Dendrochilum cobbianum

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Dendrochilum cobbianum è un’epifita con infiorescenze pendule lunghe anche 50 cm © Mazza

La specie è originaria delle Filippine dove cresce generalmente epifita sui rami degli alberi ricoperti di muschio, raramente litofita in pieno sole, ad altitudini superiori a 1000 m.

Il nome del genere è la combinazione dei termini greci “déndron” = albero e “cheilos” = labro, con riferimento alla sua natura epifita e al labello prominente; la specie è dedicata all’imprenditore e collezionista inglese Walter Cobb (1835-1922) nella cui serra fiorì per la prima volta in Europa.

Nomi comuni: Cobb’s Dendrochilum (inglese).

Il Dendrochilum cobbianum Rchb.f. (1880) è una specie epifita o litofita con corto rizoma strisciante da cui si originano pseudobulbi conici, di 5-8 cm di lunghezza e 1-1,5 cm di diametro, con all’apice una foglia coriacea, su un picciolo lungo circa 8 cm, oblungo-lanceolata con apice appuntito, di 6-25 cm di lunghezza e 3-5 cm di larghezza, con nervatura centrale prominente. Le infiorescenze, che si sviluppano contemporaneamente al nuovo pseudobulbo ed alla nuova foglia, sono spighe, su un peduncolo eretto lungo circa 30 cm, bruscamente ricadenti, lunghe fino a circa 50 cm, portanti una moltitudine di fiori distanziati di circa 0,7 cm, con sepali e petali oblungo-ellittici, di 0,7-1 cm di lunghezza e 0,3 cm di larghezza, generalmente di colore biancastro, e labello cuneato-flabellato con apice retuso, lungo circa 0,7 cm e largo 0,3 cm, di colore da giallo a giallo arancio.

Si riproduce per seme, in vitro, micropropagazione e per divisione, con ciascuna sezione provvista di 3-4 pseudobulbi.

Specie di facile coltivazione e veloce crescita, forma indisturbata grossi cespi compatti con numerose infiorescenze di grande effetto ornamentale.

Durante il periodo vegetativo, in primavera-estate, richiede una parziale ombreggiatura, elevate temperature, 24-30 °C, ed umidità, 70-90%, innaffiature abbondanti, ma senza ristagni, e regolari concimazioni. In inverno la luminosità deve essere elevata, anche luce solare filtrata, le temperature più fresche, con minime superiori a 15 °C, anche se può sopportare qualche grado in meno per breve periodo, con una escursione termica giornaliera di almeno 4-5 °C, e le innaffiature più distanziate, lasciando asciugare in parte il composto; fondamentale in tutte le stagioni una costante buona ventilazione. Per le innaffiature e nebulizzazioni utilizzare acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata a temperatura ambiente; le concimazioni, opportunamente distribuite in modo da evitare accumulo di sali, vanno fatte durante il periodo vegetativo preferibilmente con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a metà dose, o meno, di quella consigliata sulla confezione.

Può essere montata su corteccia, tronchi, zattere di sughero o di radici di felci arborescenti oppure coltivata in vasi o canestri poco profondi e larghi, per potersi espandere liberamente, con composto molto drenante e aerato, che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di media pezzatura. Rinvasi, quando strettamente necessari, ed eventuali divisioni, vanno effettuati dopo la fioritura all’apparire delle nuove radici.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Dendrobium cobbianum Rchb.f. (1881); Platyclinis cobbiana (Rchb.f.) Hemsl. (1881); Acoridium cobbianum (Rchb.f.) Rolfe (1904).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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