Dacelo leachii

Famiglia : Alcedinidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Il Kookaburra dalle ali azzurre ( Dacelo leachii ) conta varie sottospecie ma si distingue facilmente dallo sghignazzante per l’iride madreperlacea © Giuseppe Mazza

Il Kookaburra dalle ali azzurre ( Dacelo leachii – Vigors and Hornsfield, 1827) appartiene all’ordine dei Coraciiformes ed alla famiglia degli Alcedinidae, la medesima dove sono state collocate diverse specie di martin pescatori. Molto simile al suo congenere Kookaburra sghignazzante (Dacelo novaeguineae) con il quale condivide buona parte dell’areale, è uno degli uccelli più conosciuti ed amati d’Australia, loro paese di origine ed appartenenza.

Il nome volgare è derivato dall’antico linguaggio dei locali aborigeni che lo chiamarono guuguubarra ad imitazione onomatopeica del suo forte e sguaiato richiamo, un nome che è poi stato riportato dai primi abitanti inglesi in kookaburra, pronunciato cucabarra. Non è difficile rilevare la sua presenza ovunque vi troviate. Il suo terrificante verso, in questa specie ancora più stridulo di quello del kookaburra sghignazzante, è udibile da ben lontano ed esso stesso lo segnala non appena approcciate il suo territorio.

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Vive nel nord dell’Australia e sulle coste sud della Nuova Guinea © Giuseppe Mazza

Questo gracchiare viene emesso regolarmente anche durante il giorno in particolare all’alba ed al calar del sole, sia da singoli esemplari sia da intere famiglie, provocando un tale schiamazzo da non poter sfuggire anche al più disattento ed indifferente abitante.

E’ divenuto quindi molto popolare come tanti degli strani animali che vivono in questo continente e riconosciuto immancabilmente da tutti.

Ha inoltre acquisito una notevole socialità verso l’essere umano, tanto da essere anche allevato in cattività ma anche tollerato libero attorno alla propria abitazione come fosse un animale domestico. Non esita ad avvicinarsi all’uomo tanto da prendere il cibo che gli viene offerto come fosse il pollame di casa e non raramente, anche direttamente dalle mani.

Il fatto che mostri una simile socialità verso l’uomo non significa che verso i suoi simili riservi il medesimo trattamento. E’ infatti molto territoriale e non sopporta la presenza di intrusi di qualsiasi genere e sorta, siano essi kookaburra di altre famiglie oppure predatori anche di grossa taglia.

L’etimologia del genere Dacelo è alquanto strana e dimostra quale fantasia tassonomica o meglio ancora, quale arrivismo scientifico abbia portato alcuni scienziati dei secoli scorsi, ad inventare di sana pianta nomenclature che potessero portare il loro nome nei ricordi futuri.

Non vi possono essere altre definizioni possibili per questa valutazione, tenendo conto che storpiature linguistiche di questo genere erano un modo puerile di coniare neologismi in uso nel primo Medioevo. Così il termine “Dacelo”, assolutamente senza significato comprensibile, non è altro che l’anagramma del nome latino Alcedo = martin pescatore, come lo sono anche Lacedo e Cedola anch’essi nomi di generi di alcedinidi partoriti da questo scherzo linguistico. Il termine generico leachii onora la memoria di W.E. Leach, zoologo inglese di fine secolo XVIII a cui i due autori Vigors and Hornsfield nel 1827, dedicarono questo uccello.

Altri nomi dati nelle diverse lingue sono: in inglese Blue-winged Kookaburra, in tedesco Haubenliest, in spagnolo Cucaburra Aliazul, in francese Martin-chasseur à ailes bleues ed in giapponese un simpatico e per noi impronunciabile Aobanewaraikawasemi. Questo kookaburra è conosciuto anche con alcuni nomi vernacolari quali “barking jackass” = somaro che abbaia, “howling jackass” = asino ululante o semplicemente il kookaburra di Leach.

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Una femmina con la caratteristica coda rossastra a bande blu, mentre nei maschi adulti è in genere di uno splendido blu brillante con elegante bordino bianco in basso © Giuseppe Mazza

Zoogeografia

Il kookaburra ali azzurre, vive nel nord dell’Australia e sulle coste sud della Nuova Guinea.

Occupa un’ampia fascia del Western Australia, del Northern Territory e del Queensland che dalla costa si allarga all’interno per poche centinaia di chilometri senza mai toccare la parte desertica centrale del continente.

E’ specie stanziale che abita costantemente il suo territorio senza mai abbandonarlo anche dopo il periodo di nidificazione. Brevissimi spostamenti avvengono sempre all’interno del proprio areale in occasione di incrementi occasionali in alcuni luoghi nella disponibilità di cibo.

Sono talmente legati al territorio che anche i giovani convivono fino alla maturità nei luoghi natii coadiuvando spesso i genitori nella cura di successive generazioni.

Sono state identificate alcune sottospecie tra le quali quattro ufficialmente riconosciute che differiscono sensibilmente per l’accentuazione di colore o delle particolari aree occupate. Sembra che gli esemplari che vivono in zone rivierasche più umide abbiano colori più vividi.

Dacelo leachii leachii, Dacelo leachii cervina, Dacelo leachii cliftoni, tutte specie continentali e Dacelo leachii intermedia, propria della Nuova Guinea.

Ecologia Habitat

Siamo soliti pensare che i martin pescatori siano uccelli legati all’acqua, dalla quale traggono il cibo per il loro sostentamento mentre la realtà mostra che diverse specie di uccelli appartenenti a questo gruppo, hanno comportamenti e habitat ben diversi. I kookaburra in generale sono fra questi. Abitano indifferentemente luoghi secchi od umidi, foreste primarie e rivierasche, dense boscaglie o boschi di eucalipti, aree coltivate o savane disabitate, parchi pubblici ed anche in luoghi abitati. Essenziale è che nel suo territorio vi sia sufficienza di cibo e grossi alberi con cavità adatte alla nidificazione.

Essendo specie residente accetta e si adatta facilmente alle variazioni stagionali del suo habitat che possono divenire estremamente aride, durante la stagione secca tropicale od addirittura allagate durante i mesi monsonici.

Morfofisiologia

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Divora in genere lucertole, serpentelli, anfibi, topolini e grossi insetti, ma anche nidiacei. Li ingoia abitualmente interi ma se del caso non esita a sezionarli prima in piccoli pezzi col possente becco © Giuseppe Mazza

La prima particolarità che colpisce osservando questo uccello, sono le dimensione enormi del becco. Un aggeggio possente, robusto e fuori misura per le sue dimensioni ma allo stesso tempo simpatico per la forma leziosa data dalla punta rivolta leggermente all’insù, una particolarità molto apprezzata dal genere umano che identifica questo segno come indice di simpatia e cordialità.

La livrea di questo uccello è caratterizzata dal celeste delle sue copritrici alari e delle piume del dorso, visibili però da distanza ravvicinata e quando il sole si riflette direttamente oppure quando in volo.

Ad ali spiegate mostra anche una grossa macchia alare bianca che contrasta notevolmente con il bruno nerastro delle spalle e delle remiganti. La coda è di un bel colore nocciola intenso che rallegra ancor di più una livrea che da posato può sembrare insignificante.

Il corpo e la testa sono totalmente bianchi o leggermente spolverati di grigio marrone. In alcune sottospecie la coda è anch’essa azzurra come il dorso, dando l’impressione in volo di un uccello quasi totalmente celeste mentre il capo è delicatamente sfrisato da piccole linee grigiastre.

Zampe cortissime, insignificanti, di colore bianco giallastro.

La femmina è leggermente più grande del maschio e misura circa 40 cm di lunghezza, 350 g di peso ed un’apertura alare superiore ai 55 cm. Gli immaturi hanno una colorazione più sbiadita e meno definita, con il petto e la testa diffusamente macchiati di marroncino.

Etologia Biologia riproduttiva

Pur essendo un martin pescatore o meglio, un “martin chasseur” = martin cacciatore, come dicono i francesi, il kookaburra non ha abitudini nidificanti tipiche dei suoi consimili.

Seppure dotato di un rostro possente, non scava abitualmente nessuna galleria né tunnel ove porre il suo nido ma sceglie cavità naturali negli alberi dove a volte si limita ad allargare la nicchia scavando nel legno fradicio lo spazio necessario per porre il nido. Una grande cavità, ampia e confortevole visto che dovrà ospitare per diverse settimane un buon numero di esemplari. Tuttavia questa specie più di ogni altra del suo genere, occasionalmente scava tane in termitai confondendoli forse con alberi fatti di altro materiale !!

Depone mediamente da due a tre uova covate indifferentemente da tutto un team composto da padre, madre e collaboratori esterni, generalmente figli di precedenti nidiate, che seguiranno poi la crescita dei giovani anche dopo l’involo. Un vero esercito utile per la difesa comune del territorio.

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Un simpatico maschio. Il kookaburra dalle ali azzurre ha un buon rapporto con l’uomo e vive spesso nei giardini, nutrito a mano dai proprietari come un animale domestico © Giuseppe Mazza

La cova dura circa 25 giorni ma i piccoli rimangono nel nido fino a 7 settimane. Il luogo di nidificazione è facilmente individuabile in quanto il terreno alla base dell’albero su cui è situato, diviene presto una vera latrina di fatte e di borre rigurgitate dai piccoli. La maturità sessuale e la successiva dispersione territoriale, arriva verso i due anni per la femmina ed i quattro per i maschi e fino a quel momento tutti rimangono legati al territorio nativo.

Il kookaburra dalle ali azzurre mangia lucertole in gran quantità integrandole con anfibi e serpentelli, piccoli roditori ed uccelletti e grossi insetti. Rapina spesso nidi altrui depredando i piccoli nidiacei. Li ingoia abitualmente interi ma non esita a sezionarli, con il possente becco, in piccoli pezzi prima di ingollarli. Le prede vive sono solitamente ammazzate sbattendole violentemente al suolo, su pietre o sugli abituali appoggi. Considerata la forte diffusione e la buona consistenza delle popolazioni presenti nel territorio occupato, il kookaburra ali azzurre non è ritenuto specie a rischio.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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