Dendrobium leporinum

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Dendrobium leporinum, epifita nelle umide foreste a basse altitudini delle isole Molucche e della Nuova Guinea, è poco noto in coltura © Giuseppe Mazza

La specie è originaria delle Molucche e Nuova Guinea dove cresce nelle foreste umide a basse altitudini.

Il nome del genere è la combinazione dei sostantivi greci “δένδρον” (dendron) = albero e “βίος” (bios) = vita, con riferimento alle numerose specie del genere che vivono sugli alberi; il nome specifico è l’aggettivo latino “leporinus, a, um” = di lepre, con probabile riferimento ai petali simili a orecchie di lepre.

Il Dendrobium leporinum J.J.Sm. (1909) è una specie epifita con pseudobulbi piuttosto sottili, lunghi 0,5-1,2 m, con foglie alterne, distiche, oblungo-lanceolate, fino a circa 7 cm di lunghezza e 2 cm di larghezza, coriacee, di colore verde intenso.

Infiorescenze racemose dai nodi superiori più o meno erette portanti fiori di circa 6 cm di diametro. Sepali ovato-triangolari, lunghi circa 3 cm, ondulati con apice ricurvo di colore bianco o bianco soffuso di violetto, i sepali laterali, fusi insieme alla base della colonna, formano una sorta di sperone (mentum). Petali lineari con apice appuntito, eretti e ritorti, lunghi circa 4 cm, di colore viola pallido o porpora, labello trilobato, lungo circa 3 cm, con lobi laterali eretti di colore bianco o bianco verdastro soffuso di violetto ai margini e lobo mediano cordato con apice appuntito bianco percorso da striature violetto.

Si riproduce per seme, in vitro, e divisione, da effettuare alla ripresa vegetativa, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 pseudobulbi.

Specie rara in coltivazione molto simile al Dendrobium stratiotes, da cui differisce per il colore e la struttura del labello, dai fiori ornamentali di lunga durata, 6-8 settimane, richiede elevata luminosità e temperature medio-alte, con valori minimi invernali non inferiori a 15 °C, umidità elevata, 60-80%, e una buona e costante ventilazione. Le innaffiature devono essere regolari e abbondanti durante la crescita degli pseudobulbi, lasciando asciugare parzialmente prima di ridare acqua, più diradate durante l’inverno fino alla ripresa vegetativa.

Per le innaffiature e nebulizzazioni utilizzare acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata; le concimazioni, opportunamente distribuite in modo da evitare accumulo di sali, vanno fatte durante il periodo vegetativo preferibilmente con prodotti idrosolubili a basso contenuto di azoto, con microelementi, a ¼ di dose di quella consigliata sulla confezione.

Può essere montata su corteccia, tronchi, zattere di sughero o di radici di felci arborescenti, oppure coltivata in vasi o canestri con composto particolarmente drenante e aerato, che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) e carbone di media pezzatura con eventuale aggiunta di inerti per migliorare il drenaggio. Trapianti e rinvasi vanno effettuati quando strettamente necessari alla ripresa vegetativa, segnalata dall’apparire delle nuove radici.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Ceratobium leporinum (J.J.Sm.) M.A.Clem. & D.L.Jones (2002).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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