Dendrobium uniflorum

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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I fiori solitari del Dendrobium uniflorum nascono ai nodi degli speudobulbi e durano quasi un mese © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Sudest Asiatico (Borneo, Filippine, Malaysia, Sulawesi, Sumatra, Thailandia e Vietnam), dove cresce nelle foreste umide sempreverdi fino a circa 800 m di altitudine.

Il nome generico è la combinazione dei termini greci “déndron” = albero e “bios” = vita, con riferimento alle numerose specie del genere che vivono sugli alberi; il nome specifico è la combinazione dei termini latini “unus” = uno, unico, e “flos, -oris” = fiore, con riferimento ai fiori solitari ai nodi degli pseudobulbi.

Nomi comuni: single-flowered Dendrobium (inglese).

Il Dendrobium uniflorum Griff. (1851) è una specie epifita con pseudobulbi cilindrici, eretti o semipendenti, lunghi fino a circa 60 cm con un diametro di 0,7 cm, e numerose foglie oblungo-lanceolate, alterne e distiche, coriacee, bilobate all’apice, lunghe 3-6 cm e larghe 0,6-1,2 cm.

Fiori solitari, opposti alle foglie, su un peduncolo lungo circa 3 cm con sepali e petali bianco puro e labello giallo verdastro con zona centrale bianca, generalmente percorsa al centro da 3 rilievi di colore bruno. I sepali sono ovati con apice appuntito, lunghi 2,5 cm e larghi circa 1 cm, i laterali fusi alla base della colonna a formare una sorta di sperone (mentum) lungo circa 0,7 cm, petali ovati, lunghi 1,3 cm e larghi 0,6 cm, labello trilobato, lungo 3 cm e largo 3,5 cm, con lobi laterali obovati, lunghi circa 1,4 cm, e lobo mediano obcordato con margini retroflessi; i fiori sono di lunga durata, 3-4 settimane.

Si riproduce per seme, in vitro, micropropagazione e divisione, da effettuare alla ripresa vegetativa, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 pseudobulbi. Specie di facile coltivazione da clima temperato-caldo, con temperature minime in inverno superiori a 14 °C, anche se è in grado di sopportare qualche grado in meno per brevissimo periodo e asciutta, elevata luminosità, anche qualche ora di sole diretto, umidità, 60-80%, ed una buona e costante ventilazione.

Non ha un preciso periodo di riposo, le innaffiature devono essere quindi regolari e abbondanti, anche se è opportuno un leggero diradamento in inverno fino alla ripresa vegetativa.

Per le innaffiature e nebulizzazioni utilizzare acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata; le concimazioni, opportunamente distribuite in modo da evitare accumulo di sali, vanno fatte durante il periodo vegetativo preferibilmente con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a ¼ di dose di quella consigliata sulla confezione.

Può essere montata su corteccia, tronchi, zattere di sughero o di radici di felci arborescenti, oppure coltivata in vasi o canestri con composto molto drenante e aerato, che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di media pezzatura con eventuale aggiunta di inerti per migliorare il drenaggio.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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