulti, nel periodo riproduttivo, alle aree in cui sono nati.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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