Dendrobium trilamellatum

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Dendrobium trilamellatum è un’epifita, raramente litofita, dell’Australia (Queensland e Territorio del Nord) e Nuova Guinea meridionale, dove cresce nelle savane e paludi fino a circa 300 m di altitudine © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Australia (Queensland e Territorio del Nord) e della Nuova Guinea meridionale dove cresce nelle savane e paludi come epifita, spesso sui tronchi e rami di Melaleuca sp., fino a circa 300 m di altitudine.

Il nome del genere è la combinazione dei sostantivi greci “δένδρον” (dendron) = albero e “βίος” (bios) = vita, con riferimento alle numerose specie del genere che vivono sugli alberi; il nome specifico è la combinazione del prefisso latino “tri-“ = tre e dell’aggettivo “lamellatus, a, um” = provvisto di lamelle, con riferimento alle tre lamelle presenti alla base del labello.

Nomi comuni: large tea tree orchid (inglese).

Il Dendrobium trilamellatum J.J.Sm. (1908) è una specie epifita, raramente litofita, con pseudobulbi eretti cilindrici, leggermente ingrossati in prossimità della base, di 20-60 cm di lunghezza e fino a circa 2 cm di diametro, provvisti nella metà superiore di foglie alterne, distiche, lineari-lanceolate, lunghe 10-20 cm e larghe 1-1,5 cm, coriacee, di colore verde intenso lucido.

Infiorescenze racemose dai nodi superiori generalmente erette, lunghe 35-40 cm, portanti fino a 15 fiori di 4-6 cm di lunghezza e 3,5-5 cm di larghezza, di colore giallo bruno con venature più scure.

Sepali lineari con apice appuntito ritorti, lunghi 2-3 cm, i due laterali, fusi insieme alla base della colonna, formano una sorta di sperone (mentum), petali lineari con apice appuntito, eretti e ritorti, lunghi 3-3,5 cm e larghi 0,3-0,6 cm, labello trilobato, lungo 1,5-2,5 cm e largo 0,8-1,5 cm, con lobi laterali eretti ai lati della colonna e lobo mediano pressoché triangolare con apice appuntito, percorso per quasi tutta la sua lunghezza da tre lamelle parallele e prominenti. Si riproduce per seme, in vitro, e divisione, da effettuare alla ripresa vegetativa, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 pseudobulbi.

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Rara in coltura, ha fiori profumati, larghi 3,5-5 cm, riuniti in infiorescenze racemose di 35-40 cm © Giuseppe Mazza

Specie abbastanza diffusa nei luoghi di origine, meno in coltivazione, dai fiori gradevolmente e intensamente profumati e di lunga durata, 6-8 settimane, richiede elevata luminosità, anche alcune ore di sole diretto, temperature elevate in estate, 25-35 °C, più fresche in inverno, con minime notturne non inferiori a 15 °C, e umidità medio-alta, 60-75%; fondamentale in tutte le stagioni una buona e costante ventilazione.

Innaffiature regolari e abbondanti, dalla tarda primavera a inizio autunno, pressoché sospese in autunno-inverno, moderate e distanziate nel periodo della fioritura, dal tardo inverno alla primavera. Per le innaffiature e nebulizzazioni va utilizzata acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata e per le concimazioni, limitatamente al periodo vegetativo, vanno utilizzati di preferenza concimi bilanciati idrosolubili, con microelementi, a ¼ di dose di quella consigliata sulla confezione. Di preferenza viene montata su corteccia, tronchi, zattere di sughero o di radici di felci arborescenti, può anche essere coltivata in vasi o canestri con composto particolarmente drenante e aerato, che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) e carbone di media pezzatura, con eventuale aggiunta di inerti per migliorare il drenaggio. Trapianti e rinvasi vanno effettuati quando strettamente necessari alla ripresa vegetativa, segnalata dall’apparire delle nuove vegetazioni alla base degli pseudobulbi.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Dendrobium johannis var. semifuscum Rchb.f. (1883); Dendrobium semifuscum (Rchb.f.) Lavarack & P.J.Cribb (1980); Cepobaculum semifuscum (Rchb.f.) M.A.Clem. & D.L.Jones (2002); Cepobaculum trilamellatum (J.J.Sm.) M.A.Clem. & D.L.Jones (2002).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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