Dendrocygna javanica

Famiglia : Anatidae

 

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Testo © Dr. Davide Guadagnini

   

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La Dendrocygna javanica è la più piccola del gruppo delle dendrocigne © Giuseppe Mazza

La Dendrocigna di Java o Anatra fischiante minore o Dendrocigna minore ( Dendrocygna javanica - Horsfield 1821) è la più piccola rappresentante delle anatre facenti parte del gruppo denominato “dendrocigne” , appartiene all’ordine degli Anseriformi (Anseriformes), alla famiglia degli Anatidi (Anatidae).

Il nome del genere Dendrocygna deriva dal greco “dendron”= albero e dal latino “cygnus”= cigno e quindi significa “cigno arboreo” in riferimento alle abitudini arboricole della maggior parte delle specie appartenenti a questo genere e in riferimento all’aspetto peculiare di queste anatre che in qualche modo ricordano dei piccoli cigni. Il nome della specie javanica si riferisce alla terra d’origine: indie orientali, isola di Java e aree limitrofe.

Zoogeografia

Conosciuta anche con il nome di anatra fischiante di Java o dell’India, la specie, è abbondantemente presente nelle giungle tropicali e nelle paludi di pianura del subcontinente indiano e di gran parte dell’area sud-tropicale dell’Asia (Asia sud-orientale) con distri- buzione estesa in India, Nepal, Sri Lanka, Malesia, Indonesia, Myanmar, Cina.

La specie è principalmente sedentaria e si sposta sostanzialmente in funzione della disponibilità d’acqua; la popolazione settentrionale della Cina è viceversa migratrice abbandonando le aree di riproduzione in inverno. In annate poco piovose e particolarmente siccitose possono avvenire grandi movimentazioni dispersive. La specie è numerosa nelle pianure centro-meridionali della Tailandia ed in Sri Lanka. Fino alla fine del 19° secolo questa specie era presente , comunque in scarso numero, in Giappone; probabilmente a causa delle caccia eccessiva sono scomparse da Okinawa e dalle isole Ryukyu.

Ecologia-Habitat

Frequenta una grande varietà di ambienti umidi e in modo particolare quelli ricchi di vegetazione come stagni e bacini fluviali coperti dalle foglie del loto ( Nelumbo nucifera ) oppure campi di riso allagati, ideali sono le zone umide circondate da alcuni alberi sui quali appollaiarsi. Molto meno frequentati, anche se non sempre totalmente evitati, sono i fiumi ampi, le zone d’acqua aperta prive di vegetazione, gli estuari, le lagune costiere salmastre ed il mare.

Morfofisiologia

Come descritto per altre anatre appartenenti a questo genere ( Dendrocygna spp. ), la differenza fra i sessi, non è evidente; anche se talvolta forme un poco appesantite e arrotondate (del ventre) delle femmine pre-deposizione (o in deposizione) possono permettere di distinguere i sessi ad un osservatore accorto. Le dendrocigne hanno una conformazione peculiare: colli e zampe abbastanza lunghi, ampi piedi palmati dotati di unghie robuste e affilate. Hanno postura piuttosto eretta, con tronco maggiormente verticalizzato rispetto alle altre anatre , la loro andatura molto “alzata dal suolo” è elegante e graziosa.

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36-40 cm di lunghezza, con un’apertura alare di 70-74 cm, pesa appena 450- 600 g © Giuseppe Mazza

Ali corte, larghe, piuttosto tondeggianti con primarie e secondarie di lunghezza simile caratterizzano tutte le specie. In alcune specie, i vessilli interni delle penne primarie esterne, hanno forme frastagliate e dentellate; essi vibrano durante il volo generando un distintivo fischio o ronzio meccanico.

In volo, queste anatre, tengono testa e collo un po’ abbassati ed estesi ben in avanti, la postura è un po’ ingobbita; le zampe, lunghe( più della coda), simulano una coda allungata e appuntita . Hanno un volo con battiti d’ala piuttosto lenti e profondi, il volo è un po’ sfarfallante e molto grazioso. Molte specie volano anche col buio.

La dendrocigna di Java è la specie più piccola del genere e pesa circa la metà del rappresentante più grande (450- 600 g al massimo). Ha una lunghezza di circa 36-40 cm ed un’apertura alare di 70-74 cm circa. E’ una dendrocigna dall’aspetto delicato ed elegante.

Ha una colorazione che la fa assomigliare nell’insieme alla “cugina” Dendrocigna fulva (Dendrocygna bicolor), ma oltre ad essere più piccola presenta le penne copritrici superiori della coda (groppa) di colore castagno rossiccio invece che bianco crema. Il colore generale della livrea è bruno-rossiccio; le penne copritrici dorsali sono bruno scure bordate di bruno rossiccio. Rossicce sono anche le penne piccole e medie copritrici delle ali. Le penne remiganti, quelle timoniere ed il sottoala è bruno scuro-nerastro uniforme.

Faccia e collo lateralmente sono più sfumati di colore giallastro cuoio. Il vertice è marrone un po’ più scuro e tale colorazione può prolungarsi, sfumando a perdere, lungo il collo dorsale. I fianchi hanno sfumature rossicce simili a quelle del sopracoda su base sfumata di bruno pallido soprattutto distalmente. Gli occhi della dendrocigna di Java hanno iridi brune-scure e il loro aspetto dolce è accentuato da sottili anelli palpebrali di colore giallo chiaro. Le zampe ed il becco sono colore grigio-bluastro ardesia scuro. I sessi sono simili.

Etologia-Biologia riproduttiva

Specie molto elegante dal comportamento docile e quasi fiducioso. Questa dendrocigna vocalizza molto, risultando rumorosa, particolarmente quando è in volo; il loro volo viene descritto come debole o lento. Quando vengono spaventate, queste anatre, in genere volano via senza allontanarsi molto e tornando dov’erano una volta passato il pericolo.

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Prevalentemente carnivora, ha una carne dal sapore sgradevole ed è poco cacciata © Giuseppe Mazza

Questa dendrocigna può nidificare a conside- revole distanza dall’acqua anche se gli alberi e la vegetazione che cresce in prossimità di zone acquatiche stagnanti, e che forniscono idonei nascondigli ai nidi, sono gli ambienti decisa- mente preferiti.

Pur avendo abitudini crepuscolari, si possono alimentare sia di giorno che di notte in relazione al grado di disturbo delle zone di alimentazione.

Come altre dendrocigne, questa specie, si rifugia e riposa appollaiandosi su rami o alberi parzialmente sommersi o che crescono in prossimità dell’acqua oppure sfruttando isolette; la presenza di questi elementi in prossimità delle zone di alimentazione è un fattore importante per la distribuzione e la presenza della specie. Le dendrocigne di Java, al di fuori del periodo riproduttivo, possono vivere in stormi di 20-30 uccelli oppure raggrupparsi, soprattutto in territorio indiano, in grandi stormi che possono contare anche centinaia di individui.

Le dendrocigne di Java emettono continui fischi bassi che mantengono gli esemplari in contatto tra di loro; spesso, dove gli areali sono sovrapposti, si accompagnano ad anatidi d’altre specie come le oche pigmee cotone ( Nettapus coromandelianus ), le dendrocigne arcuate ( Dendrocygna arcuata ) e le dendrocigne fulve ( Dendrocygna bicolor ).

Come le altre dendrocigne ha alimentazione onnivora, si alimentano tra la fitta vegetazione acquatica, ma la dieta prevede una maggior percentuale di alimenti di origine animale (rispetto alle altre dendrocigne). Predano abbondantemente piccoli molluschi, soprattutto lumache, insetti, rane e altri piccoli animaletti. Queste anatre possono nutrirsi localmente nelle risaie mangiando anche i giovani germogli di riso; questa abitudine le rende spesso non gradite dagli agricoltori. Forse a causa della maggior quantità di alimenti di origine animale, per il sapore piuttosto sgradevole delle carni, questa dendrocigna viene scarsamente cacciata.

Queste anatre nuotano mantenendo il corpo basso sul livello dell’acqua tanto che il collo appare ancora più lungo. La stagione riproduttiva è piuttosto ampia e regolata dalle precipitazioni piovose; il picco delle deposizioni si hanno in coincidenza con l’umida stagione estiva.

La dendrocigna di Giava non è particolarmente esigente riguardo ai siti di nidificazione potendo costruire il nido a terra in mezzo alla vegetazione palustre (canne, giunchi,carici), in cespugli bassi, in forcelle di rami, in cavità d’albero; talvolta vengono utilizzati anche nidi abbandonati di corvi, aironi, cormorani, cicogne o rapaci. La covata è costituita da 7-14 uova di colore bianco avorio-crema che vengono covate da entrambi i genitori.

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Frequenta una grande varietà d’ambienti umidi ed in modo particolare quelli ricchi di vegetazione, come stagni, paludi e bacini fluviali. Per l’ubicazione dei nidi non è certo difficile: possono essere a terra, fra canne o cespugli, sugli alberi, in cavità o forcelle di rami, e spesso usano nidi abbandonati di corvi, aironi, cormorani, cicogne o rapaci © Giuseppe Mazza

Nidi con più uova possono essere frutto di parassitismo intraspecifico. La cova dura circa 23-26 giorni. Gli anatroccoli hanno colorazione pezzata regolare bruno-nera e biancastra con le zone bianche a livello di testa, sopraciglia, ali e dorso. Le dendrocigne di Java sono genitori molto premurosi e possono calpestare la vegetazione in prossimità dell’acqua per consentire ai propri piccoli di riposarsi in gruppo radunato nelle vicinanze dell’acqua stessa. I giovani dell’anno hanno colorazione opaca se confrontati agli adulti. Anche se la specie è complessivamente abbondante in gran parte del proprio areale, alcune popolazioni insulari risultano essere vulnerabili.

Stormi di centinaia di migliaia di individui erano descritti a cavallo tra il 19° ed il 20° secolo, quando le anatre venivano vendute a migliaia nei mercati di Calcutta, Singapore e Saigon. I grandi stormi attualmente presenti nel continente indiano non sembrano raggiungere le vaste concentrazioni descritte nel 1800. La popolazione globale è stimata essere 100.000 esemplari o più. Nonostante queste anatre siano incantevoli e deliziose da allevare non sono, inspiegabilmente, poi così diffuse tra gli allevatori amatoriali. La specie è minacciata dalla perdita di habitat idoneo, dal bracconaggio e dall’urbanizzazione selvaggia; particolarmente a rischio è la popolazione di Singapore. Per fortuna, in compenso, la specie ben si adatta ad ambienti artificiali idonei creati dall’uomo come ad esempio i laghetti artificiali dei parchi. Questa specie ha una prospettiva di vita di 10 e più anni.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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