Dendrobium crumenatum

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Bianche colombe su un ramo pronte a pendere il volo ? No, sono tre fiori di Dendrobium crumenatum © Giuseppe Mazza

La specie è originaria di una vasta area dell’Asia tropicale (Borneo, Cambogia, Filippine, Giava, India, Isole Andamane, Isola di Natale, Laos, Piccole Isole della Sonda, Malaysia, Molucche, Myanmar, Nuova Guinea, Sri Lanka, Sulawesi, Sumatra, Thailandia e Vietnam), dove cresce epifita sui rami degli alberi delle foreste decidue o semidecidue, a basse e medie altitudini, in luoghi piuttosto esposti.

Il nome generico è la combinazione dei termini greci “déndron” = albero e “bios” = vita, con riferimento alle numerose specie del genere che vivono sugli alberi; il nome specifico deriva dal latino “crumena” = borsa, quindi a forma di borsa, con riferimento, secondo alcuni, allo sperone (mentum) saccato.

Nomi comuni: dove orchid, pigeon orchid, sparrow orchid (inglese); mu shi hu (cinese); orchidea colomba, orchidea dei temporali (italiano); anggrek merpati, bunga angin, poko merpati (malese); buap klaang haao, ueang mali, waai tamoi (thailandese).

Il Dendrobium crumenatum Sw. (1799) è una specie epifita con fusti cilindrici, lunghi fino a circa 1 m, che presentano sopra la base, per una lunghezza di 8-12 cm, un ingrossamento fusiforme, di 2-3 cm di diametro, privo di foglie, scanalato, di colore giallo verdastro, che funge da riserva d’acqua per i periodi di secco. La parte mediana, sottile, è provvista di foglie, mentre quella terminale ne è priva; le foglie sono ovato-oblunghe, coriacee, alterne e distiche, lunghe 6-9 cm e larghe 1,5-3 cm, con apice bilobato. Nei singoli nodi privi di foglie della parte terminale sono presenti diverse gemme floreali dormienti che si sviluppano, generalmente una per volta, a seguito di un improvviso abbassamento di temperatura di 6-10 °C, che ai tropici si può verificare durante una pioggia violenta. Dopo 8-10 giorni i fiori si aprono contemporaneamente su diversi nodi degli steli maturi, sono intensamente e gradevolmente profumati e durano un solo giorno; la fioritura può ripetersi diverse volte durante l’anno.

I fiori, di 4-5 cm di diametro, hanno sepali e petali bianco puro o, a volte, con una sfumatura rosa agli apici; il labello è bianco con alla base alcune lamelle parallele dentate di colore giallo. Il sepalo dorsale è ovato-lanceolato, lungo 2-2,5 cm e largo 0,5 cm, i laterali sono lanceolato-triangolari, lunghi 2,5-3,5 cm e larghi circa 0,7 cm, fusi alla base della colonna a formare una specie di sperone (mentum) lungo 1,5 cm.

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Il fiore aperto raggiunge i 5 cm. Foglie e pseudobulbi hanno virtù medicinali © Giuseppe Mazza

I petali sono oblunghi, di circa 1,6 cm di lunghezza e 0,6 cm di larghezza, il labello è trilobato, lungo 2,5-3 cm e largo 1,5-1,8 cm, con lobi laterali eretti e lobo mediano oblungo con bordo crenato e ondulato. I frutti sono capsule ellissoidi lunghe 2,5 cm.

Si riproduce per seme, in vitro, micropropagazione, divisione e tramite le giovani piante che spesso si formano ai nodi (in gergo “keiki”, che in hawaiano significa “figli”), che possono essere rimosse quando hanno formato un buon apparato radicale.

Specie dalla particolare modalità di fioritura, molto diffusa nelle aree di origine, che si riproduce e accestisce facilmente anche in coltivazione, richiede temperature medio-alte con minime superiori a 14 °C, anche se può sopportare per brevissimo periodo e perfettamente asciutta, qualche grado in meno, elevata umidità, 60-80%, luminosità ed una costante buona ventilazione.

Le innaffiature devono essere regolari, sebbene possa sopportare periodi di secco, in particolare in inverno. Per le innaffiature e nebulizzazioni utilizzare acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata; le concimazioni, opportunamente distribuite in modo da evitare accumulo di sali, vanno fatte durante il periodo vegetativo preferibilmente con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a ¼ di dose di quella consigliata sulla confezione. Può essere montata su corteccia, tronchi, zattere di sughero o di radici di felci arborescenti, o coltivata in vaso con composto molto drenante e aerato, che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di media pezzatura con aggiunta di muschio.

Parti della pianta, in particolare le foglie ed il succo estratto dagli pseudobulbi, sono utilizzate nella medicina tradizionale.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Epidendrum caninum Burm.f. (1768); Epidendrum saaronicum J.König (1791); Epidendrum ceraia Raeusch. (1797); Onychium crumenatum (Sw.) Blume (1825); Dendrobium ceraia Lindl. (1830); Callista crumenata (Sw.) Kuntze (1891); Dendrobium schmidtianum Kraenzl. (1901); Dendrobium papilioniferum J.J.Sm. (1905); Dendrobium simplicissimum (Lour.) Kraenzl. (1910); Dendrobium kwashotense Hayata (1914); Dendrobium ephemerum (J.J.Sm.) J.J.Sm. (1917); Dendrobium caninum (Burm.f.) Merr. (1921); Aporum crumenatum (Sw.) Brieger (1981); Aporum ephemerum (J.J.Sm.) Rauschert (1983); Aporum kwashotense (Hayata) Rauschert (1983); Aporum papilioniferum (J.J.Sm.) Rauschert (1983); Ceraia saaronica (J.König) M.A.Clem. & D.L.Jones (2002); Ceraia ephemera (J.J.Sm.) M.A.Clem (2003); Ceraia papilionifera (J.J.Sm.) M.A.Clem. (2003); Ceraia parviflora (Ames & C.Schweinf.) M.A.Clem. (2003).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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