Cygnus olor

Famiglia : Anatidae

 

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Testo © Dr. Davide Guadagnini

 

 

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Il Cygnus olor può raggiungere i 12 kg, con 160 cm di lunghezza e 240 cm d’apertura alare © Gianfranco Colombo

Il Cigno reale ( Cygnus olor – Gmelin 1789) è appartenente all’ordine degli Anseriformi (Anseriformes), alla famiglia degli Anatidi (Anatidae), al genere Cygnus e alla specie Cygnus olor.

Il nome del genere “ cygnus” deriva dal latino “Cygnus o Cycnus” (derivato dal greco “kuknos”) figlio di Stenelo, re di Liguria. Cygnus fu inconsolabilmente afflitto dalla morte dell’amico Fetonte (Phaethon, anch’esso ha dato il nome ad un uccello, marino) e per questo venne trasformato in cigno.

In una seconda versione “ Cycnus” (con la “c” al posto della “g”), figlio di Apollo, in un eccesso d’ira e per vendicare su di se la morte dell’omonimo Cycus, figlio di Nettuno ucciso da Achille, si buttò da una rupe del monte Teumesso e venne mutato in cigno.

Il nome della specie “olor” è un sinonimo del termine latino “olor-oloris” che significa, appunto, cigno.

Zoogeografia

Specie monotipica a distribuzione eurasiatica. Distribuzione neartica, australasiana e campese derivante da introduzione.

L’attuale areale riproduttivo, influenzato da numerosi introduzioni, interessa discontinuamente gran parte dell’Europa centrale e le Isole Britanniche, aree dell’Asia centrale, del Nord America, del Sud Africa, dell’Australia meridionale e della Nuova Zelanda. In Italia, la specie, compariva in passato in inverno e durante le migrazioni; ha iniziato a riprodursi dagli anni ’30 -’40 in seguito a introduzioni avvenute in Svizzera e in Italia stessa. Sul lago di Garda, i cigni reali, hanno iniziato a riprodursi dal 1986.

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In volo tiene il collo proteso in avanti ed il battito regolare delle ali produce un fischio cadenzato © G. Colombo

Ecologia-Habitat

Durante il periodo riproduttivo frequenta specchi d’acqua dolce interni come laghi, fiumi lenti e paludi ma anche zone umide di modeste dimensioni come piccoli stagni e piccoli corsi d’acqua.

Nel periodo riproduttivo frequenta pure zone costiere con acqua salmastra generalmente non molto profonda: lagune, estuari, barene, valli da pesca.

Attualmente, il cigno reale, anche a seguito di immissioni operate in diversi siti si riproduce con una certa regolarità in alcuni laghi e lungo alcuni corsi d’acqua della Pianura Padana interna (in Piemonte, Lombardia, Veneto, ecc…) ed in alcune lagune e fiumi adiacenti della fascia costiera alto-adriatica (lagune di Venezia, Grado, Marano, ecc..) dove prima era assente o frequentatore occasionale.

Le reintroduzioni-introduzioni, hanno portato la specie a essere comune anche in corsi d’acqua minori, ambienti umidi artificiali e anche urbanizzati.

Le popolazioni, d’Europa, più set- tentrionali compiono spostamenti migratori nei mesi più freddi.

In aree meridionali, la specie, è prevalentemente stazionaria spostandosi in caso di carenza alimentare o di congelamento delle acque.

Sono note migrazioni di muta in aree tranquille, prevalentemente costiere, con aggregazioni anche numerose di esemplari non nidificanti.

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Dato il peso e l’ambiente da cui parte, il decollo richiede spesso molto impegno © Gianfranco Colombo

Morfofisiologia

Il cigno reale è un cigno interamente bianco (noto, per l’appunto, anche col nome di “cigno bianco”), grande e pesante, con capo arrotondato e collo generalmente curvo nelle posture posate classiche.

La livrea è totalmente bianca con, talvolta, le penne del capo e del collo rugginose.

Ha una lunghezza totale di circa 140-160 cm, di cui il corpo è solamente la metà.

L’apertura alare è di circa 205-240 cm. Il peso è generalmente compreso tra gli 8 e i 12 kg.

Il becco, lungo circa 7-8 cm, è colore arancio-rossastro bordato di nero ai margini e attorno alle narici, anche l’unghia del becco è nera.

La ranfoteca inferiore è maggiormente nerastra. Pelle nuda alla base del becco, formante un triangolo nero che raggiunge la commissura interna dell’occhio, con una protuberanza dorsale nera (tubercolo), più evidente nei soggetti adulti e negli esemplari di sesso maschile.

I sessi sono simili con il maschio generalmente più grande della femmina. Tarsi, lunghi circa 10-12 cm, e piedi neri. Iride bruno-nocciola.

In natura si distingue, a breve distanza, dal Cigno selvatico ( Cygnus cygnus ) e dal Cigno minore ( Cygnus colombianus ) per la colorazione e morfologia del becco e, da posato, per il collo relativamente più grosso e portato a “S”, con becco rivolto verso il basso.

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In compenso, dopo aver brucato piante acquatiche, passa poi gran parte della giornata dormendo © G. Colombo

Il giovane ha colorazione generale bruno-sporco (da cui è originata la fiaba del “brutto anatroccolo”), non uniforme, nelle parti superiori e più grigiastra in quelle inferiori con eventuale presenza di aree più chiare.

Il tubercolo è assente o solo accennato. Il becco è colore grigio tendente, gradualmente col passare del tempo, al rosato e successivamente all’arancio sbiadito. Zampe grigie tendenti al nero.

Durante il primo inverno e la primavera successiva il piumaggio diventa gradualmente bianco sebbene rimanga in parte brunastro superiormente fino al secondo inverno.

Esiste una mutazione leucistica ( Cygnus olor immutabilis Yarrell-1838) denominata anche“ cigno muto polacco” (rilevata per la prima volta da discendenti di cigni polacchi o comunque presenti in Europa orientale, anche se non tutti gli autori concordano) dove i giovani appaiono già interamente bianchi fin da subito.

Tali esemplari si differenziano anche da adulti perché sono caratterizzati dall’ avere zampe più chiare ( grigio - carnicino sfumate invece che nere) e, forse, taglia leggermente inferiore. Non è insolito vedere, all’interno della medesima covata, alcuni giovani bianchi e altri bruni segno che gli adulti sono portatori del gene mutante. Questa mutazione è stata, in alcune zone, diffusa dall’uomo che ha talvolta considerato questi esemplari, già bianchi fin da giovani, più belli. La percentuale di cigni leucistici, nelle popolazioni selvatiche, sembra variare tra l’1 e il 20 % (anche se esistono dati molto più variabili a seconda delle località); essendo una mutazione legata al sesso, sono presenti più femmine.

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L’accoppiamento avviene in acqua, preceduto e seguito da rituali. In natura è una specie monogama © G. Colombo

Il numero minore di maschi leucistici sembra essere legato anche al fatto che non presentando la livrea grigio-bruna, che inibisce l’aggressività da parte dei maschi adulti, siano maggiormente aggrediti e uccisi da maschi che, vedendo la colorazione bianca, considerano tali esemplari (pur immaturi e giovani) già degli adulti competitori.

Segnalati anche casi in cui l’infanticidio sembra essere maggiore nei confronti dei cignetti leucistici.

Etologia-Biologia riproduttiva

In volo tiene il collo proteso in avanti e pur non emettendo vocalizzi il battito regolare delle ali produce un fischio cadenzato piuttosto forte e ben udibile in conseguenza del rapido passaggio d’aria attraverso la marginatura delle penne remiganti primarie.

I vocalizzi del cigno reale sono sostanzialmente dei grugniti vibrati e dei soffi in genere non molto sonori; il cigno reale è conosciuto anche con il nome di “cigno muto”.

Si nutre prevalentemente in acqua immergendo capo e collo e, nelle acque profonde, sollevando il posteriore verso l’alto come le anatre di superficie.

In natura si alimenta principalmente di piante acquatiche come Potamogeton, Myriophillum, Zostera, ecc. e di alghe quali Chara, Enteromorpha, Ulva, ecc.

Si nutre anche di erbe che crescono sul terreno, soprattutto sulle sponde, e di alimenti forniti dall’uomo come granaglie, pane, ecc…

Le coppie adulte, in genere dai 3-4 (2) anni d’età in su, sono fortemente territoriali e difendono un ampio tratto di territorio attorno al nido.

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Durante il periodo riproduttivo i coniugi difendono il territorio con chiari segni premonitori © Gianfranco Colombo

Gli attacchi ad eventuali intrusi sono maggiori da parte del maschio che assume atteggiamenti aggressivi tipici: collo molto incurvato e le ali arcuate e sollevate sul dorso, nuoto con testa quasi appoggiata al dorso e petto prominente con le remiganti secondarie e terziarie sollevate e contemporaneo movimento a scatti delle zampe, volo rumoroso ottenuto battendo le ali e le zampe contro la superficie dell’acqua.

Anche per questa specie, sebbene non frequente, è stata descritta una “cerimonia trionfale” che fa generalmente seguito ad un attacco e che è eseguita elevando il corpo sull’acqua e sbattendo le ali.

Il cigno reale talvolta attacca anche altre specie (soprattutto a livrea bianca come gabbiani e ardeidi), uomo compreso.

La specie è largamente monogama con fedeltà dei partners (esistono eccezioni) in condizioni naturali.

Nidifica dal livello del mare fino a circa 500 metri d’altitudine. Dove la densità della specie è scarsa, il cigno reale, è maggiormente territoriale; se la densità di popolazione è elevata, per l’alta disponibilità di cibo, possono arrivare a nidificare in colonia o comunque in alta densità.

L’accoppiamento avviene in acqua, la coppia effettua una parata pre-copulatoria con movimenti del capo a destra e sinistra (faccia a faccia), alimentazione ritualizzata, immersione sincrona e sovrapposta del collo, invito alla copula da parte della femmina con estensione del capo e collo rasente la superficie dell’acqua e successivo accoppiamento con il maschio che afferra le penne della nuca della femmina col becco.

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Il nido è piuttosto grande. In genere vengono deposte 5-7 uova a distanza di 2 giorni © Patrizia Ricci

Dopo la copula, la parata continua con innalzamento del corpo (petto contro petto e becco verso l’alto), movimenti del capo di lato e graduale ritorno alla posizione di partenza, pulizia del piumaggio.

La deposizione ha generalmente inizio dalla fine di marzo ad aprile e prosegue fino a maggio-giugno, particolarmente nel caso di covate di rimpiazzo.

Sono noti casi di deposizioni anche più tardive, particolarmente da parte di soggetti tenuti in cattività.

Il nido è piuttosto grande ed è costituito da un ammasso di materiale vegetale : canne, erba, foglie e parti di piante acquatiche, alghe.

Il materiale viene raccolto con il becco nelle immediate vicinanze del nido stesso eseguendo movimenti dall’aspetto piuttosto stereotipato eseguiti con il capo e il collo, da ambo i sessi, dall’acqua alla piattaforma che costituirà il nido.

La costruzione è assai variabile in dimensioni spesso in relazione all’esistenza di maree, dove vengono realizzati nidi più alti, oppure al grado di copertura vegetale esistente nei dintorni del nido. Nella piattaforma-nido è presente una coppa (generalmente centrale) foderata con poco piumino quando le uova sono presenti.

A volte lo stesso nido viene riutilizzato, dopo essere stato risistemato e “rinfrescato”, per vari anni.

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I neonati hanno le parti superiori di colore grigio pallido. Il becco è grigio-bluastro scuro © Patrizia Ricci

Le uova sono di colore verde pallido opaco anche con sfumature grigiastre o bluastre.

Durante la cova, le uova, si sbiadiscono e diventano più giallastre-grigiastre.

Le uova sono piuttosto allungate e arrotondate ad ambedue gli apici con dimensioni medie di 111-115 per 71-75 mm.

Di norma vengono deposte 5-7 (3-9) uova a distanza di 2 giorni uno dall’altro.

La cova inizia a deposizione ultimata anche se i genitori stazionano abbastanza sul nido anche all’inizio della deposizione.

L’incubazione dura 35-36 giorni ed è effettuata dalla femmina, che in tale periodo si nutre scarsamente, sebbene il maschio possa coprire le uova per brevi periodi di tempo; il maschio è comunque sprovvisto di placca incubatrice.

I neonati hanno le parti superiori di colore grigio pallido e le parti inferiori bianche.

Il becco è grigio-bluastro scuro. Zampe grigio-bluastre. Il cigno reale effettua una muta post-riproduttiva completa con perdita simultanea delle penne remiganti. Effettua anche una muta parziale post-giovanile.

Le coppie insediate riducono il loro territorialismo al di fuori della stagione riproduttiva e iniziano a scacciare la prole verso la fine dell’inverno, prima della successiva stagione riproduttiva. I giovani e gli adulti non nidificanti non sono territoriali e tendono ad aggregarsi soprattutto in inverno.

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Una madre coi suoi "brutti anatroccoli", in contrasto all’eleganza degli adulti, celebrati dagli artisti © Patrizia Ricci © Patrizia Ricci

E’ spesso impossibile distinguere nettamente le popolazioni selvatiche da quelle domestiche o semidomestiche anche a causa dell’indole piuttosto confidente, nei confronti dell’uomo, che caratterizza comunque la specie. Tale confidenza è favorita da un generale atteggiamento favorevole da parte dell’uomo che si manifesta con progetti di tutela e di immissione della specie.

Le cause di pericolo più frequenti, per il cigno reale, sono: la collisione con cavi sospesi, l’avvelenamento da piombo (saturnismo) conseguente all’ingestione di pallini da caccia e piombini da pesca, il bracconaggio, atti vandalici.

La bellezza di questo uccello abbinata all’eleganza, alle particolari movenze e posture, alla fierezza e forza che lo caratterizzano hanno fatto si che, questo animale, sia diventato un’importante “soggetto” d’ispirazione artistica.

Sinonimi

Anas olor – Gmelin 1789.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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