Crocodylus siamensis

Famiglia : Crocodylidae

Sottofamiglia : Crocodylinae

 

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Testo © DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

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In natura il Crocodylus siamensis conta appena 5.000 unità © Giuseppe Mazza

Il Coccodrillo siamese ( Crocodylus siamensis - Schneider, 1801 ), è un raro loricato d’acqua dolce, afferente all’ordine dei Coccodrilli ( Crocodylia ), famiglia Coccodrillidi ( Crocodylidae ), sottofamiglia dei Coccodrillini ( Crocodylinae ), genere Coccodrillo ( Crocodylus ).

Il lemma “crocodylus” significa come più volte già descritto, “ciottolo a forma di verme”, mentre il termine “siamensis” ( del Siam ), deriva dal Latino siam+ensis e significa “appartenente a”.

In nomi comuni in inglese sono Soft-belly, Siamese freshwater crocodile, Siamese crocodile, Singapore small-grain, in spagnolo Cocodrilo de Siam, in francese Crocodile du Siam, nei vari dialetti indocinesi Buaya kudok, Jara Kaenumchued, Buaja.

Si fa presente che, il nome Siam è come si chiamava la Thailandia, o più correttamente il Regno di Thailandia, fino al 1939 e che comunque la distribuzione di questo loricato non è limitata solo a questa regione, ma anche in altre del sudest asiatico in particolare nell’Indocina.

Come già accennato nella scheda del Coccodrillo marino ( Crocodylus porosus ), alcuni biologi suppongono che nel Borneo una specie presente, chiamata Crocodylus raninus, venga spesso confusa col Coccodrillo siamese ( Crocodylus siamensis ), sebbene alcune prove sembrino validare l’ipotesi di una nuova specie. I dati a disposizione comunque sono ancora troppo scarsi, e tale classificazione viene rigettata dalla International Commission for Zoological Nomenclature ( ICZN ).

Secondo altri biologi erpetologi, recenti lavori genetici mostrerebbero che il Crocodylus raninus è solo un Crocodylus porosus leggermente modificato nell’aspetto, ma con differenze minime, insufficienti per creare una razza o una sottospecie di questo loricato.

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La CITES lo inserisce nell’Appendice I, la IUCN lo definisce “criticamente a rischio” © Giuseppe Mazza

La CITES lo inserisce nell’Appendice I, la IUCN ne definisce uno status di “criticamente a rischio”, ovvero CR A1ac ( critically endangered ).

I biologi parlano di una popolazione al disotto dei 5.000 membri.

E’ vicino all’estinzione in numerosi paesi, dove storicamente aveva in passato una buona densità di popolazione, l’unico paese, sebbene è anche qui severamente minacciato, dove ancora non si sono verificati cenni d’estinzione è la Cambodia, o meglio il Regno di Cambodia, un paese localizzato nella porzione meridionale della penisola Indocinese, nel sudest asiatico; questo paese confina a nordest con il Laos, a nordovest con la Thailandia, a sudovest con il Golfo di Thailandia e a est con il Vietnam.

Zoogeografia

E’ autoctono in Cambodia, Brunei Darussalam ( che significa dimora della pace ), Indonesia incluse Giava e Borneo, Malesia ( Sarawak, Sabah ), Laos PDR, Vietnam, Myanmar, Thailandia. Poiché in molti di questi stati non è stato fatto più un censimento da diversi anni, potrebbe anche essersi estinto.

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Come indica il muso allargato, si nutre un po’ di tutto, dai pesci ai piccoli mammiferi © Giuseppe Mazza

Ecologia-Habitat

Non si hanno grandi conoscenze riguardo l’ecologia di questa specie; probabilmente preferisce i corsi d’acqua dolce lenti ma lotici, ad esempio paludi e lagune dolci e parti protette con vegetazione di fiumi e ruscelli.

Queste aree acquitrinose, possono essere anche punti di rifugio per piccole popolazioni.

Si osservano anche in laghi e sebbene raramente, anche in aree salmastre.

Secondo diversi biologi asiatici, il Crocodylus siamensis sarebbe già estinto, o molto poco mancherebbe affinché ciò si realizzi.

In realtà, sebbene la situazione è veramente critica, ancora non si ha la certezza che ciò si sia avverato, anche perché sebbene negli ultimi due, tre anni sono partiti progetti internazionali per il censimento della popolazione di coccodrillo siamese, ancora non ci sono dati disponibili a sufficienza e soprattutto certi!

Alcuni biologi inglesi del WWF, hanno dichiarato che ci sono una manciata di questi coccodrilli in Thailandia, forse una ventina, che possono estinguersi rapidamente, dato il boom economico e di urbanizzazione che sta vivendo questo paese da qualche anno a questa parte.

In Cambodia, la regione dove si suppone questa specie abbia la maggior densità, si ipotizza che possano esserci dai 50 ai 4.000 esemplari in natura, ma è tutto da confermare; inoltre data la bassa prolificità e le difficoltà che hanno questi rettili nel poter mantenere intatti i loro nidi, anche in questa regione la situazione è molto critica.

Le riproduzioni in cattività sono abbastanza facili da ottenere per questa specie, in più gli stock gestiti nelle crocodile farms sono sufficientemente sani e robusti, da poter essere utilizzati per ripopolare le varie aree geografiche in natura, ove è ormai evidente il fenomeno dello svuotamento.

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Ama i corsi d’acqua dolce lenti e lotici, come le paludi. In natura è poco prolifico © Giuseppe Mazza

In alcune regioni, forse, tale fenomeno è reversibile, in altre no!

Le minacce principali per il coccodrillo siamese provengono dalla caccia per le pelli, dalle uccisioni perché considerati, erroneamente, animali perniciosi e dalla sempre più marcata tendenza a convertire le aree dove vivono a uso agricolo.

Secondo altri biologi, in realtà, la minaccia ipotizzata per questa specie di coccodrillo è da ritenersi meno grave di quanto si creda, poiché i dati di biologia di popolazione andrebbero aggiornati e corretti.

La pressione venatoria, per ottenere la preziosa pelle è in realtà oggi ridotta, proprio perché il commercio delle pelli ha indotto la nascita di una gestione ecosostenibile, mediante allevamento in crocodile farms.

I biologi confermano che non è una specie pericolosa per l’essere umano.

Fenomeni d’ibridazione col Coccodrillo marino ( Crocodylus porosus ), per i biologi sono da evitare, soprattutto in cattività, per non inquinare la linea di sangue di entrambe le specie.

Per gli allevatori che commerciano in pelli, ed usano le crocodile farms solo per tale scopo, queste ibridazioni sono invece una manna dal cielo, poiché l’ibrido eredita dal coccodrillo marino un tasso di crescita più veloce ed una taglia maggiore rispetto il coccodrillo siamese, il che significa in ultima analisi una maggior quantità di pelle da conciare e vendere per uso nella modisteria.

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In cattività si riproduce bene, ma viene spesso ibridato col Crocodylus porosus © Mazza

In Thailandia sono iniziati progetti di ripopolamento mediante la liberazione di stock di coccodrillo siamese allevati in cattività, facendo attenzione a non liberare ibridi, mantenendo così una riserva genetica pura.

Questa specie si nutre di pesci, anfibi, rettili, uccelli d’acqua e piccoli mammiferi, l’ampiezza del muso identifica una strategia e adattamento alimentare generalizzato, sono eurifagi; purtroppo le maggiori informazioni sulla loro ecologia alimentare, provengono da studi in cattività, poco ancora si conosce riguardo le preferenze nutritive in ambiente selvatico.

Morfofisiologia

Gli esemplari maschi possono raggiungere lunghezze di 3-4 m, ma generalmente non eccedono i 3 m, le femmine sono leggermente più piccole; gli ibridi tra coccodrillo marino e coccodrillo siamese, possono tranquillamente eccedere i 4 m.

I piccoli della specie pura di Crocodylus siamensis hanno una livrea gialla, bandeggiata di nero sia sul corpo che sulla coda, similmente al coccodrillo marino, ma crescendo diventano grigio-verde sauro, il muso si allarga e le scaglie golari, si fanno maggiormente trasverse.

Può accadere che alcuni esemplari subadulti siano “ipomelanici”, cioè il contenuto di melanina nei loro melanofori è inferiore al normale, per cui la schiena tenderà a essere color oro; questa condizione è probabilmente dovuta a una mutazione genetica, diversa da quelle che comportano l’albinismo ( assenza totale di melanina e pigmento nella pelle ) e leucismo ( carenza di melanina, ma un leggera quantità di pigmento è trattenuta nella pelle ).

Etologia-Biologia Riproduttiva

Gli esemplari in cattività di questa specie, maturano a 10 anni di vita postnatale; gli accoppiamenti cominciano durante la stagione delle piogge ( aprile-maggio ).

La femmina depone 20-50 uova in un nido di fango e materia vegetale, a cui farà la guardia per tutto il periodo d’incubazione.

Dopo circa 80 giorni, le uova schiuderanno. La femmina aprirà il nido e delicatamente, con la bocca, trasporterà i piccoli in acqua. Non è dato sapere per quanto le cure parentali continueranno dopo la nascita della prole.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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