Dendrobium poneroides

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Raro in coltura, il Dendrobium poneroides è un’epifita della Nuova Guinea con fusti sottili appiattiti ed insolite foglie alterne bilobate all’apice. Fiori isolati con circa 1 cm di diametro © Giuseppe Mazza

La specie è originaria della Nuova Guinea dove vive sugli alberi delle foreste umide, spesso ai margini di corsi d’acqua, a basse e medie altitudini.

Il nome del genere è la combinazione dei sostantivi greci “δένδρον” (dendron) = albero e “βίος” (bios) = vita, con riferimento alle numerose specie del genere che vivono sugli alberi; il nome specifico è la combinazione del nome del genere Ponera Lindl. (1831) e del suffisso greco “-οειδής” (-oeidés), da “εἶδος“ (êidos) = forma, aspetto, quindi somigliante.

Il Dendrobium poneroides Schltr. (1911) è una specie epifita con fusti sottili, appiattiti, lunghi 10-20 cm, provvisti per tutta la loro lunghezza di foglie alterne, lineari con apice bilobato, lunghe 2-2,5 cm e larghe 2-2,5 mm.

Infiorescenze dai nodi lungo il fusto portanti un unico fiore, su un pedicello e ovario lungo 2-3 mm, di circa 1 cm di diametro, con sepali e petali di colore giallo verdastro chiaro e labello rosso bruno con apice verdastro. Sepalo dorsale ovato con apice ottuso, lungo 4-5 mm e largo 2,5 mm, sepali laterali ovato-triangolari con apice ottuso, lunghi e larghi 5 mm, uniti alla base a formare una sorta di sperone (mentum) con apice ottuso lungo circa 5 mm.

Petali lanceolati con apice ottuso, lunghi 4 mm e larghi 1,5 mm, labello trilobato, lungo circa 7 mm e largo 4 mm, con lobi laterali eretti ai lati della colonna, ottusi, e lobo mediano ovato con apice ottuso, lungo e largo circa 3 mm, e colonna lunga circa 2 mm.

Orchidea miniatura rara in coltivazione, presente quasi esclusivamente in collezioni specializzate, richiede le condizioni tipiche di una serra intermedia semiombreggiata, ventilata, con elevata e costante umidità, 75-85 %.

Innaffiature regolari in modo da mantenere permanentemente umido, ma senza ristagni, il substrato, utilizzando acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata. Può essere coltivata in vasi o canestri, con composto drenante e aerato a base di frammenti di corteccia, oppure montata su tronchetti, pezzi di corteccia o zattere di sughero o di radici di felci arborescenti rivestiti di sfagno. Rinvasi ed eventuali divisioni vanno effettuati alla ripresa vegetativa segnalata dall’emissione delle nuove radici.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Monanthos poneroides (Schltr.) Brieger (1981).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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