Cyperus papyrus

Famiglia : Cyperaceae

Testo © Pietro Puccio

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Cyperus papyrus in Uganda, nel suo ambiente naturale © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Africa (Angola, Benin, Botswana, Burundi, Chad, Congo, Costa D’Avorio, Etiopia, Gabon, Guinea, Kenia, Liberia, Malawi, Mozambico, Namibia, Nigeria, Ruanda, Senegal, Sudafrica, Sudan, Tanzania, Uganda, Zaire e Zambia) e delle Isole dell’Oceano Indiano (Madagascar, Mauritius e Reunion) dove cresce sia ancorata al suolo, sulle rive dei corsi d’acqua, dei laghi e in aree paludose costantemente bagnate formando fitte macchie di vegetazione, sia come pianta galleggiante.

L’unico posto dell’Europa dove è pre- sente, non autoctono, secondo l’opinione della maggior parte dei botanici, ma introdotto in epoca remota e natura- lizzato, è la Sicilia dove è ancora presente nei dintorni di Siracusa.

Il nome generico deriva dal greco “kypeiros”, usato da Teocrito e Teofra- sto; il nome specifico è la latinizzazione del nome greco “pàpyros” di probabile origine egizia.

Nomi comuni: bulrushes, egyptian paper plant, egyptian paper reed, egyptian papyrus, mediterranean sedge, paper reed, papyrus sedge, papyrus (inglese); jonc du Nil, papyrus, plante à papier du Nil, papier du Nil, souchet à papier, souchet du Nil (francese); papiro (italiano); papiro (portoghese); papiro (spagnolo); papyrusstaude, papyrus-zypergras (tedesco).

Il Cyperus papyrus L. (1753) è una erbacea acquatica perenne, monocotiledone, cespitosa, con rizomi orizzontali corti e spessi e un esteso apparato radicale; presenta steli (culmi) a sezione pressoché triangolare, eretti, alti 2-5 m e larghi alla base fino a circa 6 cm, lisci, pieni di un tessuto spugnoso (aerenchima) in cui sono presenti ampi spazi intercellulari che facilitano la circolazione dell’aria, al fine di portare l’ossigeno verso le parti sommerse. Presenta foglie basali prive di lamina lunghe fino a 20-30 cm di colore bruno rossastro. Infiorescenze composte all’apice dello stelo, emisferiche, costituite da 4-10 brattee lineari simili a foglie di colore bruno rossastro, lunghe 5-15 cm, e 40-100 “raggi” arcuati o pendenti, filamentosi, lunghi 10-30 cm, con all’estremità, nella tarda estate, spighette di colore verde bruno lunghe 1-2,5 cm. I frutti sono acheni oblunghi, 1 x 0,5 mm, di colore bruno chiaro. Si riproduce per seme e molto facilmente per divisione alla fine dell’inverno.

Di rapida crescita, è una delle più ornamentali tra le piante acquatiche, coltivabile in pieno sole, o al più sotto leggera ombreggiatura, nelle zone a clima tropicale, subtropicale e, marginalmente, temperato caldo; temperature appena sotto 0° C distruggono la parte aerea, a livello di rizoma può però sopportare qualche grado in meno, se ben pacciamata o in acqua, e la pianta ricresce in primavera. Per le sue dimensioni ha bisogno di spazio per evidenziare le sue caratteristiche ornamentali, sia quando è posta in acqua o ai bordi di specchi d’acqua, ma anche all’interno di un giardino. Il papiro, come pianta ornamentale, può infatti essere collocato oltre che in acqua, o in un terreno costantemente bagnato, anche in piena terra su substrato sabbioso e ricco di humus mantenuto sufficientemente umido, in tal caso l’altezza dei culmi sarà comunque inferiore a quella che si avrebbe in acqua. Nel caso venga utilizzato in piccole vasche è prudente tenerlo in vasi sommersi per controllarne la crescita, potendo soffocare velocemente qualsiasi altra vegetazione. In vaso è apprezzato per la decorazione di interni spaziosi, serre e verande, in posizione molto luminosa, utilizzando un substrato con aggiunta di sabbia o altri inerti mantenuto costantemente umido, ad esempio ponendo il vaso in un contenitore con dell’acqua in permanenza sul fondo, e a temperature che è bene non scendano sotto 12-14°C.

Il papiro, come è ben noto, ha una lunga storia e una importanza fondamentale nel cammino della civiltà, simbolo del regno del Basso Egitto (circa 5000-3000 a.C.), il suo nome è legato alla realizzazione dell’omonimo materiale per scrivere realizzato dagli antichi egizi. La prima descrizione del procedimento per la sua realizzazione è dovuta, nelle sue linee generali, a Plinio il vecchio (23-79 d.C.); la parte interna dei culmi era tagliata in strisce che venivano posizionate una di fianco all’altra in senso longitudinale, su queste veniva sovrapposta un’altra serie di strisce in senso verticale, quindi pressate e seccate al sole costituivano il supporto su cui scrivere e dipingere.

L’uso del papiro dall’Egitto si diffuse in Grecia e nell’Impero Romano e rimase in uso quasi fino al X secolo, sostituito progressivamente dalla carta ottenuta dalla macerazione degli stracci o di materiali vegetali. Anche se fogli di papiro di buona qualità sono oggi realizzati a Siracusa, la procedura anticamente utilizzata ancor oggi non è completamente nota in ogni particolare.

Il papiro non era utilizzato nell’antico Egitto soltanto per realizzare i fogli per scrivere, ma anche per costruire imbarcazioni e, dalla parte esterna dei culmi tagliata in strisce, per fare corde, note per la loro resistenza, sandali, ceste, stuoie, ed altri oggetti. La pianta da qualche anno è anche oggetto di studio per la sua elevata capacità di rimozione dalle acque di sostanze inquinanti.

Sinonimi: Chlorocyperus papyrus (L.) Rikli (1895)

 

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