Cymbidium ensifolium

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Cymbidium ensifolium è una specie erbacea terrestre del Sud-est asiatico con cespi densi, alti anche 50 cm. Fiori verdastri intensamente profumati. Foglie decorative con note virtù medicinali © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Assam, Cambogia, Cina (Anhui, Chongqing, Fujian, Guangdong, Guangxi, Guizhou, Hainan, Henan, Hong Kong, Hubei, Hunan, Jiangsu, Jiangxi, Kin-Men, Macao, Ma-tsu-Pai-chúan, Shanghai, Sichuan, Tibet, Yunnan e Zhejiang), Filippine, Giappone, Laos, Myanmar, Nansei-shoto, Taiwan, Thailandia e Vietnam dove vive nelle foreste aperte e praterie in prossimità di corsi d’acqua fino a circa 1800 m di altitudine.

Il nome Cymbidium deriva dal greco “κυμβίδιον”, da “κύμβη” (cymbe) = vaso, coppa a forma di piccola barca, con riferimento alla forma del labello; il nome specifico è la combinazione dei sostantivi latini “ensis” = spada e “folium” = foglia, con ovvio riferimento.

Nomi comuni: sword-leaf cymbidium (inglese); jian lan, lan hwa (cinese); suruga-ran (giapponese).

Il Cymbidium ensifolium (L.) Sw. (1799) è una specie erbacea terrestre che forma densi cespi con pseudobulbi ovoidi, di 1,5-3 cm di lunghezza ed 1-2 cm di diametro, ricoperti dalle basi fogliari, con 3-5 foglie lineari con apice appuntito, lunghe 20-50 cm e larghe 1-2 cm, coriacee, di colore verde chiaro; in coltivazione si trovano anche varietà a fogliame variegato.

Infiorescenza racemosa dalla base dello pseudobulbo, eretta, lunga 20-40 cm, portante 3-10 fiori distanziati di colore variabile, ma più frequentemente verde giallastro con macchie rosse sul labello. Sepali oblungo-ellittici con apice appuntito, lunghi 2,4-3 cm e larghi 0,6-0,8 cm, petali ovato-ellittici con apice appuntito, disposti orizzontalmente, lunghi 2-2,5 cm e larghi circa 0,7 cm, spesso con macchie porpora alla base, labello trilobato, lungo 1,5-2,5 cm, con lobi laterali eretti e lobo mediano ovato, ricurvo, largo 1,2 cm, percorso alla base da due lamelle carnose giallastre che convergono al centro del labello, e colonna arcuata, lunga circa 1,2 cm, giallastra con macchie rossicce; sono state selezionate varietà con fiori interamente bianchi o verdi. I frutti sono capsule ellissoidi di circa 5 cm di lunghezza e 2 cm di diametro. I fiori emanano un intenso gradevole odore.

Si riproduce per seme, in vitro, micropropagazione, ma solitamente e facilmente per divisione, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 pseudobulbi. Coltivato da tempi remoti in Cina per l’elegante fogliame e la delicatezza e fragranza dei suoi fiori della durata di 2-3 settimane, che compaiono da metà estate a inizio autunno, si distingue per l’adattabilità a diverse condizioni di coltivazione, come dimostra l’ampia distribuzione in natura, e ha dato origine a numerosi ibridi cui conferisce un portamento compatto e la capacità di fiorire in climi caldi nel periodo estivo.

Può essere coltivato all’aperto, preferibilmente su suoli sabbiosi ricchi di humus, nelle zone a clima tropicale, subtropicale e temperato caldo in posizione semiombreggiata in estate, fino alla piena luce in inverno, non necessitando, come molte altre specie ed ibridi del genere, della massima luminosità e di basse temperature estive per fiorire, caratteristica che, come detto, trasferisce ai suoi ibridi, di contro temperature inferiori a 20 °C, durante la stagione vegetativa, rallentano la crescita e possono influenzare negativamente la formazione delle gemme floreali. Altrove necessita di serra temperata, con umidità 50-60% e una buona costante ventilazione, ma si adatta anche alla coltivazione in appartamento; le innaffiature devono essere regolari e abbondanti quando in vegetazione, ma senza ristagni, leggermente più diradate dopo la fioritura e fino alla ripresa vegetativa, utilizzando acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata. Le concimazioni, durante la crescita, vanno effettuate utilizzando prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a metà dose di quella consigliata dal produttore. Viene di preferenza coltivato in vasi profondi con buon drenaggio utilizzando un composto a base di frammenti di corteccia (bark) o di fibra di cocco con aggiunta di torba grossolana, perlite e carbone. Evitare frequenti rinvasi e divisioni, non amando le radici essere disturbate, inoltre le piante accestite fioriscono più facilmente e abbondantemente.

Le foglie sono utilizzate nella medicina tradizionale cinese per varie patologie.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Epidendrum ensifolium L. (1753); Limodorum ensatum Thunb. (1784); Cymbidium xiphiifolium Lindl. (1821); Cymbidium ensifolium var. striatum Lindl. (1837); Jensoa ensata (Thunb.) Raf. (1838); Cymbidium estriatum Lindl. ex Steud. (1840); Cymbidium micans Schauer (1843); Cymbidium albomarginatum Makino (1912); Cymbidium ensifolium f. flaccidior Makino (1912); Cymbidium gyokuchin Makino (1912); Cymbidium gyokuchin var. soshin Makino (1912); Cymbidium koran Makino (1912); Cymbidium niveomarginatum Makino (1912); Cymbidium shimaran Makino (1912); Cymbidium yakibaran Makino (1912); Cymbidium arrogans Hayata (1914); Cymbidium misericors Hayata (1914); Cymbidium misericors var. oreophilum Hayata (1914); Cymbidium rubrigemmum Hayata(1916); Cymbidium gonzalesii Quisumb. (1940); Cymbidium ensifolium f. arcuatum T.C.Yen (1964); Cymbidium ensifolium f. falcatum T.C.Yen (1964); Cymbidium ensifolium var. susin T.C.Yen (1964); Cymbidium ensifolium var. misericors (Hayata) T.P.Lin (1977); Cymbidium gyokuchin var. arrogans (Hayata) S.S.Ying (1977); Cymbidium kanran var. misericors (Hayata) S.S.Ying (1977); Cymbidium ensifolium var. misericors (Hayata) T.S. Liu & H.J. Su (1978); Cymbidium ensifolium var. rubrigemmum (Hayata) T.S.Liu & H.J.Su (1978); Cymbidium ensifolium var. yakibaran (Makino) Y.S.Wu & S.C.Chen (1980); Cymbidium ensifolium var. xiphiifolium (Lindl.) S.S.Ying (1990); Cymbidium prompovenium Z.J.Liu & J.N.Zhang (1998); Cymbidium yongfuense Z.J.Liu & J.N.Zhang (1998); Liuguishania taiwanensis Z.J.Liu & J.N.Zhang (1998).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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