Crotalus lepidus

Famiglia : Viperidae

 

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Testo © Dr. Gianni Olivo

 

 

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Il Crotalus lepidus klauberi supera raramente i 60 cm, ma ha un veleno pericoloso © Giuseppe Mazza

I Crotali delle rocce, contrassegnati dal nome scientifico di Crotalus lepidus - Kennicott, 1861, sono piccoli viperidi ( Viperidae ), afferenti alla ben nota sottofamiglia dei crotalini ( Crotalinae ) e dall’aspetto elegante, come suggerisce il nome scientifico latino “lepidus”, che oltre ad essere un nome proprio dell’antica Roma, significa qualcosa come “aggraziato”, “elegante” o “lezioso”.

Si contano quattro sottospecie.

Due sono di casa in Messico: il Crotalo delle rocce messicano ( Crotalus lepidus morulus ) ed il Crotalo delle rocce di Durango ( Crotalus lepidus maculosus ) e due negli USA: il Crotalo delle rocce screziato o Mottled rock rattler ( Crotalus lepidus lepidus ), una sottospecie che occupa la parte orientale dell’areale di distribuzione (Texas meridionale e centrale, Trans-Pecos), caratterizzato da una livrea, per l’appunto, screziata, grazie a piccole macchie pigmentate, che a volte assumono la forma di striature, e da un colore di fondo spesso tendente all’azzurro, al grigio-azzurro o al grigio-verde, ed il Crotalo delle rocce fasciato o Banded rock rattlesnake ( Crotalus lepidus klauberi ), qui illustrato, il cui areale di distribuzione è più occidentale, comprendendo la parte Sud-Ovest del Texas, una porzione sud-orientale dell’Arizona, il New Mexico meridionale ed il Messico settentrionale.

Entrambe le sottospecie, ma più specificatamente il klauberi, sono tuttavia presenti in piccole o medie enclavi di montagna e non diffusamente su tutto il territorio, con distribuzione “a macchie di leopardo”, in quanto sono degli “specialisti” di aree rocciose e predano su di una relativamente ristretta varietà di animali, primi fra tutti sauri del genus Sceloporus o lucertole spinose americane e su piccoli roditori, come topi, arvicole e giovani scoiattoli.

Tuttavia, poiché risulta che in cattività accettino una gran varietà di cibi e poiché le abitudini “in the wild” sono relativamente poco note, non è escluso che catturino anche altre prede.

Le dimensioni sono modeste, andando dai 40 ai 60 cm, con punte record di 80 cm, ed il colore di fondo varia molto, anche in funzione dell’area.

L’erpetologo James Bear, tragicamente deceduto nel 2008 a causa del morso di un Crotalus horridus, riferiva le seguenti variabili: nella zona dei Chiricahua una livrea marmorata o marezzata con tonalità argento e nere, una prevalenza di nero sui Monti Franklin, mentre altri esemplari mostrano colori sull’azzurro, sul lavanda, sul rosa o sul verde.

Su questi colori di sottofondo spiccano delle fascie ben distanziate, di colore scuro, nero o marrone e, tra di esse, spesso sono disseminate piccole macchie scure che tuttavia non sono mai così dense e ravvicinate come nella sottospecie Crotalus lepidus lepidus.

Ad ogni buon conto, l’aspetto d’insieme è sempre molto elegante, simile ad un monile, e ciò ne ha fatto una sottospecie molto ricercata ed apprezzata dagli appassionati terrariofili specialisti in rettili velenosi.

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Timido e schivo, si nutre di sauri e piccoli roditori, raggiungendo, tranquillo, anche i 25 anni © Giuseppe Mazza

La testa dei lepidus è triangolare e distinta dal collo, anche se in misura meno evidente di quanto si verifichi in altri crotalidi, l’occhio ha pupilla ellittica e verticale, ed in effetti questo serpente ha abitudini prevalentemente crepuscolari e notturne, anche se può essere incon- trato di giorno.

Una caratteristica che lo distingue bene (a parte la livrea) dal Crotalus lepidus lepidus è l’assenza della caratteristica linea scura che in quest’ultimo va dalla rima buccale all’occhio.

L’apice della coda è spesso vivacemente colorato di giallo e forse tale carat- teristica, come accade in altre specie, potrebbe servire da esca per attirare a portata di morso sauri del genere Sceloporus, che che vanno spesso a caccia di bruchi dai colori vivaci.

Sono serpenti di abitudini piuttosto sedentarie e raramente si spostano più di qualche decina di metri dal luogo dove sono nati, spesso vivono tutta la loro (lunga) esistenza su di una singola cresta o rilievo o pendice, trascorrendo le ore del giorno in una fessura della roccia o a scaldarsi su pietraie e spesso sulle piste e su strade sterrate o ghiaiose, tanto che il pattugliamento di tali strade ( anche di notte, quando il suolo cede ancora il calore del sole) pare essere uno dei metodi di ricerca e cattura preferiti dagli appassionati, ed il più redditizio, date le abitudini schive del rettile in oggetto.

E’ soprattutto dopo un temporale o una forte pioggia che questi serpenti escono in pieno giorno, ma solitamente si tratta di animali timidi e che raramente fanno udire il classico avvertimento sonoro.

Con tutto ciò, dimensioni e timidezza a parte, sono animali da non prendere sottogamba, poiché il loro morso può essere pericoloso.

Il veleno, oltre a delle citotossine, che provocano necrosi cutanee e muscolari, ha azione emotossica, con possibili fenomeni apparentemente paradossi ed opposti di emorragie e trombosi, ma possiede anche delle neurotossine che, seppure non così potenti come quelle di altre specie di crotali ( Crotalus durissus o Cascavel) e di molti elapidi, possono aggravare la sintomatologia e causare problemi respiratori e cardiaci.

Avvelenamenti particolarmente gravi possono venir trattati con siero polivalente attivo anche su altre specie, ma i casi riportati in letteratura medica sono rari, data la timidezza di questi serpenti, e coinvolgono probabilmente più spesso esemplari in cattività e persone che li maneggiano per hobby.

La loro riproduzione è di tipo ovoviviparo, per cui la femmina “partorisce” piccoli vivi ed attivi alla nascita. L’accoppiamento avviene una volta all’anno, e dopo 4-6 mesi la madre mette al mondo da 6 a 10 piccoli, già dotati di veleno e di sistema velenifero efficiente.

Un’ulteriore caratteristica curiosa ed interessante è la longevità di questi piccoli viperidi: spesso animali più grandi hanno vita più lunga di quelli piccoli, ma non sempre è così, ed il Crotalus lepidus può vivere fino 25 anni ed oltre, terzo in classifica, tra i crotalidi, dopo Crotalus atrox e Agkistrodon contortrix (30 e 29 anni)….forse merito della sua vita ritirata e monastica, da eremita delle montagne, poco incline allo stress ed amante della propria privacy.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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