Dendroaspis polylepis

Famiglia : Elapidae

 

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Testo © Dr. Gianni Olivo

 

 

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Il mamba nero è in realtà grigio-verde o bruno © Giuseppe Mazza

Il Mamba nero ( Dendroaspis polylepis - Günther, 1864, famiglia Elapidae ) il cui nome scientifico significa serpente degli alberi dalle piccole squame, è il tipico esempio di nome zoologico che può generare confusione.

In realtà il colore di questo serpente non è mai nero, variando dal grigio, al grigio-verde, al bruno e fino (soprattutto in individui vecchi) al color canna-di-fucile, spesso con tenui e sottili bande oblique sulla parte distale del corpo e sulla coda, ma l’appellativo di “nero” è dovuto al colore della mucosa orale che il rettile usa come intimidazione quando spalanca la bocca.

Dendroaspis (aspide delle piante) è il nome che definisce il genere e costituisce la prima parte del nome scientifico, comune a tutte le quattro specie note di mamba, ma, mentre le tre specie di mamba verdi sono strettamente arboricole, meritandosi al cento per cento l’aggettivo, il mamba nero è prevalentemente terricolo, anche se si arrampica agevolmente e trascorre parte del tempo su alberi ed arbusti, sia per cacciare nidiacei o scoiattoli che per sfuggire ad un pericolo oppure, soprattutto quando il terreno è bagnato, come dopo pesanti piogge, per evitarne l’eccesiva umidità.

La testa è inconfondibile, allungata e leggermente compressa lateralmente, a forma di bara (simbolismo non del tutto lontano dal vero), la bocca è ampia e la commessura labiale, a concavità superiore, arriva ben più indietro dell’occhio, che è di medie dimensioni ed a pupilla rotonda.

Le zanne velenifere sono più corte di quelle dei viperidi anche di dimensioni molto inferiori, e comunque non raggiungono il centimetro ( media 5-7 mm ) ma sono ugualmente armi terribilmente efficaci.

Il corpo, sottile in rapporto alla lunghezza, ha squame piccole e lisce che gli conferiscono un aspetto sericeo e, a metà lunghezza, sono disposte in un numero di file da 21 a 25 ( più spesso 23-25).

I mamba sono elapidi, quindi si tratta di serpenti velenosi proteroglifi che, a differenza dei viperidi (più evoluti) non hanno zanne velenifere ripiegabili sul palato, ma fisse e situate nella parte anteriore del mascellare superiore. Tuttavia, nel caso dei mamba, le zanne scanalate sono dotate di una certa mobilità e l’osso quadrato può ruotare in avanti, rendendo il morso ancora più efficace.

Si tratta del serpente velenoso più lungo dopo il cobra reale asiatico: i nuovi nati misurano già 50 o 60 cm e sono perfettamente in grado di inoculare una dose di veleno varie volte superiore al minimo necessario per uccidere un uomo adulto, il rettile raggiunge quasi i due metri nel primo anno di vita per poi crescere più lentamente.

Un esemplare adulto misura in media da 220 a 300 cm ma può arrivare a 450 cm ed esemplari di 3 m non sono rari. Molti testi affermano che il mamba nero predilige zone aperte di savana asciutta a bassa quota ma in realtà mi è accaduto di incontrane uno a oltre 2000 m in Tanzania e nella mia zona è comune oltre i 1500 m.

Anzi, nella nostra area, molto verde e ricca di bush fitto, spesso ammantato di licheni ed interrotto da rocce e crepacci che, insieme ai termitai, offrono abbondanza di ripari, il black mamba pare essere il serpente velenoso più comune, seguito a ruota dal Mozambique spitting cobra ( Naja mossambica ) che spesso condivide gli stessi ripari. Animale sedentario ed abitudinario ama prendere il sole sempre in un determinato posto ed usa lo stesso rifugio, se non disturbato, per anni.

E’ un cacciatore diurno, che caccia attivamente e non all’agguato e non esita ad arrampicarsi su alberi anche alti alla ricerca di nidiacei e roditori. Insidia anche mammiferi fino alla taglia dell’irace ed è persino riportato un caso di predazione su di un blue duiker.

Sulla sua velocità sono fiorite leggende in gran numero: ovviamente molte affermazioni sono esagerate, come quella che possa raggiungere un cavallo in corsa, tuttavia velocità massime dell’ordine dei 15 Km all’ora sono verosimili e si tratta pur sempre di una velocità notevole e di uno spettacolo impressionante data la grazia mortale con la quale sembra volare sul terreno sconnesso, sparendo e riapparendo tra erbe ed arbusti.

Più volte ho visto mamba che, al momento di rifugiarsi su una pianta, sollevavano, all’ultimo, ma ancora in pieno movimento, la metà anteriore del corpo senza il minimo sforzo. L’agilità di questi rettili è incredibile e sono in grado di colpire con precisione anche muovendosi a tutta velocità ed anche lateralmente, come vidi, una volta, a spese di uno sfortunato cane e vi sono reports di una muta di sei cani, tutti uccisi dallo stesso mamba che avevano avuto la pessima idea di attaccare.

Quando procede sul terreno, il Dendroaspis polylepis mantiene la testa ben sollevata dal suolo ed è così in grado di localizzare la preda o un eventuale pericolo e reagire di conseguenza. Il mamba nero è il più temuto tra i serpenti africani e del mondo, sia per la potenza del veleno, neurotossico, e delle enormi dosi che può inocularne con un morso, sia per la sua velocità ed agilità, che gli consentono di mordere una persona al viso, agli arti superiori o al torace.

Inoltre, a differenza di quanto avviene con altri serpenti velenosi, che spesso mordono senza inoculare veleno (dry bites) il black mamba quasi invariabilmente inocula una dose piena e spesso colpisce ripetutamente, tanto che, prima dell’avvento del siero polivalente o specifico, il morso era mortale praticamente nel 100% dei casi.

Altro motivo della sua sinistra reputazione è la sua estrema irritabilità che lo rende imprevedibile ed aggressivo, aggressività che si accentua nel periodo riproduttivo. D’altro canto, per fortuna, i casi di morso sono meno frequenti che con altri serpenti, proprio perché si tratta di rettile estremamente attivo, veloce e nervoso, il che fa si che tenda ad allontanarsi quando percepisce le vibrazioni trasmesse da un intruso che si avvicini.

Purtroppo, tuttavia, a volte accade che l’animale si accorga all’ultimo momento della presenza dell’uomo e, se si sente minacciato o intrappolato, sovente attacca, mordendo ripetutamente e con velocità fulminea. Alcune delle situazioni più pericolose si verificano quando un mamba sceglie come rifugio abituale un capanno degli attrezzi, un casotto del generatore od altro locale di abitazioni umane: l’ingresso di una persona in questo caso scatena una reazione fulminea.

Una volta venni chiamato dal mio tracciatore perché un mamba aveva scelto come abitazione un vecchio scarico dell’acqua in disuso, davanti alla cucina di casa mia, e riuscii a stanarlo e catturarlo con una pinza da serpenti solo allagando lo scarico, diversamente, la presenza di tale inquilino sarebbe risultata oltremodo pericolosa.

In altra occasione un esemplare si infilò nel nostro bagno creando una situazione decisamente pericolosa, soprattutto se non mi fossi accorto in tempo della sua presenza.

Camminando nel bush, il più delle volte il rettile passa inosservato, perché si allontana al minimo segno di avvicinamento umano e difficilmente lo si avvicina a meno di 20 m, però vi sono occasioni in cui l’incidente si verifica ugualmente, come mi accadde, nei pressi di casa mia, qualche anno fa ( vedere in merito il mio sito ).

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Prima di mordere a volte il Dendroaspis polylepis dà un preavviso, mostrando la mucosa nera della bocca © Gianni Olivo

Altra situazione ad alto rischio si verifica quando un mamba, sloggiato dal nostro arrivo, si sia arrampicato su di un cespuglio o sui rami bassi di una pianta: camminando nel bush è facile, così, arrivare con il viso a breve distanza dal serpente che, già allarmato ed irritato, reagirà mordendo.

Per questo motivo, quando accompagno persone nel bush, raccomando sempre di guardare alternatamente il terreno dove si mettono i piedi ed i rami dei cespugli che si attraversano.

In caso di incontro ravvicinato, tuttavia, non sempre il serpente morde senza preavviso: a volte, prima, assume una tipica postura di minaccia, con la parte anteriore del corpo sollevata da terra, spesso a notevole altezza, spalanca la bocca esibendo il nero della mucosa, mentre la lingua dardeggia rapidamente, spesso accompagnando l’avvertimento con un basso sibilo rabbioso ed allargando un “cappuccio” lungo e molto più stretto di quello dei cobra.

A questo punto, se l’avversario non si ritira lentamente o non rimane immobile, la reazione è pronta e violenta e consiste in una serie di rapidi morsi, ognuno dei quali può iniettare da 100 a 400 mg di un veleno che risulta letale per un uomo adulto nella dose di 12-15 mg.

Se si rimane perfettamente immobili generalmente il rettile lascerà ricadere al suolo la parte anteriore del corpo e si dileguerà. L’unico elapide africano dotato di veleno neurotossico di potenza analoga a quella del black mamba è il Cape cobra ( Naja nivea ), mentre altre specie di cobra hanno veleni che, pur mortali, lo sono in dosi maggiori.

Tale veleno ha la consistenza di un liquido denso, simile a glicerina, limpido e, una volta seccato, è di colore bianco (mentre quello, ad esempio, dei cobra, si presenta giallo).

L’azione della dendrotossina è prevalentemente neurotossica ed agisce impedendo la trasmissione a livello sinaptico, cioè nel punto ove la terminazione nervosa si interfaccia con la fibra muscolare, con conseguente paralisi progressiva di gruppi muscolari che culmina nella paresi di quelli respiratori e successiva morte per asfissia se non si interviene efficacemente.

A livello della placca motrice l’arrivo dell’impulso nervoso libera sostanze dette neurotrasmettitori (ad es. acetilcolina) che attraversano la sinapsi e portano alle fibre del muscolo l’ordine di contrarsi.

I veleni neurotossici possono agire a diversi livelli ed in diversi modi: alcuni interrompono il processo a monte (azione pre-sinaptica), impedendo la liberazione del trasmettitore (es. la bungarotossina dei bungari dell’Asia), alcune invece intervengono a valle (blocco post-sinaptico) e fanno si che il neuro-trasmettitore non possa andarsi a fissare ( taipossina dei taipan d’Australia e Papua-Nuova Guinea), ma la dendrotossina dei mamba agisce in modo ancora diverso, bloccando i nodi di Ranvier dei motoneuroni e di conseguenza quelli che sono detti “canali del sodio”, aumentando così e non inibendo l’efficacia dell’acetilcolina e provocando, con meccanismo quasi opposto ai precedenti, una prolungata eccitabilità delle fibre muscolari con sintomi anche convulsivi, ma l’effetto finale sarà, ugualmente, un’inefficienza dei muscoli con conseguente asfissia.

In realtà esistono diverse dendrotossine: nel mamba nero le più studiate sono dendrotossina I e dendrotossina K, mentre il Mamba verde orientale ( Dendroaspis angusticeps ) ha una alfa-dendrotossina, oltre a beta, gamma e delta-dendrotossine, il Western green mamba ( Dendroaspsis viridis ) dell’Africa occidentale possiede una DV14-dendrotossina. Particolare curioso: si è scoperto che alcune anemoni marine come Anemonia sulcata possiedono tossine dette Kalicludine con struttura simile alle dendrotossine. Delle varie dendrotossine quelle del mamba nero paiono le più potenti.

Tuttavia i veleni dei mamba contengono anche delle cardiotossine che agirebbero direttamente sul cuore, in questo caso, però, la cardiotossina del mamba nero (che ha veleno complessivamente molto più potente dei mamba verdi) è meno potente di quella dei parenti arboricoli, tra cui primeggia il Mamba verde di Jameson ( Dendroaspis jamesoni ) dell’Africa centrale, seguito Dendroaspis angusticeps e poi da Dendroaspis polylepis .

In conclusione, quindi, il morso del mamba nero risulta mortale principalmente per paralisi respiratoria ma generalmente i primi sintomi sono a carico dei muscoli faciali, in quanto i nervi cranici sono i più sensibili e soggetti all’azione dei veleni neurotossici. In caso di morso, quindi, può servire, in attesa di aiuto, la respirazione artificiale, praticata fino all’arrivo dei soccorsi, matenendo pervie le vie aeree.

Alcune curiosità, infine, sul più noto e temuto dei serpenti africani.

Indlondlo è un nome che gli amaZulu danno ad un leggendario mamba crestato, ma tale leggenda ha un fondo di realtà, in quanto a volte, mamba molto vecchi, al momento di cambiare pelle, conservano per qualche tempo lembi della vecchia pelle sul cranio, che simulano un cimiero. Inoltre alcune popolazioni chiamano indlondlo anche la vipera cornuta Bitis caudalis, mentre gli Amatabele chiamano indlondlo diversi serpenti tra cui l’innocuo Spotted bush snake ( Philotamnus semivariegatus ).

Per diverse etnie, inoltre, nel mamba si reincarnano gli spiriti degli antenati e tali serpenti sono detti abathakati, termine che indica anche certi tipi di stregoni.

Nomi comuni : Inglese: black mamba; Afrikaans: swart mamba; isiZulu, Shangane e Ndebele : imamba elimnyama; Xhosa: mamba emnyama; Shona: hangara ;Tswana e Northern Sotho: mokopa ; Venda: kangala.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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