Crocodylus rhombifer

Famiglia : Crocodylidae

Sottofamiglia : Crocodylinae

 

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Testo © DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

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Con appena 3000-6000 esemplari, il Crocodylus rhombifer è fra i loricati a rischio d’estinzione © Giuseppe Mazza

Il Coccodrillo cubano ( Crocodylus rhombifer - Cuvier, 1807 ) è un lori- cato afferente all’ordine dei Coccodrilli (Crocodylia), famiglia Coccodrillidi (Crocodylidae) sottofamiglia dei Coccodrillini (Crocodylinae) e genere Coccodrillo ( Crocodylus ).

Il termine “crocodylus”, già descritto in altre schede, deriva dal greco antico e significa “ciottolo dalla forma di verme”, mentre il lemma “rhombifer”, fa rife- rimento alla forma a rombo delle scaglie che rivestono i fianchi.

Non sono riconosciute sottospecie o razze, ma alcuni ibridi possono talora formarsi dagli incroci tra il Coccodrillo cubano ( Crocodylus rhombifer ) ed il Coccodrillo americano ( Crocodylus acutus ); queste ibridazioni sono lesive per la purezza della linea di sangue delle due specie, sebbene in natura si verifichino con una certa frequenza, oltre che nelle crocodile farms.

Il pericolo deriva dal fatto che contrariamente a quanto accade in altri fenomeni d’ibridazione, la prole che ne deriva è fertile, quindi può dare inquinamento genetico.

I nomi comuni con cui viene chiamato sono in inglese Pearly crocodile, Cuban crocodile, in spagnolo Crocodilo de Cuba, Cocodrillo, Criollo, Cocodrilo Legitimo, Cocodrilo Perla, in francese Cocodrile de Cuba, Caimán Zaquendo, Cocodrile rhombifère.

La CITES lo inserisce nell’Appendice I, mentre la IUCN ne qualifica uno status di “criticamente a rischio”, ovvero CR A2cde (Critically Endangered ). I biologi suppongono che attualmente la popolazione oscilli tra i 3.000-6.000 esemplari, molto probabilmente 4.000.

I biologi hanno confrontato la distribuzione biogeografica storica di questo coccodrillo, con quella attuale, dimostrando che è crollata nel corso del tempo; le minacce maggiori consistono nella caccia, nell’inquinamento ambientale e nei fenomeni d’ibridazione spontanea con il Coccodrillo americano ( Crocodylus acutus ); attualmente, sono attivi programmi di recupero e gestione ecosostenibile di questa specie, che sembra stiano dando i primi successi.

Zoogeografia

Sono endemici di Cuba, nelle paludi della penisola di Zapata a nordovest, nella palude di Ciénaga de Lanier nell’Isola della Gioventù ( Isla de la Juventude o Juventud ); in passato erano presenti anche sulle isole Cayman e Bahamas, ove ora sono estinti.

Pochissimi esemplari, forse oggi scomparsi, erano migrati, fino agli anni ’80 del secolo XX, sull’isola dei Pini in Nuova Caledonia a statuto francese, così chiamata dal leggendario capitano James Cook che la scoprì durante il suo secondo viaggio in Nuova Zelanda, per la presenza di numerosissimi Pini colonna ( Araucaria columnaris ); per anni fu utilizzata come “colonia penale” ( e che colonia! ), per prigionieri politici della Comune di Parigi, un governo illegale socialdemocratico di breve durata, che diresse la capitale francese dal 18 marzo al 28 maggio del 1871.

Ecologia-Habitat

Vivono prevalentemente nelle paludi di acqua dolce, ma possono, tollerando una certa salinità, trovarsi anche in prossimità di aree a mangrovie. Il coccodrillo cubano, è la specie di coccodrillo del Nuovo Mondo più in pericolo tra tutte.

Questo è dovuto essenzialmente ad una sua bassissima distribuzione geografica, rispetto le altre specie; in questo forse si trova peggio solamente un’altra specie di loricato, che però fa parte del Vecchio Mondo, l’Alligatore della Cina ( Alligator sinensis ).

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Vittima di caccia, mutamenti ambientali e inquinamento genetico per l’ibridazione col Cocodrylus acutus © Mazza

La popolazione presente in un’area di 300 km2, nella parte sudoccidentale delle paludi di Zapata ( che secondo molti biologi, potrebbe essere l’unica zona ancora abitata ), corrisponderebbe a circa 3.000-6.000 animali in tutto.

Anche se la specie, sebbene lentamente, sembrerebbe stia recuperando, ancora è in critico pericolo; come detto le cause principali sono da addebitarsi alla caccia, ad un progressivo inquinamento degli habitat, a fenomeni di competizione indotti dalla poco avveduta introduzione di altre specie, sottospecie o razze di loricati non indigeni, come il Caimano scuro ( Caiman crocodilus fuscus), ai fenomeni già citati d’ibridazione con il Coccodrillo americano ( Crocodylus acutus ) ed allo sfruttamento ad opera di compagnie minerarie, di aree all’interno delle quali ricadono i biotopi del coccodrillo cubano, per la presenza di carbone fossile utilizzato come combustibile.

Inoltre, va considerato che le informazioni sulla biologia ( ecologia, etologia, zoologia ) di questa specie sono molto scarse. Le prime crocodile farms, dove viene ancora oggi allevata questa specie, nacquero a Cuba negli anni ’50 del secolo XX, per commerciarne la pelle e le carni; queste strutture permettono, sfruttando gli esemplari riprodotti ed allevati “in situ”, di non usurpare gli stock naturali già di per sé molto depauperati. Per tale ragione, ad una di queste fattorie, la CITES ha dato la sua approvazione ufficiale, per produrre e allevare coccodrilli cubani e commerciarne le pelli e la carne.

Sin dalla creazione delle prime crocodile farms a Cuba, il fenomeno dell’ibridazione con il coccodrillo americano fu problematico, poiché inquinava la linea pura di sangue di entrambe le specie, annullando tutta l’utilità dei progetti di conservazione; malgrado ciò, alcuni biologi cubani sono riusciti a isolare uno stock o nucleo di Crocodylus rhombifer che non è stato mai inquinato da elementi genetici ibridi.

Alcuni biologi del luogo, hanno proposto di prendere tutti gli esemplari ibridi e di confinarli insieme, separandoli dalla specie cubana, onde evitare flussi genetici migratori ibridi. Diversi esemplari di coccodrillo cubano, vengono allevati in cattività anche da biologi zoologi americani in USA. Questa popolazione di coccodrilli cubani, con linea di sangue pura, è fondamentale, poiché rappresenta un mezzo per evitare l’ibridazione con altre specie e una fonte di esemplari sempre disponibile con cui ripopolare le aree, ad esempio le paludi di Zapata, qualora la popolazione naturale endemica ivi presente, decrementasse ulteriormente.

La loro ecologia alimentare consiste principalmente di pesci e tartarughe. I denti posteriori, in tutte e due le mascelle, sono più larghi di quelli anteriori. Con questi frantumano i carapaci delle tartarughe di cui si nutrono; è un indice di adattamento ecoevolutivo trofico.

Secondo alcuni biologi, l’attuale Crocodylus rhombifer deriverebbe da un progenitore preistorico vissuto fino al periodo Pleistocenico, era Quaternaria, che era prevalentemente terricolo e si alimentava, sfruttando le enormi mascelle, dei mastodontici mammiferi erbivori dell’epoca; tracce vestigiali di tale discendenza, si osserverebbero in zampe posteriori molto più robuste rispetto quelle anteriori, che gli permettono, quando camminano a terra, di sollevarsi dal suolo più che in altre specie di coccodrilli, come anche nella capacità di muoversi agilmente sul terreno e dal fatto che sono dotati di un passo molto veloce ( quasi corrono ) e possono compiere salti.

Si nutrono anche di mammiferi arboricoli, ad esempio scimmie platirrine. Sbucano fulmineamente dall’acqua con un salto, dandosi con la robusta coda una possente spinta dal basso verso l’alto, ed afferrano l’ignara preda, colta al volo dai rami che penzolano sull’acqua.

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Le solide zampe posteriori lo sollevano più degli altri coccodrilli e si muove agilmente sul terreno © Giuseppe Mazza

Morfofisologia

I biologi definiscono il coccodrillo cubano una specie di medie dimen- sioni. I maschi raggiungono i 3,5 m di lunghezza, anche se alcuni biologi cubani hanno catturato esemplari di 5 m. Le femmine sono più piccole di circa un metro, e si tratta in ogni caso di una specie più piccola del Coccodrillo americano ( Crocodylus acutus ).

La testa è corta e larga, e si osserva una cresta ossea dietro gli occhi.

Le scaglie dorsali si prolungano dal collo fin sulla schiena. Le zampe mostrano grandi scaglie, e quelle che ricoprono le zampe posteriori sono capovolte di posizione, rispetto quelle che rivestono le zampe anteriori.

La scaglie che ricoprono i fianchi sono a forma di rombo, da cui il nome “rhombifer”.

I piccoli appena nati, presentano un iride appena accennato e chiaro, che si scurirà durante la crescita.

La livrea presenta uno giallo particolare, che con i motivi in nero, hanno portato al termine “pearly” nel nome comune in inglese “ Pearly crocodile”, in italiano “perlato”.

Gli ibridi,sessualmente fertili, che nascono dagli incroci tra Crocodylus rhombifer x Crocodylus acutus , o Crocodylus acutus x Crocodylus rhombifer ( negli incroci d’ibridazione, i biologi indicano con il primo nome sempre il maschio ), presentano caratteristiche morfologiche intermedie alle due specie, con una dominanza per una o l’altra specie a gradi diversi.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Attualmente c’è confusione sulla modalità di costruzione del nido da parte di questa specie, come su molti aspetti della sua etologia ed ecoetologia. In ambiente naturale, si osserva la femmina scavare nella selva una buca che verrà utilizzata per deporre le uova, dopodiché viene tumulata; in cattività ( ma non solo, poiché qualche volta è stato osservato farlo anche in natura ), costruiscono un nido di fango e materiale vegetale.

Probabilmente la strategia su come costruire un nido è in funzione sia della natura del terreno in cui scavare, che del materiale disponibile come fango, vegetali ecc. Generalmente la femmina depone 30-40 uova.

Come già detto il Crocodylus rhombifer si ibrida con il Crocodylus acutus e forse anche con qualche altra specie. Probabilmente, nel caso del coccodrillo americano, questo accade quando la stagione riproduttiva delle due specie si sovrappone.

In Vietnam, dove esistono delle crocodile farms in cui vengono allevati anche esemplari di Crocodylus rhombifer, si sono osservati ibridazioni con il Coccodrillo siamese ( Crocodylus siamensis ), la prole che ne deriva essendo sessualmente fertile, può essere fonte d’inquinamento genetico per la purezza della linea di sangue di entrambe le specie.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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