Dendrobium farmeri

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Le spettacolari infiorescenze del Dendrobium farmeri raggiungono i 30 cm © G. Mazza

La specie è originaria dell’ Arunachal Pradesh, Assam, Bangladesh, Bhutan, Darjeeling, Laos, Malaysia Peninsulare, Myanmar, Nepal, Sikkim e Thailandia, dove cresce epifita sugli alberi delle foreste sempreverdi, prevalentemente lungo i corsi d’acqua, fino a circa 500 m di altitudine.

Il nome generico è la combinazione dei termini greci “déndron” = albero e “bios” = vita, con riferimento alle numerose specie del genere che vivono sugli alberi; la specie è dedicata al collezionista inglese W.F. Farmer, nella cui serra fiorì per la prima volta in Europa.

Il Dendrobium farmeri Paxton (1849) è una specie epifita con pseudobulbi fusiformi a quattro coste, lunghi 20-30 cm, portanti nella parte terminale 2-4 foglie persistenti, coriacee, ovato-lanceolate con apice acuminato, lunghe 6-15 cm e larghe 3-5 cm.

Le infiorescenze, da un nodo superiore, anche dei vecchi pseudobulbi privi di foglie, sono pendenti, lunghe fino a circa 30 cm, portanti 12-35 fiori, di 4-5 cm di diametro, di colore bianco o rosa malva pallido con macchia giallo-arancio sul labello; i fiori, lievemente profumati, durano circa due settimane.

I sepali sono oblunghi, 2 cm di lunghezza e 1 cm di larghezza, i petali ovati, 2,5 cm di lunghezza e 2 cm di larghezza, leggermente frangiati ai margini, il labello è pressoché circolare, lungo e largo circa 2 cm, lievemente pubescente. Si riproduce per seme, in vitro, micropropagazione e per divisione, con ciascuna sezione provvista di 4-5 pseudobulbi.

Specie molto ornamentale e di coltivazione relativamente facile, richiede lieve ombreggiatura, elevata umidità, 60-80%, e temperature medio-alte durante il periodo vegetativo.

Non richiede un preciso periodo di riposo in inverno, ma temperature più fresche, con minime di 12-14 °C, e innaffiature distanziate, lasciando asciugare bene il composto prima di ridare acqua, l’eccesso di umidità in questo periodo può causare marciume radicale, ma senza fare raggrinzire eccessivamente gli pseudobulbi, aumentando gradualmente l’umidità all’apparire delle infiorescenze; fondamentale in tutte le stagioni una buona ventilazione.

Utilizzare per le innaffiature e nebulizzazioni acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata; le concimazioni, opportunamente distribuite e alternate, in modo da evitare accumulo di sali alle radici, vanno fatte durante il periodo vegetativo preferibilmente con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a metà dose, o meno, di quella consigliata sulla confezione.

Può essere montata su corteccia, zattera di sughero o di radici di felci arborescenti oppure coltivata in vasi o canestri con composto molto drenante e aerato, che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di media pezzatura. Non ama essere disturbata, pertanto rinvasi e divisioni vanno fatti quando strettamente indispensabili e nel momento in cui appaiono le nuove radici.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Callista farmeri (Paxton) Kuntze (1891); Callista farmeri (Paxton) Brieger (1981).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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